Difendere l’antifascismo significa: nessuna estradizione per Gino


Appello congiunto di autori e autrici, artisti e artiste, scienziati e scienziate, e personalità politiche di Francia, Italia, Germania, Stati Uniti e altri paesi

Quasi novant’anni fa, emigrati, lavoratori e lavoratrici, militanti politici e intellettuali si riunivano a Parigi. Molti erano fuggiti dal fascismo tedesco. Provenendo da diverse tradizioni politiche, sapevano tuttavia che ci sono momenti in cui le divergenze devono essere messe da parte in nome di una causa comune. Durante il primo Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura, in seno al movimento Amsterdam-Pleyel, nel circolo dell’Hôtel Lutetia o altrove, progressisti di diverse tendenze hanno cercato forme di resistenza comune. Senza sapere con precisione cosa sarebbe seguito. Ma avevano preso coscienza dell’imminenza del pericolo.

Noi sappiamo cosa è seguito.

Oggi, ancora una volta, assistiamo all’ascesa dell’estrema destra su scala internazionale. Partiti autoritari vincono le elezioni e accedono al potere. Più di recente, in Sassonia-Anhalt, l’AfD ha ottenuto quasi il 44% dei voti – il risultato elettorale più alto di un partito di estrema destra in Germania dalla Seconda Guerra Mondiale. Termini come “remigrazione” escono dagli ambienti di estrema destra per fare il loro ingresso nei parlamenti e nelle politiche governative. Migranti, rifugiati, persone queer e oppositori politici sono minacciati o presentati come nemici. La violenza di estrema destra viene minimizzata, mentre coloro che vi si oppongono sono sempre più considerati un pericolo in sé.

Nel febbraio 2023, migliaia di militanti di estrema destra provenienti da vari paesi europei si sono riuniti ancora una volta a Budapest per la manifestazione nota come “Giorno dell’Onore”. Questo raduno commemora il tentativo di sortita da Budapest di unità della Wehrmacht e delle SS tedesche nel febbraio 1945. I partecipanti vi sfilano in uniformi militari e sfoggiano apertamente simboli nazisti. Ogni anno, antifascisti di diversi paesi manifestano contro questo evento.

A seguito di aggressioni contro partecipanti a questa commemorazione neonazista, è stata scatenata un’ondata di misure repressive transfrontaliere contro gli antifascisti. I procedimenti giudiziari avviati in Ungheria e in Germania riguardano accuse di lesioni gravi, appartenenza a un’organizzazione criminale e, in alcuni casi, tentato omicidio. Le perquisizioni, gli arresti e le procedure di estradizione fanno ormai parte di un apparato repressivo transfrontaliero che ha perso ogni senso della misura della pena e sfugge a qualsiasi controllo democratico.

Uno dei militanti antifascisti coinvolti è Rexhino Abazaj, noto anche come Gino.

Gino ha trovato rifugio in Francia da quasi due anni. Rischia fino a ventiquattro anni di prigione in Ungheria e fino a dieci anni in Germania. Secondo le informazioni disponibili, è accusato di aver inflitto a dei neonazisti ferite che hanno comportato meno di otto giorni di inabilità al lavoro. Questa sproporzione tra il presunto reato e la pena prevista deve allarmarci.

La Francia aveva precedentemente deciso di non estradare Gino in Ungheria. La Corte d’Appello di Parigi aveva ritenuto che non vi fossero garanzie sufficienti per un processo equo in quel paese, evocando la possibilità di potenziali violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo da parte dell’Ungheria. Aveva inoltre espresso riserve riguardo alle condizioni di detenzione nelle prigioni ungheresi. Già allora, una prima dichiarazione che riuniva numerose personalità internazionali era riuscita a mobilitare un ampio sostegno a favore di Gino e a far comprendere ai giudici francesi coinvolti la portata più internazionale del caso.

Ma dopo il rifiuto dell’estradizione verso l’Ungheria, la Germania ha emesso il proprio mandato d’arresto. Secondo le autorità giudiziarie, Gino deve ora essere consegnato alla Repubblica Federale di Germania. La giustizia francese si pronuncerà a questo proposito il 30 settembre.

Ciò solleva diverse questioni di ordine giuridico e politico.

I fatti contestati hanno avuto luogo in Ungheria e una parte importante delle indagini è stata condotta dalla polizia ungherese. Le autorità ungheresi hanno cooperato con la giustizia tedesca nel quadro di un ordine d’indagine europeo. Ma se lo Stato di diritto in Ungheria è messo in discussione al punto da rifiutare un’estradizione diretta verso quel paese, queste preoccupazioni non possono semplicemente scomparire nel momento in cui quelle stesse indagini si inseriscono nel quadro di una procedura tedesca.

Non possono esserci due interpretazioni dell’operato di una medesima e unica polizia ungherese: una il cui lavoro è considerato problematico e iniquo quando si tratta di un’estradizione verso l’Ungheria, e l’altra le cui indagini diventano improvvisamente rigorose e al di sopra di ogni sospetto quando agisce per conto delle autorità tedesche.

Il mandato d’arresto europeo ha dato alle autorità di polizia in Europa la possibilità di imporre estradizioni senza alcun controllo.  Questo strumento diventa così un automatismo che ignora le realtà politiche e i diritti umani ancora più di quanto già avvenga nell’attuale sistema giudiziario. A maggior ragione quando governi autoritari e le loro polizie minano i diritti fondamentali della difesa.

Nello stesso caso, la Germania ha già potuto constatare fino a che punto una consegna alle autorità ungheresi non offra alcuna protezione ai propri cittadini: nel giugno 2024, le autorità tedesche hanno estradato dall’oggi al domani Maja T. in Ungheria, senza attendere la decisione della Corte Costituzionale Federale. La Corte Costituzionale Federale ha successivamente dichiarato illegale l’estradizione. Troppo tardi: Maja era già stata consegnata allo Stato ungherese. Oggi, dopo una sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Budapest, Maja sconta una pena di otto anni di prigione in condizioni di incarcerazione deplorevoli.

Anche l’antifascista Zaid A., che come Gino è trattenuto in Francia e non ha il diritto di lasciare il territorio, deve essere consegnato all’Ungheria. La sua famiglia era fuggita dalla Siria nella speranza, alla fine vana, di trovare rifugio nell’Unione Europea, che si suppone debba garantire sul proprio suolo i diritti umani fondamentali. Se la Francia lo estrada in Ungheria, rischia non solo diversi anni di prigione in quel paese, ma anche l’espulsione in Siria.

Così, il caso Gino riguarda ben più di un singolo imputato. Riguarda il trattamento politico dell’antifascismo in Europa e altrove: procedimenti penali transfrontalieri che presentano un intero ambiente politico come un’”organizzazione criminale” e seguono così la linea fascista intrapresa dall’amministrazione autoritaria di Trump e da molti dei suoi alleati.

Come molti prima di noi, scegliamo di intervenire:

Chiediamo alla Francia di non estradare Rexhino Abazaj in Germania e Zaid in Ungheria.

Chiediamo alla giustizia francese di non dimenticare le proprie conclusioni riguardo ai rischi di processi iniqui e di violazioni dei diritti umani.

Chiediamo alle autorità tedesche di non accanirsi contro gli antifascisti e di porre fine alla collaborazione con l’Ungheria.

Chiediamo un dibattito pubblico: in un momento in cui l’estrema destra prospera, è davvero ragionevole criminalizzare l’antifascismo? 

Ariane Ascaride – Attrice

Alberto Barbera – Direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Laurent Binet – Scrittore

Luca Casarini – Co-fondatore di Mediterranea

Jean-Pierre Dardenne – Regista

Esther Dischereit – Autrice, vincitrice del Grand Prize 2026 del Fondo tedesco per la letteratura

Annie Ernaux – Scrittrice, Premio Nobel per la Letteratura

Robert Guédiguian – Regista

Seyda Kurt – Autrice

Pierre Lemaitre – Scrittore

Ruben Neugebauer – Co-fondatore di Sea-Watch

Natascha Sadr Haghighian – Artista

Mithu Sanyal – Autrice

Martin Schirdewan – Membro del Parlamento Europeo, Co-presidente di DIE LINKE

Volker Schlöndorff – Regista

Abderrahmane Sissako – Regista

Barbara Stiegler – Filosofa

Vanessa E. Thompson – Sociologa e Professoressa Associata alla Queen’s University, Canada

Enzo Traverso – Storico e Professore Universitario

Éric Vuillard – Scrittore, vincitore del Premio Goncourt

Raul Zelik – Autore

Zerocalcare – Artista e Autore


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