Il 5 aprile 2009, nei pressi di Voghera (Pavia), Isidro Diaz, allevatore di cavalli residente in Italia da oltre vent’anni, viene fermato durante un controllo stradale. Da quel momento, la vicenda prende una piega drammatica che si concluderà solo anni dopo nelle aule di tribunale.
Secondo quanto riferito dai militari, Diaz avrebbe tentato di sottrarsi al controllo, rischiando di investire uno degli agenti. Da qui l’arresto e il trasferimento in caserma.
Ma la versione che emergerà successivamente, anche attraverso la denuncia presentata dalla vittima, racconta un’altra sequenza di eventi.
Diaz sostiene di essere stato picchiato durante il fermo e poi nuovamente in caserma, dove – secondo la sua ricostruzione – sarebbero stati sei i carabinieri coinvolti nelle violenze.
Le conseguenze fisiche furono gravissime:
- due timpani perforati
- perdita della vista da un occhio
- grave compromissione dell’altro occhio
Un quadro clinico che trasforma quello che doveva essere un semplice controllo in un caso di violenza estrema.
Isidro Diaz decide di denunciare i carabinieri per maltrattamenti. Il procedimento giudiziario si sviluppa negli anni successivi e porta a una prima, significativa pronuncia.
A distanza di quasi tre anni, il Tribunale di Tortona condanna il brigadiere F.P. a 2 anni e 3 mesi di reclusione per lesioni personali aggravate dall’abuso dei poteri inerenti alla funzione pubblica.
Una condanna che riconosce, almeno in parte, la responsabilità per quanto accaduto quella notte.
La vicenda di Voghera si inserisce in una lunga serie di episodi che sollevano interrogativi sul rapporto tra uso della forza, responsabilità delle forze dell’ordine e tutela dei diritti fondamentali delle persone fermate.
Il passaggio dal controllo stradale alla violenza in caserma, e poi alla battaglia giudiziaria per ottenere giustizia, racconta una dinamica ricorrente:
da un lato la versione ufficiale degli operatori, dall’altro la ricostruzione delle vittime, spesso confermata – almeno in parte – solo dopo anni di processo.
La condanna del brigadiere rappresenta un riconoscimento importante, ma arriva dopo un lungo percorso e non restituisce quanto perso: la salute, l’integrità fisica, la fiducia nelle istituzioni.
Il 5 aprile 2009 resta così una data che segna non solo un episodio di violenza, ma anche il difficile cammino per l’accertamento delle responsabilità quando a essere coinvolti sono rappresentanti dello Stato.
Una storia che continua a interrogare il sistema delle garanzie e dei controlli, e il modo in cui viene gestito l’uso della forza pubblica.


