Webinar con Francesca Albanese: procedimento disciplinare contro una docente

All’IIS Mattei di San Lazzaro di Savena (BO) contestata un’iniziativa didattica organizzata a dicembre con “Docenti per Gaza”. Nessun rilievo sui contenuti: sotto accusa la mancata autorizzazione del dirigente. Solidarietà da insegnanti e cittadini in difesa della libertà d’insegnamento.

Una docente dell’IIS Mattei è stata raggiunta da una contestazione di addebito disciplinare per aver organizzato, lo scorso dicembre, la partecipazione di alcune classi a un webinar con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati.

Dopo mesi di silenzio e dopo un’ispezione che sembrava non aver prodotto conseguenze, a fine anno scolastico il dirigente dell’istituto ha avviato formalmente la procedura disciplinare.

Il punto centrale della vicenda è significativo: alla docente non vengono contestati i contenuti dell’iniziativa né la qualità del progetto didattico. Nella contestazione si riconosce infatti la correttezza del percorso formativo proposto. L’addebito riguarda invece il presunto mancato via libera preventivo del dirigente scolastico per la partecipazione a un’attività promossa gratuitamente dall’associazione “Docenti per Gaza”.

In sostanza, non viene messa in discussione la legittimità culturale o pedagogica dell’iniziativa, ma l’autonomia organizzativa dell’insegnante.

È proprio questo il nodo politico e culturale della vicenda. La libertà d’insegnamento, garantita dalla Costituzione, non coincide con una funzione puramente esecutiva sottoposta a controllo gerarchico permanente. La scuola pubblica si fonda anche sull’autonomia professionale dei docenti nella scelta di strumenti, percorsi e approfondimenti didattici coerenti con il programma formativo.

Se ogni attività di approfondimento su temi internazionali, diritti umani o attualità dovesse essere subordinata a un’autorizzazione discrezionale preventiva, il rischio sarebbe evidente: trasformare la libertà d’insegnamento in una concessione amministrativa.

Colpisce inoltre la tempistica. I fatti contestati risalgono a dicembre, ma la procedura viene attivata a maggio, nel pieno delle incombenze di fine anno scolastico. Una scelta che molti leggono come il tentativo di riaprire la vicenda lontano dall’attenzione pubblica suscitata nei mesi scorsi dalla vasta solidarietà espressa da docenti di tutta Italia.

Attorno al caso, infatti, si è già sviluppata una mobilitazione significativa in difesa della collega e contro ogni compressione dell’autonomia didattica.

Per il 4 maggio, dalle ore 12.30, è stato lanciato un presidio davanti alla sede dell’IIS di San Lazzaro, in via delle Rimembranze 26, in occasione della convocazione della docente coinvolta nel procedimento.

La questione va oltre il singolo episodio. Riguarda il ruolo della scuola pubblica in una fase segnata da crescenti pressioni politiche e culturali sui temi dell’informazione, del conflitto internazionale e della libertà critica.

Una scuola democratica non può avere paura del confronto con la realtà. E non può punire chi prova a portarla dentro le aule.

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