È evidente che non si stia cogliendo ancora una volta la gravita di quanto sta accadendo alle curve di Milano in questa strana ma ovvia combutta fra questura, governo, Inter e Milan. E per coglierla l’invito è quello di osservarla da una duplice prospettiva.
di Gianmaria Lenelli
La sostituzione del cliente al tifoso, tanto auspicata, pare raggiungere il suo apice: non più ultras negli stadi, non più tifo organizzato, non più trasferte, non più aggregazione. Non più quella immedesimazione fra appassionato e squadra che è stata alla base del calcio fin’ora. È giunto il momento per lor signori di operare la definitiva trasformazione dello stadio in un teatro borghese, un’immensa boutique a cielo aperto che fra una maglietta e una coppa di champagne può venderti occasionalmente un goal.
Ma a molti questo non importa perché gli ultras brutti e cattivi, collusi e mafiosi, prevaricatori e prepotenti, non ispirano simpatia e vanno debellati. Poco importa se si getta il bambino con l’acqua sporca, con le ovvie conseguenze del progressivo aumento del prezzo del biglietto, della consegna senza colpo ferire di una passione al mercato più sfrenato, della trasformazione dello sport “più bello” in un gigantesco luna park.
Ma c’è qualcosa di più, che è perfino più grave.
Da anni almeno in certi ambienti si è approfondito il discorso sugli stadi come laboratori di repressione ed è perfino banale ribadire quanto questa tematica sia vera. Come è scontato ribadire che molte delle misure liberticide dapprima sperimentate sugli ultras sono state poi allargate alle strade ed alle piazze contro le alterità sociali, si pensi al daspo urbano. In questo senso le esclusioni verso coloro che non rispondono in tutto e per tutto al modello del tifoso addomesticato rappresentano un precedente gravissimo, le cui conseguenze potrebbero sentirsi presto nelle dinamiche sociali (e altro cos’è il nuovo pacchetto sicurezza se non un processo di addomesticamento delle possibili pulsioni sociali?).
Insomma, senza addentrarsi in un’analisi a tutto tondo, sembra emergere evidente il disegno criminale in atto.
Ma allora, cosa è possibile fare?
Come si diceva all’inizio è stolto non urlare per la gravità di tutto questo. La Curva Nord ha espresso un comunicato condivisibile in cui però lascia a una dimensione individuale e tutta dentro il percorso giudiziario, la propria opposizione (ricorsi contro le scelte della società Inter e possibile passo indietro della società tutto da verificare che comunque non fa altro che spostare il problema nel tempo).
Nulla che si indirizzi verso una dimensione collettiva.
Eppure ci sarebbero due direttrici possibili, difficili ma praticabili.
La prima consiste nel provare a coinvolgere ultras delle altre squadre in una presa di parola collettiva che preceda quello che la Gazzetta definisce come “piano nazionale” per cui la sperimentazione di Milano sarà presto allargata al resto degli stadi. Percorso molto difficile perché prevederebbe quantomeno l’esistenza di un movimento ultras che a discapito delle rivalità fosse in grado di far fronte comune contro l’avversario di tutti.
L’altra strada, altrettanto difficile, sarebbe quella di coinvolgere i tifosi interisti degli altri settori, compresi tutti i milioni che rimangono davanti alla TV, per una presa di parola contro questa iniziativa e contro la deriva di trasformazione degli stadi.
Nella consapevolezza che la trasformazione della maniera di vivere il fenomeno calcio non avrebbe solo conseguenze ludiche, estetiche, aggregative, ma ne avrebbe di enormi dal punto di vista sociale e politico.
E se non ci riesce la curva, schiacciata com’è fra vicende giudiziarie ed in profonda crisi di legittimità, perché non possono essere tutti gli altri a difendere il nostro calcio, la nostra libertà e soprattutto la nostra capacità di attraversare la società come individui è come collettività?
Pensiamoci. Qui non si tratta di scomodare Brecht ma nemmeno di consegnarci senza colpo ferire.
Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata. Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000
News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp


