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2 novembre 1975 – L’omicidio di Pier Paolo Pasolini

Nella notte fra l’1 e il 2 novembre del 1975, Pier Paolo Pasolini veniva brutalmente ucciso, massacrato di botte e travolto a più riprese dalla sua stessa auto, sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, dove poi veniva abbandonato e ritrovato il mattino dopo da una passante. Dopo 44 anni ancora non si conoscono i reali colpevoli, esecutori e mandanti. Ma io so. Io so i nomi dei responsabili dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Io so ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Dopo 44 anni l’Italia non è cambiata e anzi tutto quello che Pasolini aveva predetto si è avverato.

pasolini

Io so. Io so i nomi dei responsabili dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero quadro politico, là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere.” Così scriveva P.P Pasolini sulle colonne del Corriere della Sera a proposito dei golpe falliti, delle stragi, della strategia della tensione e del paese tutto, esattamente un anno prima di venire ammazzato, nella notte fra l’1 e il 2 novembre 1975, massacrato di botte e travolto a più riprese dalla sua stessa auto, sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, dove poi veniva abbandonato come un cane e ritrovato il mattino dopo da una passante.

Le sue spoglie hanno passato le proprie ultime ore su questa terra, abbandonate su di una spiaggia deserta davanti a un mare d’inverno: un luogo carico di simboli, di malinconia velata, di tristezza e gioia che insieme si infrangono sul bagnasciuga, un luogo di possibilità e di pregnante umanità proletaria. Un luogo perfetto per accompagnare la morte di uno dei più grandi artisti che la nostra storia abbia mai potuto celebrare e che, quasi come in una scrittura cinematografica, è capace di sovrapporre e dissolvere, il sacro con il profano, l’alto con il basso, la poesia con la materialità, come Pier Paolo aveva fatto in tutta la sua vita e in tutta la sua opera poetica, che si parlasse di film, drammi, poesie, romanzi, poemi, quadri, pensieri, saggi o parole. La sua morte raccoglie tutto questo. Una morte orrenda di cui, dopo 44 anni, ancora non si conoscono minimamente i colpevoli, gli esecutori, i mandanti, come tutti i “misteri” irrisolti italiani, di cui Pasolini parlava nei suoi scritti corsari e di cui sapeva nomi e fatti, ma non aveva le prove e nemmeno indizi.

Pasolini e Ninetto Davoli

È Ninetto Davoli a riconoscere il corpo brutalmente massacrato del caro amico, proprio lui un ragazzo di borgata salvato da un destino infame dal suo Pier Paolo, proprio lui volto di numerosi suoi film, proprio lui l’Otello, anzi la marionetta di Otello, protagonista di quel “Cosa sono le nuvole” (quarto episodio di Capriccio all’italiana), in cui nel teatrino i pupazzi si ribellavano al loro destino infame e decidevano di non lasciar morire brutalmente, ammazzata per l’ennesima ingiusta volta, la dolce Ofelia, e così, Ninetto Otello e Totò Jago, vengono trascinati via e buttati, abbandonati su un mucchio di macerie e immondizia, resti marci di una società del consumo oramai priva di umanità. E su quel mucchio di merda, guardando per la prima volta nella sua esistenza il cielo, scopre le nuvole ed esclama “Quanto so’ belle! Quanto so’ belle! Quanto so’ belle!” e con dolce malinconia, quella stessa che si prova camminando all’alba su una spiaggia d’inverno, il compagno Jago risponde “Ah! Straziante, meravigliosa bellezza del creato…”. Chissà, forse Ninetto riconoscendo il corpo martoriato del suo amico, accarezzato dalla brezza di quel presto mattino di novembre, volgendo il suo sguardo al mare e grato per tutto quello che Pier Paolo aveva donato a lui e a tutte e tutti noi, avrà pensato la stessa cosa. Forse.

Il Paese di Pasolini e l’Italia di oggi

Ma quarantaquattro anni dopo, l’Italia non è cambiata, anzi tutto quello che Pasolini aveva predetto è accaduto, il consumismo si è imposto come dittatura morale al di sopra di ogni cosa, “la televisione è autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo” e quello “Stato nello Stato”, quel paese di gente onesta dentro un paese infame e corrotto, si è perso giorno dopo giorno, ed ora siamo una cloaca infame di gente rabbiosa senza rabbia. Ma nessuno, in questi 44 anni, ha mai fatto i nomi dei colpevoli. Molti sanno ma nessuno parla. La sua morte rimane ancora avvolta nel mistero, perché, seppure Pino Pelosi, l’esecutore materiale del brutale assassinio, sia stato in galera a lungo (poi morto nel 2017), la sua testimonianza è sempre stata considerata, da più voci autorevoli, controversa e distorta e in primo grado fu condannato per omicidio volontario in concorso con ignoti. Chi siano questi ignoti e perché abbiano voluto morto Pasolini, purtroppo non ci è dato saperlo, nonostante le varie inchieste, nonostante le testimonianze, nonostante le persone coinvolte e le ritrattazioni di Pelosi, nonostante siano passati 44 anni, perché alla fine “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Epitaffio, oggi, ancor più vero di una Repubblica svenduta e corrosa dai menzogneri di professione.
Ma io so. Io so chi è Stato

Io so i nomi dei responsabili dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. So che in un giorno di sole, il burocrate Giulio Andreotti ha ucciso Mino Pecorelli e so che sapeva. So che il ferroviere Pino Pinelli, buttato giù da una finestra in questura, il suo ultimo pensiero lo ha lanciato alla moglie e alle sue bambine. So che il bottegaio sardo che in vita ha espletato funzioni di Presidente conosceva i nomi degli artificieri di Bologna, Ustica, Loggia, Fontana eccetera eccetera eccetera eccetera. So che Berlusconi ha consegnato il paese nelle mani della Mafia. So che i faccendieri attualmente affaccendati nella cura della Repubblica hanno cospirato, patteggiato, costruito, affogato e abbandonato il Paese in mano ai porci. So, perché ho visto, ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un comico e uno scrittore. E allora fingo di essere un pagliaccio e la gente ride e non si domanda se tutto quello che dico sia vero o no, ma intanto io lo dico.

E a chi mi chiede perché lo faccio, rispondo: “Ah! Straziante, meravigliosa bellezza del creato…”

da fanpage.it

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