Siamo tutt* Black Bloc*


Un weekend di lotte, dibattiti e musica nella Val di Susa, laboratorio di resistenza

Come ogni anno da dieci anni, l’Alta Felicita Festival si è svolto a Venaus, nella Val di Susa.

Questo borgo è uno dei tanti luoghi simbolici della lotta del movimento NO TAV contro le costruzione ecocidi con interessi politici e mafiosi della linea ferroviaria ad alta velocità Torino- Lione.

Questa lotta, che dura da oltre vent’anni, è un esempio di resistenza e convergenza eccezionale.

Appena il treno, partito da Torino, entra nella Val di Susa, ci si rende conto della portata di questa lotta. Lungo le strade, nelle stazioni ferroviarie, sulle montagne, graffiti, murales, bandiere e striscioni con la scritta NO TAV fioriscono ovunque. Talvolta, sono accompagnati da un TAV=MAFIE, come quello realizzato con enormi teli bianchi sul fianco di una montagna.

Una volta arrivati, scoprirete subito un altro aspetto fondamentale che caratterizza questo movimento: la diversità dei suoi membri. Sono rappresentate tutte le generazioni, così come una moltitudine di associazioni e gruppi di attivisti, dalle associazioni di residenti locali ai gruppi anarchici di Torino, dagli ambientalisti ai centri sociali, fino a una miriade di altri gruppi di attivisti italiani ed europei.

Il loro obiettivo comune è impedire che i vari progetti di costruzione legati al TAV (Treno Alta Velocità) distruggano la valle.

Che siate in un bar o in un agriturismo, a poco a poco, superata l’iniziale diffidenza, gli abitanti del luogo vi faranno capire, con discrezione, il loro sostegno alla lotta. Colpisce anche il fatto che non vi venga chiesto di identificarvi. Tutti sanno che la valle può contare sul supporto di attivisti provenienti da tutta Italia e dall’Europa, che preferiscono rimanere anonimi.

In caso di necessità, diventa subito chiaro che possiamo contare su una rete di persone a nostra disposizione, che ci indirizzeranno verso le persone giuste all’interno di questa nuova Resistenza.

Date le condanne severe che hanno già colpito e colpiscono tuttora i membri del movimento, la discrezione è un altro punto fondamentale.

Come nuovi arrivati, veniamo gradualmente guidati nella giusta direzione per unirci alle fila della resistenza quando arriverà il momento, ma è molto difficile conoscere le azioni pianificate. Questo è uno dei grandi punti di forza di questo movimento, che adotta chiaramente i codici operativi che furono della Resistenza.

Ognun* può trovare un ruolo, a seconda delle proprie motivazioni e del livello di rischio che è disposto a correre. Si va dall’aiutare come membro dello staff del festival all’intraprendere azioni dirette mirate a distruggere materialmente il cantiere. Ovviamente, è possibile combinare entrambe le cose.

L’importante è contribuire alla lotta.

In questo contesto, la solidarietà è essenziale. Fin dall’inizio del movimento NO TAV, le autorità hanno ripetutamente cercato di dividere i vari movimenti di protesta separando i “buoni” dai “cattivi”.

Ogni volta, la risposta è la stessa: “Siamo tutt* Black Bloc”. Anche questa volta, dopo le accuse contro chi usa la violenza per saccheggiare i cantieri, i portavoce storici del movimento hanno ribadito forte e chiaro questo slogan.

Queste persone, che dedicano la loro vita al successo di questa lotta e che sono state e sono tuttora condannate a pene severe, tra cui la reclusione o gli arresti domiciliari anche a oltre 70 anni, sono ancora attive.

Forse meno in prima linea nelle operazioni di sabotaggio, anche se molti sono ancora visibili dietro le quinte a fornire supporto, ma tutti svolgono un ruolo importante nella lotta. È comune vedere leader degli anni 2000 svuotare i cestini, pulire docce e bagni o servire polenta al festival. È qualcosa che lascia il segno.

Come membro dello staff, lavori al loro fianco e, dopo un po’, attraverso le loro storie, ti rendi conto che stai servendo polenta accanto a un leader del movimento che a magari anche scontando una pena detentiva. Questi veterani sono sempre disponibili a condividere la loro conoscenza e comprensione del territorio per preparare nuovi attacchi ai cantieri. Loro stessi si stanno adattando ai nuovi e ingegnosi metodi organizzativi dei vari gruppi di Black Bloc. Ciò che colpisce è il livello altissimo di preparazione degli attacchi.

La manifestazione di sabato è iniziata con un grande corteo festoso e attivista. A un certo punto, senza preavviso, è diventato chiaro che il corteo si stava dividendo in diverse sezioni dirette in direzioni opposte. Solo allora è diventato evidente alla maggior parte dei partecipanti che l’atmosfera stava per cambiare. A poco a poco, gli abiti di alcuni partecipanti si sono anneriti. La maggior parte dei manifestanti decise quindi di scegliere a caso uno dei blocchi. Altri, ora vestiti completamente di nero, presero l’iniziativa con un organizzazione precisissima. Il grosso del corteo imboccò poi una strada in salita fino a raggiungere un villaggio di montagna. Dopo quasi un’ora di cammino sotto il sole cocente, cominciavamo appena a comprendere l’obiettivo della nostra marcia.

D’ora in poi, infatti, avremmo percorso sentieri sempre più stretti attraverso il bosco per raggiungere il principale cantiere della TAV, quello di Chiomonte.

Poco a poco, a sorpresa, si formarono piccoli gruppi, e divenne sempre più chiaro che gli eventi che seguirono non sarebbero stati pacifici.

Nonostante ciò, nessuno si tirò indietro; capimmo istintivamente che ognuno di noi era essenziale per il successo di questa azione. Sembra ovvio, senza bisogno di essere esplicitamente affermato, che ognuno di noi può scegliere il proprio livello di coinvolgimento, ma che la nostra massiccia presenza è fondamentale per il successo dell’attacco al cantiere.

Una volta raggiunti i primi cancelli del cantiere, il ritmo accelerò improvvisamente. I cancelli cedono e il gruppo avanza, ancora compatto e unito. Iniziano gli scontri con la polizia. Poco a poco, cedono anche i cancelli del cantiere, così come quelli di accesso all’autostrada.

Tutti i partecipanti alla marcia si trovano ora nella zona interdetta. Nessuno torna indietro. Alcuni rimarranno indietro, osservando i vari fronti di lotta ai cancelli del cantiere. Anche senza partecipare direttamente alla distruzione del cantiere, ognuno è essenziale per il successo dell’attacco. Gradualmente, mentre la polizia esauriva visibilmente i gas lacrimogeni, i vari fronti avanzavano e alcune delle persone che erano rimaste nelle retrovie si spostarono sull’autostrada o si radunarono dietro le ultime recinzioni rimaste. Sentivamo tutti il bisogno di mostrare il nostro sostegno incoraggiando quest* ragazz* corragios* che erano riuscit* ad entrare nel cantiere e stavano iniziando a saccheggiarlo.

Gli scontri sono intensi e impressionanti; il cantiere è in fiamme e anche la foresta è pericolosamente avvolta dalle fiamme a causa dei gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.

Ciò che sorprende, a prima vista, è ovviamente la determinazione del blocco nero, ma altrettanto sorprendente è la passività della polizia all’inizio degli scontri.

Con un elicottero della polizia che sorvolava la marcia fin dall’inizio, è impossibile che le forze dell’ordine non si siano rese conto della portata dell’imminente attacco.

Si può quindi immaginare, senza troppi dubbi, che i vertici delle varie forze di polizia avessero certamente ricevuto l’ordine di lasciare che il conflitto si intensificasse al fine di ottenere immagini mediatiche spettacolari che avrebbero fatto il gioco dei leader dei partiti politici. Si sono spinti persino a sacrificare la salute degli agenti in prima linea, come sembrano confermare le testimonianze anonime di alcuni di loro, lasciati senza gas lacrimogeni e in balia dei proiettili lanciati dalla parte avversaria. Ancor più evidente è il fatto che in nessun momento la polizia abbia tentato di spegnere l’imponente incendio che divampava nel cantiere e che avvolgeva i loro veicoli. Questo ha esposto i loro colleghi, come tutti gli altri presenti, a fumi tossici.

Un incendio boschivo, dovuto al lancio di lacrimogeni, che minacciava seriamente i manifestanti è stato domato grazie all’intervento dei soccorritori della manifestazione e dagli stessi manifestanti che, con prontezza di spirito, hanno utilizzato la manichetta antincendio dell’autostrada per spegnerlo. Ciò ha impedito una situazione che avrebbe potuto rapidamente degenerare in tragedia, dato che i forti venti in quel momento esponevano molti manifestanti alle fiamme.

Solo quando la scena del conflitto ha assunto un aspetto visivamente apocalittico, la polizia è intervenuta in massa. Tale azione è apparsa chiaramente intenzionale.

A quel punto, le prime pagine dei giornali riportavano già i danni ingenti al cantiere e i numerosi feriti tra gli agenti delle forze dell’ordine, accompagnati da immagini drammatiche.

Solo dopo oltre più di un’ora di scontri la polizia è riuscita a entrare in autostrada senza incontrare resistenza, ponendo fine rapidamente e facilmente all’attacco al cantiere. Questa soluzione avrebbe potuto essere attuata molto prima e avrebbe evitato danni di tale portata.

Questo semplice intervento ha costretto tutti i presenti a fuggire verso l’unica via d’uscita possibile dall’area interdetta, scatenando il panico che avrebbe potuto avere conseguenze disastrose. L’uscita, infatti, era molto stretta e bloccata dalle barriere appena abbattute, costringendo i manifestanti ad arrampicarsi pericolosamente su un muretto per rifugiarsi nella ripida foresta e poi a riprendere il sentiero, anch’esso intasato.

Quando solo una ventina di sfortunati si trovavano oltre le barriere, il cordone di polizia li aveva a portata di manganelli. L’intervento dei paramedici che proteggevano i manifestanti con le mani alzate, insieme a quello che era chiaramente un ordine da parte di un superiore di non avanzare, ha permesso agli ultimi manifestanti di lasciare la zona scavalcando il muro.

Ancora una volta, la tempistica della polizia e la sua mancanza di risolutezza sembrano indicare che erano stati impartiti ordini specifici per garantire che l’opinione pubblica pensasse che solo gli agenti di polizia avevano subito danni fisici durante gli scontri Questo ha chiaramente funzionato negli ambienti mediatici e politici.

A questo punto della narrazione, è importante chiarire un punto cruciale: le personne antagoniste, pur determinate e scontrose, non avevano come obiettivo principale di ferire gli agenti delle forze dell’ordine, il cantiere era il loro obiettivo. In effetti, a un certo punto è sembrato ovvio che sarebbe stato facile per loro lanciare oggetti pesanti dal cavalcavia dell’autostrada contro la polizia sottostante, cosa che, fortunatamente, non è accaduta.

La sorprendente passività della polizia, che ha fatto il gioco dei politici a costo di sacrificare la salute di alcuni dei propri agenti e di causare ingenti danni materiali (su questo punto, tale aspetto appare piuttosto irrilevante visti i costi esorbitanti del progetto di costruzione), sembra essere confermata dagli eventi successivi alla manifestazione.

Infatti, una volta che la maggior parte degli oppositori al progetto di costruzione è tornata sul luogo del festival, le forze dell’ordine hanno istituito posti di blocco regolari, impedendo a chiunque di lasciare l’area senza prima essere identificato e talvolta persino fotografato. Questi posti di blocco sono stati improvvisati a intervalli irregolari sabato e domenica e resi permanenti lunedì, il giorno in cui gli ultimi partecipanti al festival hanno lasciato l’area.

Va notato che, prima del festival, erano già stati effettuati numerosi controlli presso la stazione ferroviaria di Torino e lungo le strade che conducono a Venaus, con la raccolta di dati e fotografie. Causando anche numerose cancellazioni e ritardi ai treni. Con l’intento anche di scoraggiare chi voleva raggiungere il festival.

A questo proposito va nottato che venerdì i tabelloni delle stazioni ferroviarie della Valle indicavano già che “per ragioni di sicurezza e ordine publico, i treni non si fermeranno alla Stazione di Salbertrand sabato dalle 11 fino alle 15“ era dunque più che evidente che sapevano che era uno dei luoghi di attacco previsto al cantiere.

Tutti questi i controlli servivano probabilmente per identificare a posteriori i responsabili degli episodi di violenza, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale.

È stato addirittura emanato un decreto d’emergenza specifico per l’intera valle, che vietava alle attività commerciali di vendere bevande in bottiglie di vetro e lattine di alluminio durante il festival, con il pretesto che queste potessero essere utilizzate come proiettili contro le forze dell’ordine. In realtà, questo provvedimento ha privato in modo punitivo le attività commerciali locali di un significativo fatturato.

Come possiamo constatare, nell’era della tecnologia dell’informazione e della sorveglianza di massa, appare evidente che i metodi delle forze dell’ordine siano cambiati. Se non per generare immagini mediatiche di violenza e fare il gioco dei politici, la repressione assume sempre di più la forma di sorveglianza di massa delle folle, a cui vengono adattate leggi che prevedono pene detentive sempre più severe.

Nel contesto delle manifestazioni di questo fine settimana, politici di destra, ma non solo, hanno infatti invocato leggi sul sabotaggio, saccheggio e sul terrorismo, che prevedono pene detentive fino a diversi anni.

In risposta, il comitato NO TAV ha ribadito che da oltre 20 anni la risposta è sempre la stessa: SIAMO TUTT* BLACK BLOCK* e PARTIAMO TUTT* INSIEM*, TORNIAMO TUTT* INSIEM*, è cambiato solo l’adattamento degli slogan a un linguaggio neutro rispetto al genere.

Infine, se ti viene la voglia di raggiungere la lotta, fai una passeggiata nella valle, vai a pranzo al l’osteria popolare La Credenza a Bussoleno, dove potrai anche approfondire la storia della lotta, e poi prenditi il tempo per scoprire i numerosi segnali che potrebbero condurti nel cuore della resistenza.

La prossima grande mobilitazione è prevista per il 3 ottobre 2026 a Sant-Ambroggio, dove è in programma una parte del progetto edilizio ecocida che minaccia una delle più importanti fonti di acqua potabile dell’intera regione, mentre la siccità imperversa ovunque.

Ma prima di questo evento un nuovo campeggio di resistenza dovrebbe anche essere allestito in Valle.

*slogan che e anche il titolo di una canzone a proposito del gruppo di Ginevra Hyperculte.

https://hyperculte.bandcamp.com/track/siamo-tutti



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