La Commissione europea riconosce l’obbligo di consultare la comunità e avverte: uno sgombero forzato senza alternative dignitose può violare il diritto europeo. Ma il governo Mitsotakis continua a minacciare l’evacuazione del quartiere autogestito di Atene
Una nuova e importante vittoria politica e giuridica per la Comunità occupata di Prosfygika. Dopo mesi di mobilitazioni, due drammatici scioperi della fame e una campagna di solidarietà diventata internazionale, la Commissione europea interviene sulla vicenda del quartiere autogestito di Atene e pone una serie di vincoli che rendono molto più difficile procedere con lo sgombero annunciato dalle autorità greche.
La risposta della Commissione europea E-002432/2026, richiamata nel comunicato diffuso il 31 agosto dalla rete Internationalists Save Prosfygika, ribadisce infatti che qualsiasi intervento deve rispettare rigorosamente il diritto dell’Unione e la Carta dei diritti fondamentali. Soprattutto, riconosce la necessità di coinvolgere preventivamente gli abitanti direttamente interessati e di predisporre misure capaci di evitare sfratti e condizioni di senza dimora.
È un passaggio decisivo in una battaglia iniziata oltre un anno fa.
Nel giugno 2025 la Regione dell’Attica aveva approvato un progetto di “riqualificazione” nel quale gli edifici di Prosfygika venivano descritti come “vuoti”. Una rappresentazione contestata radicalmente dalla comunità: in quegli otto edifici storici vivono infatti più di 400 persone e funzionano 22 strutture autonome di mutualismo, assistenza e solidarietà.
Dietro la parola “riqualificazione”, gli abitanti hanno denunciato fin dall’inizio un progetto di gentrificazione che avrebbe comportato la distruzione di una delle più grandi esperienze autorganizzate d’Europa e l’espulsione di centinaia di persone, molte delle quali appartenenti a gruppi socialmente vulnerabili.
Dalla fame alla vittoria politica
La resistenza ha raggiunto il suo punto più drammatico con gli scioperi della fame di Aristotelis Chantzis e Suzon Doppagne. Il 25 giugno, dopo rispettivamente 140 e 55 giorni di digiuno, i due hanno sospeso la protesta in seguito alla presa di posizione del Consiglio comunale di Atene, che ha riconosciuto la comunità e sostenuto le sue richieste.
Il prezzo pagato è stato enorme. Secondo il comunicato, le condizioni di Aristotelis restano ancora oggi critiche.
Nel frattempo il caso era ormai uscito dai confini greci. Il 12 giugno 32 eurodeputati appartenenti a diversi gruppi politici – sinistra, verdi, socialdemocratici e indipendenti – avevano sottoscritto un’interrogazione alla Commissione europea. Altre due iniziative parlamentari erano già state presentate nelle settimane precedenti, concentrandosi sia sulla questione dei finanziamenti europei sia sulla possibile violazione dei diritti fondamentali dei residenti.
Poi, il 14 luglio, è arrivato un altro passaggio fondamentale. Quattro relatori speciali del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno trasmesso al governo greco una comunicazione sulla vicenda, contestando la procedura seguita dalla Regione dell’Attica e richiamando la Grecia al rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
Nonostante tutto questo, il governo Mitsotakis non ha rinunciato alla linea dello sgombero.
Il 20 luglio il portavoce governativo Pavlos Marinakis ha ribadito pubblicamente che tutte le occupazioni sarebbero state evacuate e i loro abitanti espulsi, pur affermando che sarebbero state adottate misure per le persone vulnerabili e i bambini.
È proprio contro questa prospettiva che assume particolare importanza la nuova risposta europea.
La Commissione: gli abitanti devono essere consultati
La risposta della Commissione, firmata dal vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto il 19 agosto, chiarisce innanzitutto che l’approvazione della revisione intermedia del programma Attica 2021-2027, nel quale rientra l’obiettivo di promuovere l’accesso ad alloggi sostenibili e a prezzi accessibili, si trova ancora in una fase estremamente preliminare.
Ma il punto politicamente più rilevante è un altro: in ogni fase gli Stati membri sono obbligati a rispettare il diritto dell’Unione europea e la Carta dei diritti fondamentali.
Secondo la lettura della comunità, questo significa che un intervento finalizzato allo sgombero forzato degli abitanti potrebbe determinare una violazione delle norme europee, esponendo le autorità greche anche a conseguenze sul piano dei finanziamenti comunitari.
Ancora più significativo è il richiamo alla partecipazione degli abitanti. La Commissione afferma l’obbligo di consultare preventivamente le persone che vivono nel complesso. Per Prosfygika ciò rafforza direttamente quanto stabilito dalla risoluzione del Comune di Atene del 24 giugno: la comunità deve essere riconosciuta come parte interessata e deve essere aperto un vero negoziato.
Fino ad oggi, denuncia il comunicato, la Regione dell’Attica non ha avviato alcun dialogo con gli oltre 400 residenti.
Nessuno può essere semplicemente gettato in strada
La risposta europea insiste inoltre sulla necessità di costruire misure di mitigazione e strumenti di cooperazione capaci di ridurre il rischio di sfratto e di perdita dell’abitazione.
È forse questo il punto che colpisce più direttamente il progetto di evacuazione.
Uno sgombero non può essere realizzato senza avere preventivamente predisposto una soluzione alternativa concreta, adeguata alle condizioni delle singole persone, indipendente e dignitosa. La Commissione richiama inoltre le garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta sociale europea per chi rischia di perdere la propria abitazione.
La Comunità di Prosfygika considera quindi la risposta europea uno strumento politico e giuridico fondamentale per affrontare qualsiasi eventuale operazione repressiva: un intervento coercitivo realizzato senza un confronto formale con gli abitanti e senza garantire una soluzione dignitosa alternativa entrerebbe in conflitto con il quadro di tutele richiamato dalla Commissione.
La vicenda assume così un significato che supera ancora una volta i confini del quartiere ateniese.
Prosfygika non è più una questione di ordine pubblico
Per mesi il governo e la Regione dell’Attica hanno provato a trattare Prosfygika come una semplice occupazione da sgomberare. Ma quella rappresentazione è progressivamente entrata in crisi.
Ci sono centinaia di abitanti reali che non possono essere cancellati amministrativamente definendo “vuoti” gli edifici in cui vivono. C’è un’amministrazione comunale che ha riconosciuto la comunità. Ci sono decine di europarlamentari che hanno portato il caso nelle istituzioni europee. Ci sono quattro relatori speciali delle Nazioni Unite intervenuti sulla vicenda. E ora c’è la stessa Commissione europea che ricorda alle autorità greche che qualsiasi intervento deve rispettare diritti fondamentali, obblighi di consultazione e garanzie contro gli sfratti.
È anche la dimostrazione della forza conquistata dalla mobilitazione.
Quando Aristotelis Chantzis iniziò lo sciopero della fame il 5 febbraio, la battaglia di Prosfygika poteva ancora apparire come una vertenza locale. Dopo 140 giorni di digiuno, lo sciopero di Suzon Doppagne, le manifestazioni ad Atene e una rete di solidarietà costruita in decine di città e diversi paesi, quella vertenza è diventata un caso internazionale.
Ma la battaglia non è conclusa. Il governo Mitsotakis continua a presentare lo sgombero delle occupazioni come un obiettivo politico. Per questo la comunità invita a rafforzare la presenza e la solidarietà intorno a Prosfygika e, nel caso di un’operazione repressiva, a organizzare mobilitazioni ovunque sia possibile.
Quello che sta accadendo ad Atene riguarda infatti qualcosa di più grande degli otto edifici di Alexandras Avenue. Riguarda il diritto di decidere chi possa abitare le città e secondo quali criteri. Da una parte c’è la città della valorizzazione immobiliare, della gentrificazione e dell’espulsione delle popolazioni considerate incompatibili con il mercato. Dall’altra c’è una comunità che rivendica il diritto di restare, restaurare autonomamente le proprie case e continuare a costruire mutualismo e solidarietà.
Dopo mesi nei quali due persone hanno rischiato concretamente di morire, oggi le istituzioni europee riconoscono almeno un principio che Prosfygika rivendica dall’inizio: quattrocento persone non possono essere cancellate da un progetto amministrativo come se non esistessero. Ed è precisamente da questo riconoscimento che la lotta può ripartire.
Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.
Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000
News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp


