Povertà in aumento, democrazia sotto assedio: la risposta del governo è la repressione

Mentre crescono povertà e disuguaglianze, il governo risponde con nuovi decreti sicurezza e la criminalizzazione del conflitto sociale

Mentre la povertà cresce e le disuguaglianze sociali si approfondiscono, il governo Meloni risponde non con politiche di redistribuzione o di giustizia sociale, ma con nuovi pacchetti sicurezza, più repressione e una stretta autoritaria sugli spazi di conflitto. È questa la fotografia che emerge incrociando i dati dell’ultimo rapporto di Oxfam con l’agenda politica dell’esecutivo italiano.

Il report, significativamente intitolato Resistere al dominio dei ricchi. Difendere la libertà dal potere dei miliardari, certifica una tendenza ormai strutturale: l’1% più ricco continua ad accumulare ricchezza a un ritmo vertiginoso, mentre miliardi di persone restano intrappolate nella precarietà. Negli ultimi cinque anni i patrimoni dei miliardari sono cresciuti a una velocità tripla rispetto al passato, superando quota 3.000 individui a livello globale. Per la prima volta, un singolo patrimonio ha oltrepassato i 500 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, quasi una persona su quattro nel mondo vive in condizioni di fame o grave insicurezza alimentare.

Due curve opposte che non sono una coincidenza, ma il prodotto di scelte politiche precise. E che, come sottolinea Oxfam, hanno un impatto diretto sulla qualità della democrazia. Nei Paesi più diseguali il rischio di erosione delle istituzioni democratiche è fino a sette volte più alto. Non solo perché aumenta il disagio sociale, ma perché la concentrazione della ricchezza diventa concentrazione di potere politico. I super-ricchi hanno una probabilità migliaia di volte superiore rispetto ai cittadini comuni di influenzare le decisioni pubbliche, attraverso finanziamenti ai partiti, controllo dei media, lobbying sistematico e accesso privilegiato alle istituzioni.

L’Italia: un Paese sempre più diseguale

Il rapporto dedica un’ampia sezione all’Italia, significativamente intitolata “Diseguitalia”. I numeri parlano chiaro: il 10% delle famiglie detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre il 50% più povero deve spartirsi poco più del 7%. Ancora più impressionante è il dato sull’1% più ricco, che da solo possiede oltre il 22% della ricchezza complessiva, mentre lo 0,1% – circa 50mila persone – ne controlla quasi il 10%.

La tendenza è in peggioramento. In quindici anni la quota di ricchezza detenuta dal 10% più ricco è cresciuta di quasi otto punti percentuali, mentre quella della metà più povera è diminuita. Solo tra novembre 2024 e novembre 2025, la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di oltre 54 miliardi di euro, al ritmo di 150 milioni al giorno. Un’accumulazione impressionante, che avviene mentre salari, servizi pubblici e welfare vengono compressi.

Dal disagio sociale alla risposta repressiva

È qui che il rapporto Oxfam coglie un nodo politico centrale: l’aumento delle disuguaglianze produce malessere sociale, perdita di fiducia nelle istituzioni, crisi della rappresentanza. E sempre più spesso, la risposta dei governi non è redistribuire, ma reprimere. Non allargare i diritti, ma restringerli. Non affrontare le cause materiali del disagio, ma colpire chi lo esprime.

L’Italia è un caso esemplare. Negli ultimi anni, ben prima dell’insediamento del governo Meloni, si è affermato un paradigma securitario che ha progressivamente criminalizzato il conflitto sociale. Ma con l’attuale esecutivo questo processo ha subito un’accelerazione brutale. Dalle norme contro i rave al decreto varato dopo il naufragio di Cutro, dal decreto Caivano fino all’attuale pacchetto sicurezza, il sistema penale è stato piegato a una funzione eminentemente simbolica e preventiva: aumenti di pena, nuovi reati, ampliamento dei poteri di polizia, riduzione delle garanzie.

Non si tratta di contrastare il crimine, ma di governare preventivamente il dissenso. Migranti, giovani delle periferie, attivisti climatici, movimenti per la Palestina, lavoratori in lotta: sono questi i bersagli privilegiati di una repressione che si presenta come “sicurezza”, ma che in realtà serve a neutralizzare le conseguenze sociali di un modello economico sempre più diseguale.

Repressione come politica economica

Il nuovo decreto sicurezza, discusso a Palazzo Chigi mentre venivano diffusi i dati Oxfam, si inserisce perfettamente in questo quadro. Più poteri discrezionali alle forze dell’ordine, più sanzioni amministrative, più strumenti di prevenzione e controllo, meno spazio per il conflitto. La logica è chiara: prevenire con la repressione le proteste che l’aumento della povertà renderà inevitabili.

È un modello che Oxfam descrive a livello globale: quando le politiche economiche producono esclusione e precarietà, la repressione diventa il collante del sistema. E non è un caso che queste dinamiche favoriscano l’ascesa delle destre radicali, che promettono ordine e sicurezza mentre difendono, nei fatti, gli interessi di chi sta in alto.

Oligarchia o democrazia

Il messaggio che attraversa il rapporto è netto: non siamo di fronte a un destino inevitabile, ma a una scelta politica. Oligarchia o democrazia. Continuare a proteggere il potere dei miliardari o ricostruire un sistema che rimetta al centro diritti, dignità, servizi pubblici e partecipazione.

Oxfam propone una svolta radicale: tassazione progressiva dei super-ricchi, limiti all’influenza del denaro sulla politica, rafforzamento del welfare, una “linea di ricchezza estrema” oltre la quale l’accumulo privato diventa incompatibile con la democrazia. È l’esatto contrario della strada intrapresa dal governo Meloni.

Mentre la ricchezza si concentra e la povertà smette di arretrare, l’esecutivo sceglie la via autoritaria. Ma la repressione non risolve il conflitto sociale: lo rinvia, lo incattivisce, lo rende più profondo. Difendere la democrazia oggi significa rompere questo nesso perverso tra disuguaglianza e repressione, tra povertà e sicurezza, tra ordine pubblico e ingiustizia sociale. Perché senza giustizia sociale non c’è sicurezza. E senza diritti, la democrazia diventa solo una parola vuota.

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