I genitori di Mattia, Sandra Cerrai e Andrea Giordani, denunciano le gravi criticità della Wonderland Stella Maris Beach: «L’inclusione non può essere propaganda»
Una spiaggia presentata come simbolo di inclusione, inaugurata tra fotografie, sorrisi istituzionali e dichiarazioni entusiastiche, ma che, secondo le testimonianze di diverse famiglie, si sarebbe rivelata ben lontana dall’essere realmente accessibile. È la denuncia contenuta nel duro comunicato diffuso da Sandra Cerrai e Andrea Giordani, i genitori di Mattia, sulla situazione della Wonderland Stella Maris Beach di Marina di Pisa.
Alla fine di maggio, e poi con una massiccia campagna di comunicazione all’inizio di giugno, la nuova spiaggia della Fondazione Stella Maris era stata presentata come un modello di inclusione: gratuita, completamente accessibile, priva di barriere architettoniche e pensata per le persone con disabilità. All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Pisa Michele Conti, assessori, rappresentanti delle istituzioni e i vertici della Fondazione Stella Maris.
Ma, sostengono Cerrai e Giordani, «poi arrivano i cittadini e raccontano altro».
Tra le testimonianze raccolte c’è quella di Anna Maria Bartolini, moglie di una persona con disabilità motoria al cento per cento e madre di due figli con la stessa condizione. Dopo aver visto la pubblicità della struttura, la donna decide di percorrere oltre quattro ore di viaggio tra andata e ritorno per raggiungere Marina di Pisa. Una volta arrivata, però, si trova davanti una realtà molto diversa da quella descritta nei comunicati ufficiali.
Nessuna segnaletica che indichi la spiaggia, due automobili parcheggiate davanti all’ingresso che impediscono il passaggio delle carrozzine, la passerella di accesso ancora in fase di montaggio mentre gli utenti stanno arrivando e, soprattutto, una passerella che non raggiunge neppure gli ombrelloni. La sedia JOB, indispensabile per consentire l’accesso al mare alle persone con disabilità motorie, risulta inutilizzata e ancora riposta nello spogliatoio. Il bagno destinato alle persone con disabilità è privo di maniglioni e di altri elementi essenziali e mancano persino le docce.
«Sicuramente, almeno in quel momento, niente era a norma», denunciano i genitori di Mattia.
Altre famiglie raccontano di carrozzine rimaste impantanate nella sabbia, di decine di telefonate senza risposta e di una struttura spesso deserta. Da qui la domanda che attraversa tutto il comunicato: perché inaugurare ufficialmente una struttura prima che sia realmente pronta e fruibile?
Per Sandra Cerrai e Andrea Giordani la risposta è inquietante e richiama un problema più generale: l’utilizzo dell’inclusione come strumento di propaganda.
«L’inclusione – scrivono – si misura quando una persona in carrozzina riesce ad arrivare, entrare, utilizzare i servizi, raggiungere il mare e vivere una giornata senza ostacoli». E si misura anche quando i ragazzi con disabilità, molti dei quali autistici e seguiti dal presidio di Marina di Pisa, possono effettivamente usufruire di una struttura che dovrebbe essere destinata innanzitutto a loro.
Sul caso è intervenuto anche il consigliere comunale di opposizione Luigi Maria Sofia di Sinistra Unita per Pisa, che ha presentato un’interrogazione chiedendo al sindaco di chiarire se, prima dell’inaugurazione, siano state verificate l’effettiva accessibilità della spiaggia, le coperture assicurative previste e l’eventuale utilizzo di contributi pubblici per gli interventi di adeguamento.
Questioni che, secondo i genitori di Mattia, sono «domande di buon senso» e che non possono essere archiviate come semplici polemiche.
La vicenda assume un peso ancora maggiore se si considera il ruolo della Fondazione Stella Maris, impegnata nella realizzazione del nuovo Ospedale dei Bambini e dei Ragazzi a Cisanello, un investimento da oltre 33 milioni di euro e uno dei più importanti progetti sanitari della Toscana. Proprio per questo, sostengono Cerrai e Giordani, dalle istituzioni e dalla stessa Fondazione ci si aspetterebbero il massimo rigore e la massima attenzione.
A rendere ancora più delicata la situazione c’è poi la memoria del processo sui maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia, conclusosi in primo grado con dieci condanne e con il riconoscimento della responsabilità civile dell’Istituto Stella Maris. Una vicenda che ha segnato profondamente decine di famiglie e che, secondo i firmatari del comunicato, avrebbe dovuto rafforzare la consapevolezza di quanto sia necessario agire con responsabilità quando si ha a che fare con persone fragili.
Per questo, concludono Sandra Cerrai e Andrea Giordani, la questione della Wonderland Stella Maris Beach non può essere ridotta a un semplice inconveniente organizzativo.
«L’autorevolezza non nasce dai comunicati stampa. La credibilità non si costruisce con le inaugurazioni. Si conquista ogni giorno, garantendo che ciò che viene promesso sia davvero pronto, accessibile e all’altezza delle aspettative delle persone che più hanno bisogno di essere rispettate».
Parole che pongono una questione più ampia e politica: il diritto all’accessibilità non può essere trasformato in uno slogan da inaugurazione o in una fotografia per i social. Per le persone con disabilità e per le loro famiglie, l’inclusione non è un evento da celebrare, ma un diritto da garantire concretamente, ogni giorno.
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