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Una lettera di Giorgio “Brescia”

Pubblichiamo qui di seguito la lettera di Giorgio Brescia, compagno da 2 anni recluso fra carcere e domiciliari. La lucidità e la determinazione che le parole di questa lettera ci regalano sono un esempio prezioso per tutti e tutte noi. Un abbraccio solidale a tutt* gli antifascist* reclusi ingiustamente. Brescia libero subito!

“PIACENZA 10.2.18 / BUSSOLENO 15.2.18.

Erano i primi mesi del 2018 e nei pressi di Macerata si consumava un agguato a mano armata ai danni di 5 migranti, erano i giorni del corteo ANTIFASCISTA a Genova dopo l’accoltellamento di un ragazzo da parte di alcuni fascisti, era quindi la giornata di Piacenza, la contestazione per l’apertura di una seda di Casapound, la violenza della polizia e la risposta decisa di un corteo autodeterminato e autoprotetto.

La mia incarcerazione inizia per essermi difeso da un’aggressione da parte delle “forze dell’ordine” che sempre più spesso detengono il monopolio della violenza.

Il 15 febbraio 2018, 5 giorni dopo il corteo di Piacenza, mentre lavoravo presso il ristorante La Credenza di Bussoleno, 6 uomini di cui 4 in passamontagna e 2 a volto scoperto ed una donna hanno fatto irruzione nel locale e mi hanno messo le manette ai polsi; più che realtà sembrava la scena di un film creata per intimidire e spaventare non tanto me ma chi mi sta accanto o chi viene nel locale per mangiare o bersi una birra.

Ancora oggi se si digita il mio nome e il mio cognome si può vedere il video girato ad arte dalla Polizia di Torino quasi fatto a sfregio e poi messo su tutti i canali di comunicazione Internet che mi sta procurando non pochi danni d’immagine.

Ho trascorso 3 mesi nel carcere di Piacenza e sono stato successivamente spostato ai domiciliari a San Didero, da una persona molto di cuore che ha accettato di ospitarmi pur di farmi uscire dal carcere. Dopo un totale di 8 mesi sono riuscito, con molta fatica e mettendomi in discussione e in gioco, a farmi trasferire nella mia abitazione dove ho la residenza ed un contratto d’affitto e a rientrare sul luogo di lavoro.

Il rientro a lavoro mi ha dato una bella boccata di libertà, grazie ai titolari e alle mie colleghe e colleghi, ma in questi 2 anni di arresti domiciliari mi è stata strappata la libertà non tanto per quello che è successo ma per dare dimostrazione che lo stato reprime e ti deruba della libertà, usarmi come un esempio e spaventare le generazioni future di antagonisti.

Ho visto però che nei giorni successivi al mio arresto la solidarietà è stata molta, la vicinanza delle persone con cui lotto e vivo la quotidianità della mia vita è stata la mia forza, ma anche la vicinanza di persone che non conosco ma si sono interessate al mio caso, da nord al sud Italia, la solidarietà non è mancata. Nei giorni successivi agli arresti per il corteo di Piacenza si sono susseguiti moltissimi cortei Antifascisti e molta è stata la repressione da parte di carabinieri e polizia, molte le denunce e le manganellate per dissuadere una popolazione che rivendica con orgoglio e fierezza il fatto di essere Antifascista.

Molto è passato da quel 15 febbraio e il freddo delle manette, il lungo viaggio da Torino a Piacenza, le porte del carcere che si chiudevano alle mie spalle, il buio della cella eppure siamo ancora qui, e lo saremo sempre.

Cari compagni e compagne mando un abbraccio ed un saluto a voi che ogni giorno lottate anche per chi non può manifestare il proprio dissenso e un grande GRAZIE a tutti coloro che in questi 2 anni mi hanno supportato con le lettere mentre ero in carcere e con la loro vicinanza adesso che sono ai domiciliari. “

Da LIBERIAMOLI E LIBERIAMOLE

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