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migranti

La guerra e le sue prossime vittime

26/02/2015 - by Osservatorio Repressione
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I migranti, in particolare i profughi di guerra come i siriani, o tutti i cristiani intrappolati in paesi dove spadroneggiano le milizie armate collegate all’ISIS, sono le vittime sacrificali di un gioco molto più grande di loro, persino delle loro tragedie personali e collettive. Si può davvero dire che siamo nel corso di una guerra globale, di durata indefinibile, con tanti focolai che si possono riprodurre nei paesi più diversi, alimentata dalla crisi economica e dai risorgenti nazionalismi religiosi. In questa guerra le prime vittime sono i migranti, ma nel bersaglio ci sono anche le popolazioni europee, soprattutto quando affidano il loro destino a governanti incapaci di prevedere e di affrontare con tempestività questioni che, se lasciate incancrenire, possono degenerare e diventare disastri irreversibili.

Le migrazioni sono sempre più migrazioni forzate, ed assumono i caratteri della tratta di esseri umani quando vi sono gruppi armati che negoziano i canali di passaggio delle persone in fuga, sostituendosi ai trafficanti o inserendoli nel loro sistema di dominio armato di territorio. Appaiono sempre più evidenti i rapporti che intercorrono tra i trafficanti e le milizie armate, su scala transnazionale, come se qualcuno mandasse rifornimenti di migranti piuttosto che di armi, che si acquistano con il ricavato del traffico di migranti.

Le frontiere a sud della Libia non sono mai esistite davvero, ed adesso sono segnate solo sulla mappa delle organizzazioni terroristiche o criminali che gestiscono le rotte. In questa situazione non ha più senso parlare di “contrasto dell’immigrazione illegale” o di “fermare i migranti prima che arrivino sulle nostre coste”, magari per tenerli in alto mare per settimane prima di respingerli, come sta facendo l’Australia, e come vorrebbe fare nel Mediterraneo il leghista Salvini.

La proroga della missione Triton di Frontex e l’aumento delle risorse che vi sono destinate, da 3 a 12 milioni di euro, non garantisce alcun effettivo progresso nelle attività di ricerca e salvataggio dei barconi che partono dalla Libia. Un compito che continuerà a gravare sulla Guardia Costiera italiana e sulle navi della Marina Militare.

Nell’attuale stato di guerra “non dichiarata” in Libia, occorre aprire canali umanitari che consentano un ingresso legale protetto e garantito per coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Occorre sospendere al più presto il Regolamento Dublino III che non garantisce una distribuzione equa dei richiedenti asilo nei diversi paesi europei, al punto che oltre il 70 per cento di loro si concentra in soli 5 paesi UE. Il Regolamento Dublino III ha fallito proprio perchè non si è riusciti ad imporre a tutti gli stati dell’Unione Europea standard di accoglienza dignitosi e procedure che garantissero tempestivamente il riconoscimento di uno status legale.

Adesso si deciderà probabilmente l’ennesima missione “umanitaria” per imporre la pace con la guerra, un tipo di missione che è già fallito in Irak ed in Afghanistan, ed in tanti altri paesi del mondo, come ad esempio in Mali ed in Sudan. Alla prevedibile ripresa degli attentati in Europa si risponderà con una ulteriore stretta repressiva che colpirà sia i migranti che le popolazioni civili residenti nei paesi occidentali. Una partita decisiva dunque si gioca anche nei territori europei, sul fronte dell’accoglienza dei profughi, e dell’assistenza ai migranti che comunque hanno diritto ad uno status legale, senza essere scambiati per potenziali terroristi. Soltanto procedure di identificazione legate ad un rapido conseguimento di un permesso di soggiorno possono evitare fenomeni di clandestinizzazione che avrebbero effetti davvero destabilizzanti.

Per dare risposte alla domanda di mobilità che pongono oggi i richiedenti asilo occorre modificare al più presto il Regolamento Dublino III e consentire una circolazione controllata e legale, potremmo dire “protetta”, dei profughi come siriani ed eritrei che arrivano in Europa. Occorrerebbe anche interrompere le pratiche di detenzione disumana e di respingimento indiscriminato nei paesi di transito, dalla Grecia al Marocco, che non costituiscono una garanzia di blocco e di riduzione degli arrivi, ma alimentano circuiti criminali sovranazionali che vedono nei migranti utili strumenti di arricchimento e di finanziamento, magari anche per l’acquisto di armi sempre più sofisticate.

E intanto Lampedusa torna ad essere luogo di sbarco e si arriva a oltre mille migranti accolti nel centro di prima accoglienza e soccorso. Poi si intensificano i trasferimenti verso Porto Empedocle (Ag) ed altre regioni italiane. Ma la prima frontiera europea è sempre quella. E presto potrebbe diventare anche una retrovia di guerra.

Più a sud, a mare, al limite delle acque libiche, gli scafisti si comportano come miliziani, armati di mitragliatori, ed impongono la restituzione del gommone sul quale si trovavano i migranti soccorsi dalla Guardia Costiera. O forse i miliziani hanno preso il posto degli scafisti. Altra benzina sul fuoco alimentato dagli oppositori delle missioni di soccorso nelle acque internazionali al limite delle acque libiche. Ma è lì che sono morte migliaia di persone, ed altre migliaia potrebbero morire ancora proprio in quella zona. Le missioni di soccorso vanno protette, da chi le assalta in armi, ma anche da chi le vorrebbe fermare con la polemica politica e con il populismo xenofobo.

Fulvio Vassallo Paleologo
Docente dell’Università di Palermo

da corriere delle migrazioni

TaggedDublino IIIfrontexFulvio Vassallo Paleologoguerra globale permanenteIsislibiaNeoliberismoTritonShareSharePin ItShare

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