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Il cyber e la costruzione del nemico

La Nato si attrezza per combattere il cyber terrorismo e per farlo ha bisogno di costruire una narrazione a senso unico alimentando paure, sensi di colpa e incrementare il controllo sociale e la video sorveglianza 

di Federico Giusti

Tra le grandi esercitazioni militari una è sfuggita dalla attenzione generale, parliamo di oltre 4.000 rappresentanti di decine di paesi all’evento denominato Locked Shields.

La sicurezza dei dati è elemento dirimente delle strategie militari e finanziarie, le continue notizie di attacchi da parte della pirateria informatica resta funzionale alla costruzione di un nemico tecnologico nell’immaginario collettivo da contrastare con strategie di difesa che poi ci riconducono a veri e propri scenari di guerra preventiva.

I servizi d’intelligence ucraini accusano la Russia di impiegare regolarmente attacchi informatici contro l’infrastruttura digitale del Paese, eppure è proprio l’Ucraina il paese nel quale sono particolarmente presenti interessi legate alla sicurezza informatica che ci riportano a loro volta al ruolo nevralgico, in questo campo, di Israele. Resta innegabile che gli attacchi informatici siano parte attiva della strategia di guerra che si combatte anche con infezioni malware e ddos per aumentare i danni dell’offensiva militare prendendo di mira le infrastrutture energetiche. Un attacco con ampio utilizzo di aggiornati malware per colpire anche  le emittenti radio televisive fermando le comunicazioni e sottraendo dati infliggendo così un duro colpo alla propaganda mediatica a sostegno delle guerre

I servizi italiani sono all’opera da tempo come dimostra anche la Relazione al Parlamento di poche settimane or sono Relazione annuale 2023 – ACN ove si parla di una media di circa 117 attacchi al mese.

Il CSIRT Italia, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, riporta il portale Analisi difesa (La NATO si addestra a alla difesa cyber, in Italia aumentano gli attacchi   – Analisi Difesaha monitorato l’evoluzione della minaccia, caratterizzata “sempre più da eventi di tipo ransomware e DDoS” ma anche dalla “diffusione di malware via e-mail e phishing” e “indirizzata a diverse realtà pubbliche oltre che ad aziende attive nei settori più disparati (primi fra tutti telecomunicazioni, trasporti e servizi finanziari)”

E ancora

 lo scorso anno sono stati 3.302 i soggetti italiani target di eventi cyber individuati dal CSIRT Italia, a fronte dei 1.150 del 2022. L’aumento del numero di asset a rischio è “da ascrivere – si legge nella relazione – all’incremento delle capacità di monitoraggio dell’ACN, che permettono ora di individuare, oltre agli asset potenzialmente compromessi, anche quelli potenzialmente vulnerabili”. A causa del cyber attivismo legato ai conflitti in corso, si è avuto un significativo aumento degli eventi DDoS.

Infatti, nel 2023 sono stati rilevati 319 eventi DDoS (Distributed Denial of Service), con un incremento rispetto al 2022 del 625%. Si tratta di eventi che mirano a compromettere la disponibilità di un sistema mediante l’esaurimento delle sue risorse di rete, elaborazione o memoria.

Per potenziare il sistema di sorveglianza e di spionaggio si menzionano rivendicazioni di sedicenti collettivi filo russi e filo palestinesi alleati in una campagna di sabotaggio contro i paesi occidentali senza fare parola di come da anni siano le potenze Nato ad avere allestito sistemi analoghi. Attorno alla sicurezza informatica e alla salvaguardia di dati e tecnologie dual use si gioca una battaglia strategica fermo restando che la immagine di un Occidente indifeso costretto a dotarsi di strumenti meramente difensivi stride con la realtà e con le dinamiche proprie della guerra condotta ad alto tasso tecnologico.

Altro ragionamento andrebbe fatto, ma ormai il civile e il militare sono strettamente connessi e gli interessi economici e finanziari in ambito militare la fanno da padrone, sugli attacchi informatici ai siti della Pubblica amministrazione.

La salvaguardia dei dati viene quindi ricondotta a strategie di guerra vere e proprie salvo poi invocare la cooperazione internazionale a tutela della sicurezza tanto che l’argomento sarà trattato già al prossimo G7 del 16 maggio.

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