di Salvatore Turi Palidda
L’appello lanciato dalle assemblee generali organizzate spontaneamente da singoli e associazioni e qualche sindacato sin da luglio scorso si è tradotto in una mobilitazione sorprendente in tutta la Francia. Secondo un primo bilancio oltre 250 mila manifestanti sono scesi in strada a bloccare strade, autostrade, centri delle città oltre a scioperare o anche occupare scuole e edifici pubblici.
Il ministro dell’interno ha dispiegato oltre 80 mila agenti con l’ordine di non transigere e picchiare duro
In questo video https://www.youtube.com/watch?v=0X8p5pcs3wc si può guardare la diretta sin dal mattino del 10 sino a sera inoltrata.
Il movimento, nato in risposta alle proposte di bilancio dell’ex Primo Ministro François Bayrou, si è già manifestato nella regione di Parigi, a Montpellier, a Clermont-Ferrand, a Grenoble, La Rochelle, a Tolosa, a Rennes, a Strasburgo, a Marsiglia e alle 10 del 10 mattina la gendarmerie nationale ha contato 154 azioni e 4 000 manifestant* (probabilmente dieci volte di più). 105 persone sono state identificate. Sophie Binet, segretaria nazionale della CGT, ha segnalato che 715 scioperi in corso.
vedi qui uno dei video della rivolta:

In Bretagne le mobilitazioni sono considerate le più radicali con un bus in fuoco che blocca la tangenziale di Rennes.
A Parigi, la tangenziale e i suoi accessi sono bloccati in più punti. Tanti licei sono “bloccati”. Sabotaggi nei trasporti e grande raduno alle 11 davanti alla gare du Nord.
A Marsiglia, tante azioni simultanee fra cui picchetto davanti un fabbricante di componenti di armamenti accusato di fornire Israele.
A Lione, tensioni tra la polizia e manifestant*. La prefettura del Rodana ha annunciato di aver disperso i gruppi dei bloccaggi. Una manifestazione partirà alle 12.
A Toulouse numerose mobilitazioni bloccano la circolazione dei treni e un incendio bloca la linea Toulosa-Auch.
Vicimo a Douai, l’accesso a un deposito Amazon è stato bloccato. A Caen il viadotto di Cadix è bloccato da quattro ore.
Con un vocabolario marziale, la prefettura del Rodano a annunciato d’aver ripreso uno a uno i blocchi stradali installati dai manifestant*.
Student* arano presenti anche nei blocchi stardali in collera difronte all’aumento dei costi d’iscrizione, in particolare per gli studenti stranieri e contro l’inazione del governo difronte al genocidio in Palestina.
Siamo qui anche se Macron non vuole

Come diceva Laurent Jeanpierre nella sua intervista pubblicata da Pressenza, si tratta di un movimento che richiama in parte quello dei Gilets gialli ma che questa volta vede sin dalle premesse la partecipazione importante della CGT, del sindacato Solidarité e della sinistra (La France Insoumise) oltre che di ecologisti e singoli.
Giusto ieri 9 settembre il governo Bayrou ha dovuto dimettersi per lo schiacciante voto di sfiducia e subito Macron ha scelto di nominare come nuovo capo del governo un suo delfino sin dal 2017. Lecornu è un giovane cresciuto nei ranghi delle destre e da tempo amico della sig.ra Le Pen. Secondo alcuni Macron non esclude un governo con il partito fascista di questa signora che a parole sarebbe per le dimissioni anticipate dello stesso Macron e quindi per le elezioni anticipate del presidente della repubblica e del parlamento. E’ comunque evidente che Lecornu potrebbe tutt’al più puntare su un governo grazie alla indispensabile astensione del partito della Le Pen come è stato per Bayrou e prima per Barnier. Ma questa stessa ipotesi sembra poco praticabile visto che parte delle destre e soprattutto il partito della Le Pen hanno ambizioni ben più importanti. Resta quindi la possibilità di un governo con questo partito fascista -ammesso che lo accetti- ossia una scelta che di fatto sarebbe la sfida di Macron stile “après moi le déluge” (dopo di me il diluvio cioè lo sfacelo) o meglio la sfida a passare alla storia come il nuovo dittatore del XXI secolo (e forse per questo ammira Trump).
I manifestanti di Bloquons Tout sono abbastanza decisi e ben poco propensi a farsi illusioni di politica politicante. La parola d’ordine che già emerge dominante è “Macron démission” accanto a “Siamo tutti antifascisti”. Ma questa volta la radicalizzazione rischia di essere effettiva molto di più di quando il movimento dei gilet gialli si esaurì e di più di quando quello per le pensioni si fermò. Il ministro degli interni fascista dichiara trionfante di aver fermato chi pretendeva bloccare tutto con oltre 600 denunciati e oltre 300 arresti. Ma nei prossimi giorni è probabile che la rivolta continui a covare.
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