Rinvio a giudizio per i giovani coinvolti nelle proteste del 14 ottobre 2025. Il Comune si costituisce parte civile. L’Assemblea permanente contro carcere e repressione denuncia le violenze della polizia e rilancia la solidarietà agli imputati.
A un anno dalle proteste contro la partita Italia-Israele, disputata il 14 ottobre 2025 a Udine, proseguono i procedimenti giudiziari nei confronti di alcuni giovani accusati di reati legati agli scontri avvenuti al termine del corteo. Secondo quanto riferisce l’Assemblea permanente contro carcere e repressione del Friuli e di Trieste, le udienze del 7 e del 15 ottobre 2026 si sono concluse con il rinvio a giudizio degli imputati. La prossima udienza, per il secondo gruppo, dovrebbe essere fissata non prima di sessanta giorni.
Le contestazioni riguardano gli episodi verificatisi al termine della manifestazione organizzata contro lo svolgimento dell’incontro calcistico con la nazionale israeliana. La protesta si inseriva nelle mobilitazioni di solidarietà con il popolo palestinese e di opposizione alla partecipazione di Israele agli eventi sportivi internazionali, nel contesto della guerra a Gaza. La giornata era stata caratterizzata da un imponente dispositivo di sicurezza e da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Nel comunicato diffuso dopo le udienze, l’Assemblea denuncia la gestione dell’ordine pubblico durante quella serata, ricordando le cariche della polizia, l’impiego degli idranti e il lancio di numerosi lacrimogeni. Vengono inoltre segnalati presunti abusi commessi dagli agenti sia durante gli interventi in strada sia negli uffici della Questura. Si tratta di accuse formulate dall’organizzazione, che chiede di non separare i procedimenti giudiziari dal contesto nel quale si sono verificati i fatti contestati.
Al centro della denuncia c’è anche la decisione del Comune di Udine di costituirsi parte civile contro gli imputati. Secondo quanto riportato nel comunicato, l’amministrazione comunale motiva la propria scelta sostenendo che le condotte contestate avrebbero turbato la collettività, generato insicurezza tra i cittadini e danneggiato l’immagine della città.
Una decisione duramente contestata dall’Assemblea, che sottolinea la contraddizione tra la partecipazione di esponenti dell’amministrazione a iniziative pubbliche per la Palestina e la scelta di chiedere il riconoscimento di un danno nell’ambito del procedimento contro i manifestanti. L’organizzazione richiama inoltre le restrizioni alla circolazione e la militarizzazione della città in occasione della partita, sostenendo che anche questi aspetti avrebbero dovuto essere considerati nel valutare quanto accaduto.
Le udienze del 7 e del 15 ottobre sono state accompagnate dalla presenza solidale di attivisti e attiviste. Durante uno degli incontri sono state consegnate agli imputati le sottoscrizioni raccolte l’11 aprile, in occasione di un concerto di autofinanziamento organizzato nel quartiere Rizzi di Udine per contribuire alle spese legali.
L’Assemblea permanente contro carcere e repressione del Friuli e di Trieste ribadisce il proprio sostegno ai giovani coinvolti nei procedimenti e annuncia la prosecuzione delle iniziative di solidarietà. La vicenda giudiziaria resta aperta: le accuse dovranno essere esaminate nel processo e il rinvio a giudizio non costituisce un accertamento di responsabilità penale.
Il caso riporta l’attenzione sulle conseguenze giudiziarie delle manifestazioni per la Palestina e sull’utilizzo degli strumenti penali nei confronti dei partecipanti alle proteste. A Udine, a distanza di un anno dal corteo contro Italia-Israele, la mobilitazione prosegue anche attraverso il sostegno agli imputati e la contestazione della scelta del Comune di costituirsi parte civile.
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