Un’indagine di diversi media, tra cui El Pais e Le Monde, rivela che l’agenzia di frontiera europea Frontex ha fornito alle polizie europee, per anni, informazioni illegali di migliaia di migranti e attivisti
Tra il 2016 e il 2023 Frontex, la dibattuta agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera, ha condiviso illegalmente dati e informazioni private su più di 13mila persone con l’Europol, l’agenzia di polizia dell’Unione Europea, che a sua volta li trasmetteva ai corpi di polizia dei paesi membri. La storia è stata raccontata da una recente inchiesta condotta da vari media europei, tra cui Le Monde ed El País.
Tra i dati segnalati e condivisi ci sono numeri di telefono e contenuti pubblicati sui profili social di persone individuate come “sospette” e che Frontex ritiene potenzialmente coinvolte in attività che favoriscono l’immigrazione illegale, in molti casi secondo criteri poco solidi. Frontex dovrebbe condividere con l’Europol solo informazioni che reputa davvero rilevanti o compromettenti, valutando caso per caso. Un’indagine condotta dal Garante europeo per la protezione dei dati (GEDP) ha stabilito invece che per anni l’agenzia ha condiviso tutte le informazioni raccolte, in modo automatico e indiscriminato.
L’indagine del Garante era iniziata nel 2022, e i risultati preliminari erano stati diffusi a maggio del 2023. Quattro giorni dopo Frontex aveva smesso di condividere in modo automatico le sue informazioni con l’Europol, e da quel momento ha cominciato a farlo solo in presenza di specifiche richieste: su 18 richieste presentate dall’Europol dal 2023 a maggio del 2025, Frontex ne ha approvate quattro. Non è chiaro però se l’Europol abbia anche cancellato i dati ricevuti in precedenza in modo illegale. Il compito dell’Europol è di coordinare le principali indagini e operazioni internazionali con le autorità di polizia nazionali e con altri organi internazionali come l’Interpol e l’FBI.
Le informazioni che Frontex ha condiviso per anni con l’Europol venivano raccolte durante i colloqui svolti dal personale dell’agenzia con le persone migranti appena arrivate in territorio europeo, quindi in molti casi negli hotspot in Italia (per esempio a Lampedusa) o in Spagna. Questi colloqui dovrebbero essere volontari, ma secondo il Garante non sempre lo sono, anche perché i migranti vengono intervistati quando sono in uno stato di grande vulnerabilità e non hanno realmente la possibilità o i mezzi per opporsi.
È il caso per esempio di Helena Maleno, un’attivista spagnola che nel 2017 è stata accusata in Marocco di tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Durante un’udienza, il giudice ha citato informazioni su di lei contenute in tre rapporti di Frontex: l’agenzia li aveva condivisi con l’Europol, poi erano passati alla polizia spagnola e infine a quella marocchina. Maleno è stata assolta nel 2019.
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