L’inchiesta di Haaretz parla chiaro: Israele arma e protegge milizie a Gaza


di Samuele Lucia


Un’inchiesta di Haaretz documenta la cooperazione tra esercito israeliano, Shin Bet e milizie palestinesi anti-Hamas nella Striscia: basi protette, copertura militare e operazioni segnate da saccheggi, violenze e abusi contro la popolazione civile.

Vedi lo Stato di Israele, l’esercito e lo Shin Bet mandare milizie armate e addestrate a commettere crimini di guerra. E sono io che devo proteggerle durante le loro operazioni”.

Parole di un ufficiale dell’aeronautica israeliana, raccolte da Haartez. Un’inchiesta dura, firmata da Yarden MichaeliYaniv Kubovich Jack Khoury, che svela uno degli aspetti più sporchi e meno raccontati del conflitto a Gaza; il legame operativo tra Israele e gruppi armati palestinesi nemici di Hamas. I giornalisti hanno incrociato testimonianze di militare israeliani delle Israel Defense Forces (IDF), fonti dentro la Striscia, rapporti scritti direttamente dall’ONU, video social e immagini satellitari. La conclusione è netta: queste milizie sono diventate, di fatto, un braccio armato dell’IDF e dello Shin Bet dentro la Striscia di Gaza. Non si tratta solo di semplici gruppi tollerati perché avversi ad Hamas. Secondo l’inchiesta, i miliziani hanno basi a poche centinaia di metri dalle postazioni israeliane, compaiono sulle mappe dei briefing militari e utilizzano nominativi radio riconosciuti dall’esercito. Haaretz ha inoltre verificato grazie a immagini satellitari rivenute durante l’inchiesta, almeno cinque compound riconducibili a queste milizie; un sesto presenta le stesse caratteristiche.

Le testimonianze dei soldati stessi sono le più pesanti. Un ufficiale dell’aeronautica racconta di aver seguito dall’alto, con un drone e insieme a un agente dello Shin Bet, un’operazione di una di queste milizie: uomini arrivati su pick-up entrano negli edifici sparando, saccheggiano le case e le danno alle fiamme. Fonti ONU, riporta ancora Haaretz, parlano di casi in cui uomini armati hanno collaborato con l’esercito israeliano per cacciare palestinesi dalle loro abitazioni. Il rapporto è talmente stretto che, secondo alcuni militari ascoltati dal giornale, i miliziani si muovono liberamente vicino alle postazioni IDF. Israele avrebbe fornito anche copertura di artiglieria e droni durante le operazioni. Già nel 2025 Benjamin Netanyahu aveva difeso pubblicamente il sostegno a gruppi e clan palestinesi contrapposti al movimento islamista.

Un soldato racconta un episodio quasi surreale a Khan Yunis. Durante un’azione presentata come “coordinata”, i militari israeliani assistono a una giustizia privata:un uomo ferisce per sbaglio la moglie di un altro miliziano. Sul posto stabiliscono il “prezzo” e lo gambizzano davanti a tutti.

Alcuni militari israeliani, scrive Haaretz, avevano avvertito fin dall’inizio che questa politica poteva produrre atrocità.

Avevano citato Sabra e Shatila, il massacro del 1982 compiuto dalle Falangi libanesi mentre l’esercito israeliano controllava la zona.

C’è poi il paradosso politico. Israele sostiene che qualsiasi accordo per chiudere il conflitto passi dal disarmo di Hamas. Hamas, dal canto suo, considera queste milizie collaborazioniste e pretende che vengano smantellate prima di disramarsi. L’inchiesta non prova che ogni miliziano agisca su ordine diretto israeliano, né attribuisce ad Israele ogni crimine di questi gruppi. Documenta però, attraverso fonti interne all’apparato militare israeliano, un livello di cooperazione tale da rendere sempre più difficile separare le responsabilità.

Nella Gaza distrutta da un conflitto che dura da troppo tempo, Israele sta costruendo un sistema di potere armato che potrebbe sopravvivere al conflitto stesso. E sul quale, un domani, potrebbe non avere più alcun controllo.


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