Brescia: multa a sindacalista USB per un presidio pro-Palestina

A Brescia 450 euro di sanzione a Dario Filippini per un’assemblea pubblica contro l’arresto di attivisti palestinesi. Il sindacato denuncia: “Una rappresaglia contro chi protesta”

Una multa da 450 euro per aver promosso un’assemblea pubblica in piazza. È la sanzione inflitta a Dario Filippini, coordinatore provinciale dell’USB di Brescia, per la manifestazione del 30 dicembre scorso in Piazza Duomo, organizzata per protestare contro l’arresto di Mohammad Hannoun e di altri esponenti palestinesi accusati di terrorismo.

Secondo quanto denunciato dal sindacato di base, il motivo della sanzione appare paradossale: Filippini avrebbe regolarmente notificato la manifestazione alla Questura, ma non avrebbe rispettato i tempi di preavviso previsti dalla normativa.

Per l’USB non si tratta di una semplice contestazione amministrativa, ma dell’ennesimo episodio di un clima repressivo crescente verso chi partecipa o organizza mobilitazioni di solidarietà con la Palestina.

«L’incredibile motivo della multa – sottolinea il sindacato – è che la manifestazione era stata comunicata, ma non nei tempi considerati corretti dalla Questura». Una motivazione che, secondo l’organizzazione sindacale, dimostrerebbe come la normativa sul preavviso delle manifestazioni venga utilizzata sempre più spesso come strumento per scoraggiare la partecipazione e colpire gli organizzatori.

La protesta del 30 dicembre si era svolta nel cuore della città, con un’assemblea pubblica convocata per denunciare l’arresto di Mohammad Hannoun e di altri attivisti palestinesi, un caso che aveva suscitato forte indignazione tra movimenti, associazioni e sindacati di base.

Per l’USB la sanzione a Filippini si inserisce in una dinamica più ampia. «La Questura di Brescia – afferma il sindacato – è ormai da tempo impegnata in una costante e diffusa iniziativa di rappresaglia repressiva verso i movimenti e le lotte».

Non è un caso isolato. Negli ultimi mesi in diverse città italiane attivisti e organizzatori di manifestazioni pro-Palestina hanno ricevuto multe e denunce per blocchi stradali, presidi improvvisati o iniziative organizzate con poco preavviso. Spesso si tratta di sanzioni amministrative che possono arrivare a migliaia di euro e che colpiscono singoli promotori o organizzazioni.

Secondo avvocati e osservatori dei movimenti sociali, l’utilizzo crescente di strumenti amministrativi – multe, ordinanze e sanzioni pecuniarie – rappresenta una nuova modalità di gestione del dissenso. A differenza dei procedimenti penali, infatti, le sanzioni amministrative offrono margini difensivi più limitati e possono avere un effetto deterrente immediato su chi intende promuovere proteste.

Nel caso di Brescia, il nodo è proprio il preavviso previsto dall’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), che impone la comunicazione preventiva delle manifestazioni alle autorità. Una norma storicamente pensata per consentire la gestione dell’ordine pubblico ma che, secondo molti attivisti, viene sempre più spesso utilizzata per colpire iniziative spontanee o assemblee pubbliche.

Per l’USB la multa a Filippini non è solo una sanzione personale, ma un segnale politico. «Si tenta di colpire chi organizza e promuove mobilitazioni sociali», sostiene il sindacato.

Il timore espresso da molti attivisti è che questo tipo di provvedimenti produca un effetto intimidatorio, scoraggiando l’organizzazione di presidi e assemblee pubbliche. Un rischio particolarmente evidente in una fase in cui le mobilitazioni di solidarietà con il popolo palestinese hanno attraversato molte città italiane.

La vicenda di Brescia solleva dunque una questione più ampia: fino a che punto gli strumenti amministrativi possono essere utilizzati per limitare l’esercizio di diritti costituzionali come la libertà di riunione e di manifestazione?

Per l’USB la risposta è chiara: «Non ci faremo intimidire». Il sindacato annuncia che continuerà a sostenere le mobilitazioni e a denunciare quelli che considera tentativi di reprimere il dissenso.

Nel frattempo, la multa da 450 euro resta sul tavolo. Un importo relativamente contenuto, ma che assume un significato simbolico molto più grande: quello di un presidio di piazza trasformato in infrazione amministrativa. E di una protesta politica che rischia di finire sempre più spesso davanti a un verbale.

Per tutto questo, convocato un incontro pubblico contro la repressione martedì 10 marzo, ore 17,00, presso la sede Usb di via Corsica, 142 a Brescia.

Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Dario Filippini, Usb Brescia Ascolta o scarica

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