Il 21 settembre assemblea cittadina in piazza Lucio Dalla verso la mobilitazione del 2 ottobre. La campagna vuole unire le lotte contro abusi delle forze dell’ordine, razzismo e politiche sicuritarie partendo dalle comunità direttamente colpite.
Dare continuità a quanto è emerso nell’assemblea di piazza Lucio Dalla dello scorso luglio e trasformare esperienze spesso frammentate in un percorso comune contro la violenza istituzionale, gli abusi delle forze dell’ordine e la criminalizzazione delle comunità migranti e non bianche. È questo l’obiettivo della campagna “Lince occhi sugli abusi”, che per il prossimo 21 settembre alle 18.30 ha convocato una nuova assemblea cittadina in piazza Lucio Dalla, a Bologna.
L’appuntamento servirà innanzitutto a costruire la mobilitazione del 2 ottobre, a un anno da quanto accaduto in viale Masini. Ma la proposta avanzata dalla campagna prova deliberatamente ad andare oltre la commemorazione di un singolo episodio. L’obiettivo dichiarato è utilizzare quella data come punto di partenza per mettere in relazione vicende, comunità e lotte che troppo spesso vengono raccontate separatamente: gli abusi e la brutalità delle forze dell’ordine, la repressione del dissenso, la marginalizzazione delle periferie, la criminalizzazione delle persone migranti e razzializzate e l’affermazione di un modello sicuritario che tende a trasformare questioni sociali e conflitti in problemi di ordine pubblico.
È un’impostazione che assume particolare significato proprio mentre continuano a emergere, in diverse città italiane, casi nei quali l’uso della forza da parte degli apparati dello Stato pone interrogativi sulla proporzionalità degli interventi, sulla possibilità di documentarli e sui meccanismi attraverso i quali vengono accertate eventuali responsabilità. Il richiamo contenuto nell’appello a Ramy, Fakir e Lince serve alla campagna per sostenere che queste vicende non debbano essere rinchiuse nella dimensione dell’eccezione, affrontate una alla volta e poi rapidamente archiviate dal dibattito pubblico.
Il punto politico della proposta è proprio questo: cercare ciò che collega esperienze differenti senza cancellarne le specificità. La violenza istituzionale non colpisce tutti allo stesso modo e le pratiche di controllo si concentrano con particolare intensità sui soggetti socialmente più esposti: giovani delle periferie, persone migranti e non bianche, poveri, marginalizzati e soggetti considerati problematici nello spazio urbano. Per questo la campagna indica come condizione del percorso il protagonismo delle comunità direttamente coinvolte, a partire dal Pilastro e dalle comunità migranti, evitando di costruire ancora una volta iniziative nelle quali chi subisce concretamente controllo, discriminazione e repressione venga ridotto a semplice oggetto di solidarietà.
“Lince occhi sugli abusi” ha già avviato il confronto con alcune realtà bolognesi e intende ora allargarlo oltre i confini cittadini. L’invito rivolto alle organizzazioni e alle esperienze di altri territori nasce dalla convinzione che la frammentazione rappresenti uno dei principali limiti delle mobilitazioni contro gli abusi: ogni morte, pestaggio, fermo o episodio repressivo produce una risposta, spesso significativa, che rischia però di esaurirsi insieme all’attenzione pubblica sul singolo caso. Costruire una rete significa invece provare a trasformare quelle risposte in una capacità permanente di osservazione, solidarietà, denuncia e mobilitazione.
In questa prospettiva, il 2 ottobre dovrebbe essere contemporaneamente memoria e apertura di un percorso. Non soltanto ricordare ciò che è accaduto, dunque, ma interrogare le condizioni politiche e istituzionali che consentono alla violenza di riprodursi e che rendono spesso difficile accertarne le responsabilità. È su questo terreno che la campagna colloca anche la critica al modello sicuritario: non come una generica denuncia della repressione, ma come opposizione a una trasformazione che tende a rispondere con controllo, polizia e criminalizzazione a problemi che hanno origine nelle disuguaglianze sociali, nel razzismo e nell’abbandono dei territori.
L’assemblea del 21 settembre vuole quindi essere uno spazio aperto nel quale definire collettivamente contenuti e modalità della piazza del 2 ottobre, ma anche verificare la possibilità di costruire qualcosa che rimanga dopo quella giornata. L’appello insiste sulla necessità di non trasformare le differenze tra esperienze e soggettività in nuove frammentazioni, soprattutto in una fase segnata dall’inasprimento delle politiche repressive e dalla crescita delle destre radicali. La proposta è quella di costruire connessioni capaci di partire dalle persone direttamente colpite e, da lì, mettere in comunicazione le diverse forme di resistenza alla violenza istituzionale.
Di seguito pubblichiamo integralmente l’appello della campagna “Lince occhi sugli abusi”.
Quello che è “successo” a Ramy, a Fakir, a Lince e mol3 altr3 non sono episodi isolati. Sono parte di un problema più grande che riguarda il modo in cui vengono gestiti e controllati determinati corpi, determinate comunità, determinati territori. Riguarda la brutalità e gli abusi delle forze dell’ordine, la criminalizzazione delle persone migranti e non bianche, la repressione del dissenso e un modello securitario che presenta il controllo come unica risposta possibile.
È dentro questo quadro che la campagna Lince ci chiede di attraversare il 2 ottobre insieme. Non come una semplice giornata di memoria, ma come un momento per mettere in relazione esperienze diverse, costruire una rete e provare a dare continuità a un percorso di mobilitazione che non si esaurisca nella risposta a un singolo episodio.
Non chiediamo verità. La verità è già molto chiara e sotto gli occhi di tutt3. È tempo di chiedere giustizia. E chiedere giustizia significa anche interrogare le condizioni che rendono possibile la violenza, la sua normalizzazione e l’impunità. Significa non accettare che ogni episodio venga isolato dagli altri, come se non esistesse un filo che li attraversa.
Da mesi, a Bologna e in altre città, diverse realtà stanno provando a reagire a questa situazione. Lo abbiamo visto nelle mobilitazioni, nelle assemblee, nei percorsi nati attorno a Fakir e ad altri episodi di violenza e repressione. Ma troppo spesso queste esperienze rimangono separate, mentre proprio la frammentazione rischia di indebolire la possibilità di costruire una risposta comune.
A partire da quanto emerso dall’assemblea di piazza Lucio Dalla di luglio, vogliamo quindi provare a costruire uno spazio cittadino e, allo stesso tempo, a metterlo in relazione con le esperienze che attraversano altri territori.
Uno spazio orizzontale e trasversale che parta dalle comunità direttamente coinvolte, a partire dal Pilastro e dalle comunità migranti e che sappia tenere insieme le diverse forme di resistenza alla violenza istituzionale, alla repressione e alla deriva securitaria.
Il 21 settembre alle 18.30, in piazza Lucio Dalla, ci incontriamo per discutere insieme come costruire la piazza del 2 ottobre e, soprattutto, come dare continuità a questo percorso.
Perché oggi più che mai, mentre i fascismi avanzano e la repressione si fa sempre più pervasiva, abbiamo bisogno di costruire connessioni, non ulteriori divisioni. Di riconoscere le differenze tra le nostre esperienze senza trasformarle in frammentazione. Di stare insieme, organizzarci e costruire una forza collettiva capace di non lasciare sole le persone e le comunità che subiscono violenza.
Ramy, Fakir, Lince e tutte le esperienze che in questi mesi hanno attraversato le nostre città ci parlano della stessa necessità: trasformare la rabbia e la resistenza in organizzazione, relazione e mobilitazione. Insomma in comunità.
Questa è una proposta. Il resto si costruisce insieme.
21 settembre, ore 18.30 piazza Lucio Dalla
Assemblea cittadina

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