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Materiali

I dati della repressione delle lotte sociali (2011 – 2016)news

Sovversivi e delinquenti 15 mila denunciati per lotte sociali dal G8 di Genova ad oggi      (luglio 2007)

Le Lotte non si arrestanoAppunti per l’Amnistia Socialenews

Sangue del nostro sangue nervi dei nostri nervi Uccisioni da parte delle forze dell’ordine 1945-2009

Dalla Legge Reale al pacchetto sicurezza35 anni di legislazione speciale    (dicembre 2009)

625 Libro bianco sulla Legge Reale

Nemici dello Stato – Criminali, “mostri” e leggi speciali nella società di controllo a cura di Luther Blissett Project

Dossier Polizia Violenta 1 …  a cura di Compagne e Compagni di Dax e Mutuo Soccorso Bandito

Dossier Polizia Violenta 2  .. a cura di Compagne e Compagni di Dax e Mutuo Soccorso Bandito news

Lacrimogeni come arma chimica di repressione   (luglio 2013)

Repressione in tempo di crisi (un opuscolo dei compagni di Pisa)

Report seminario “Neoliberismo e gestione penale della crisi (15 gennaio 2011)

—- Nell’incendio di Milano” Appunti per un dibattito contributi alla discussione dopo il 1 maggio e la manifestazione MayDay NoExpo news

Terrorizzare e reprimere. Il terrorismo come strumento repressivo in perenne estensione a cura  collettivo Prison Break Projectnews

Ultimi sviluppi della criminalizzazione delle lotte: “la repressione economica” a cura  collettivo Prison Break Projectnews

Dossier Egitto – Verità e giustizia per Giulio Regeni a cura dell’Arcinews

  • MANUALI DI AUTODIFESA

Vademecum Breve guida dei tuoi diritti davanti alle forze di Polizia (2017) a cura di Antigonenews

Piccolo Manuale di AutodifesaAnalisi dei reati che più comunemente vengono contestati a chi svolge attività politica (giugno 2008)

Occupazioni delle scuoleNorme e sentenze da conoscere   (ottobre 2011)

Manualetto corteo – come comportarsi prima, durante e dopo un corteo a cura di Rete Evasioni

Guida per  l’accesso al   Gratuito Patrocinio

  • TORTURA

La tortura in Italia   (giugno 2010)

La Tortura in Italia  a cura del Comitato contro l’uso della tortura <<Dal “fermo” al trattamento differenziato>> (1982)

sTortura – Perchè l’Italia non sa punire la tortura…  un saggio di Lorenzo Guadagnucci news

  • GENOVA 2001

I processi L’esperienza del Genoa Social Forum, la partecipazione alle giornate del G8/Genova, il lavoro del Genoa Legal Forum dalle fasi delle indagini all’apertura dei diversi procedimenti, le iniziative organizzate in ricordo del 20 luglio 2001, sono parte del materiale di “memoria” che potete trovare su questo sito. Sono consultabili alcuni degli atti (verbali – trascrizioni e audio udienze – consulenze tecniche) relativi ai maggiori processi sui fatti del G8, ed è inoltre disponibile una vasta documentazione audiovisiva (foto – video – radio) e cartacea (bibliografia – rassegna stampa) raccolta in questi anni.

Iter Giudiziario e Controinchieste sul G8 di Genova luglio 2001

Per Genova, dieci anni dopo

Lo Spirito di Genova

Video sul G8 di Genova

Video testimonianze da Bolzaneto

  • STRAGI DI STATO

12 dicembre 1969 La strage di Stato

  • CASO MORO

La dietrologia nel caso Moro news

 

  • CARCERE

Guida per chi ha la sventura di entrare in carcere a cura di Rete Evasioni

Guida per i  parenti dei detenuti a cura di Ristretti Orizzonti

Dossier “Morire di carcere” 2002-2014 a cura di Ristretti Orizzonti

Suicidi e atti di lesionismo in carcere –  (1990-2014) a cura di Ristretti Orizzontinews

Detenuti nelle carceri italiane rapporto aprile 2017 news

Detenuti suicidi nell’anno 2016: confronto tra i casi censiti dal Ministero e quelli del dossier “Morire di carcere”

Eventi critici negli istituti penitenziari Serie storica degli anni: 1992 – 2016news

Relazione al Parlamento sullo svolgimento da parte dei detenuti di attività lavorative. Anno 2015

Le mie prigioni – L’inchiesta di Presa Diretta

“Galere d’Italia”, XII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione – sintesinews

Stop Opg – Vademecum sulle misure di sicurezzanews

  •  MIGRANTI

Antirazzismo, istruzioni per l’uso news

Direttiva rimpatri e stato di diritto

a cura di Lunaria

Terzo Rapporto sulla protezione internazionalenews

Rapporto sui Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza, a cura di Medici Senza Frontiere (2004)

Primo Libro Bianco sul razzismo in Italia (2009) a cura di Cronache di ordinario Razzismo

Secondo Libro Bianco sul razzismo in Italia (2011) a cura di Cronache di ordinario Razzismo

Terzo Libro Bianco sul razzismo in Italia (2014) a cura di Cronache di ordinario Razzismo

Al di là del muro. Viaggio nei centri per immigrati in Italia

La spesa pubblica per il contrasto dell’ “immigrazione irregolare”  a cura di Lunaria

Costi Disumani a cura di Lunaria

Segregare Costa a cura di Lunaria

La spesa per i “campi nomadi” a Napoli, Roma e Milano a cura di Lunaria

I diritti non sono un “costo” a cura di Lunaria

Immigrazione, welfare e finanza pubblica a cura di Lunaria

Dall’emergenza umanitaria allo Stato di eccezione a cura di di Fulvio Vassallo Paleologonews

La tutela dei richiedenti asili – Manuale giurido per l’operatorenews

Azioni contro la discriminazione a cura di Marina Pirazzinews

Aspetti rilevanti della protezione dei rigugiati in Italia . Rapporto UNHCR 2013

Dossier Watchdoga cura di Lunaria. Un analisi degli atti legislativi di governo e parlamento da febbraio ad agosto 2015news

25 anni di criminalizzazione razzista a cura di Salvatore Paliddanews

‘Delitti di odio’: conoscerli per combatterli a cura di Lunarianews

  •  ANTIFASCISMO

Vademecum antifà

Dossier Casapound a cura del Collettivo Universitario Autorganizzato Napoli

Dossier Casapound a cura del Laboratorio Aq16

Dossier Casapound a cura de la redazione “La Nuova Alabarda”news

Dossier Forza Nuova a cura del Centro Sociale 28 maggio Rovato

Lo sguardo di Almirante di Claudia Cernigoi

Dossier El Alamein

Mappa delle aggressioni fasciste

Nè fascisni, Nè polizia dedicato a Dax  a cura di Associazione Dax 16 marzo 2003

  •  NO TAV

Nervi Saldi – Cronache dalla Val Susa a cura di Agenzia X

Tav e Informazione Analisi della rappresentazione mediatica della issue Tav su Corriere Della Sera, Repubblica e La Stampa  a cura di Irene Pepe

La notte del Procuratore – Piccola controbiografia di Giancarlo Caselli a cura di InfoAut news

  •  MALAPOLIZIA

Storie di cittadini uccisi dallo Stato

Cinici, Infami e violenti – Panda Nera: Tra violenza e sicurezza nella bassa bergamasca

Verità una, Giustizia nessuna a cura di ZONE DEL SILENZIO – Collettivo Antipsichiatrico “Antonin Artaud” – Collettivo Aula R – Gruppo di discussione sul carcere – Pisa – Associazione Aut-Aut – Osservatorio Antiproibizionista – Canapisa Crew

 Il fenomeno Ultras

Equipaggiamento delle Forze dell’Ordine in servizio negli stadi

La repressione fa male a tuttiopuscolo informativo sulla repressione dentro e fuori gli stadi a cura della curva nord Atalantanews

Comments ( 6 )

  • luigi

    compagni buona sera sono un disoccupato bros soggetto alle misure cautelari e ho visionato un po il materiale ma non riesco ad aprirlo se mi potete dare un link per visionare tutto ve ne sarei grato. buona serata Comopagn@ saluti da Napoli

  • fabrizio ibba

    la dietrologia del caso Moro
    è impaginata male, molto male.
    Comunque non sono d’accordo sulla visione di questi brigatisti eroi rivoluzionari, e nemmanco che si sappia tutto del Caso Moro. Poi, bisogna dire che i brigatisti fecero il PIÙ GRANDE REGALO ALLO STATO del tempo che così ebbe vita per altri 15/20 anni minimo. Ma gente vi siete dimenticati che Berlinguer e Moro stavano creando un ALLEANZA un ACCORDO che avrebbe buttato a MARE TUTTI I detentori del potere DC fino a quel momento, ed avrebbe creato un Governo tra PCI moderato e sinistra DC? Ma avete letto bene sul caso ? Quei disgraziati brigatisti che fossero improvvisati rivoluzionari, che tra loro ci fosse o meno uno dei servizi che li ha pilotati o meno, HANNO fatto un atto contro il POPOLO Italiano, sopratutto contro il POPOLO DI SiNISTRA e liberale, cavolo ! ma non è LOGICO? non lo vedete neanche dopo decenni?
    Fate, con “l’Osservatorio” tante belle e giuste cose, eppoi pubblicate stà roba dove si vuole affermare che c’era un minuscolo gruppo rivoluzionario in Italia che seppur minuscolo, ha fatto tanti di quei casini e cazzate da fare il gioco dei Fascisti e della loro “strategia della tensione” ; cose fatte senza il minimo consenso dei lavoratori , sopratutto quelli di sinistra e del PCI?
    Spiegatemi ‘sta cosa, questa pubblicazione che fa venire voglia di andare in bagno gia’ dalle prime pagine. Ragazzi, siamo nel 2015 io ho 50 anni e vi ho detto come la penso , se potete, se sapete rispondere coerentemente e con linguaggio attuale ve ne sarei grato.
    Fabrizio Ibba

    • Gentile Fabrizo, grazie del commento. Una sola cosa di quello che hai scritto condividiamo: la critica all’impaginazione dell’opuscolo. Per il resto ci troviamo in netto disaccordo.Nonostante Lo Stato abbia vinto, la “guerra civile” con le organizzazioni armate, i vincitori continuano pervicacemente a negare, ogni radice sociale e politica del fenomeno della lotat armata, ogni motivazione di reazione ai profondi deficit di democrazia e di giustizia sociale di cui è stata intessuta la storia italiana del dopoguerra, con la particolare accentuazione del crinale tra gli anni ’60 e ’70, con la strategia della tensione e le stragi. Sconfitte quelle insorgenze, processati e schiacciati da un destino di carcere si è consegnata alla storia e alle nuove generazioni una lettura e un giudizio di quei fenomeni come puramente criminali o, addirittura, psicopatologici. Ma dovrebbero bastare le cifre a svelare quanto si sia piuttosto trattato di un ampio fenomeno di radicalità sociale: 40.000 denunciati, 20.000 “passati” dalle carceri, 4.200 condannati, spesso senza nessuna garanzia del diritto di difendersi. Dietro queste aride cifre, le “carceri speciali”, la tortura, l’isolamento, la parte migliore di due generazioni ricondotta all’esilio, o “restituita” alla società dopo essere stata umiliata nella sua identità. Con la proposta di “compromesso storico” il Pci cambiare strategia, fino a identificarsi completamente con la repressione e le leggi speciali, invitando i propri iscritti alla delazione sistematica e spedendo i propri magistrati alla crociata contro i sovversivi. Una mutazione irreversibile, che farà del Pci/Pds/Ds una forza politica giustizialista, alla quale s’iscriverebbero volentieri Judge Dredd e Marion Cobretti. Ma procediamo per gradi. Il “compromesso storico” viene annunciato alla fine del 1973: è il progetto di un’alleanza tra i due più grandi partiti italiani, Pci e Democrazia Cristiana. Dai tragici eventi cileni dello stesso anno, Enrico Berlinguer trae la conclusione che la sinistra non potrebbe governare da sola nemmeno col 51% dei voti. Occorre dunque superare la conventio ad excludendum decisa dagli Stati Uniti, far entrare il Pci nella maggioranza parlamentare e unire le masse cattoliche a quelle comuniste, in modo da creare una maggioranza sociale oltre che politica, e scongiurare il pericolo di un colpo di stato (la Dc cilena ha appoggiato il golpe di Pinochet). Nonostante la Dc si mostri ostile a quest’ipotesi, Berlinguer persevera e ribadisce le sue tesi al XIV° congresso del partito (marzo 1975). Per dimostrare nei fatti di essere ormai un partito democratico e filo-atlantico, il Pci collabora a imporre ai lavoratori la cosiddetta “austerità”, cioè la deflazione monetaria e la politica di tagli e sacrifici rese “necessarie” dalla crisi energetica e dalla crisi strutturale del modello industriale fordista. Il Pci ottiene un super-risultato alle elezioni amministrative del 1975, col 33,4% (+5,5% rispetto alle politiche del ’72) e alle politiche del 1976 col 34,4%, massimo risultato di sempre. Ma non si tratta di una ratifica da parte delle masse della strategia berlingueriana: al contrario, è l’onda lunga della vittoria al referendum sul divorzio (1974), e in generale della stagione di riforme iniziata con lo Statuto dei lavoratori. Il Pci non lo capisce, e investe i suoi voti astenendosi sulla formazione di un monocolore democristiano guidato da Giulio Andreotti. È la paradossale formula della “non sfiducia”, passo decisivo verso l’attuazione del compromesso storico. In questi anni trova forma compiuta il “consociativismo” a livello nazionale e locale. La lottizzazione degli enti pubblici e la spartizione partitocratica dei posti di potere non hanno alcun fine di “vigilanza democratica”, anzi: per essere accettato nell’area di governo, il Pci abdica a qualunque funzione di controllo e denuncia degli abusi polizieschi e di altri fenomeni, uno su tutti la corruzione. Dovrebbe far riflettere il fatto che la grande fase riformatrice seguita all’Autunno Caldo si esaurisca più o meno contemporaneamente alla proclamazione del “compromesso storico”. I conflitti sociali s’inaspriscono, aumentano di intensità, e poiché non c’è più una vera e propria opposizione, ai movimenti non resta che mettere in crisi le forme di rappresentanza politica e sindacale. È il periodo delle “assemblee autonome” nelle fabbriche occupate, lo stesso in cui si forma l’area dell’autonomia operaia organizzata. Mantenere l’ordine pubblico si fa sempre più difficile, servono leggi speciali. Qui inizia il primo capitolo di questo libro, e la lunghissima notte dei lunghi coltelli durante la quale il Pci annienterà o consegnerà al boia più o meno chiunque si muova alla sua sinistra. A tutti i livelli e con ogni mezzo, il Pci si dedica alla metodica demolizione dei movimenti nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nei quartieri: fino alla trasformazione delle sezioni in commissariati ausiliari, all’intimidazione verso gli intellettuali, all’utilizzo di ogni strumento dell’arsenale stalinista nella battaglia contro il terrorismo e l’eversione. Il disorientamento della base operaia del partito viene incanalato nell’odio isterico per gli “estremisti”, i “gruppettari”, gli “autonomi”, i “terroristi”. Il Pci diffonde la psicosi anche tra le proprie fila: la dirigenza non può digerire il fatto che alcuni brigatisti arrestati siano ex-militanti del partito, e fa partire sempre più pressanti inviti alla delazione.
      Il movimento del ’77 sancisce definitivamente la reciproca ostilità tra movimento e partito-sindacato. “Untorelli”, “fascisti” e “diciannovisti” sono alcuni degli epiteti usati da Berlinguer per descrivere gli studenti che occupano le università. A Roma, gli occupanti cacciano dalla Sapienza Lama e il suo servizio d’ordine. Ma è a Bologna, perenne show-case del buongoverno pciista, che avviene lo scontro al tempo stesso più duro e più simbolico:
      riappare la doppia organizzazione del Pci. A Bologna l’apparato paramilitare e violento è fornito da alcune aziende municipalizzate, dai loro servizi d’ordine con cui la pubblica amministrazione fornisce aiuti e forza al partito: cosa per niente inedita in un paese dove il partito di governo, la Dc, considera lo stato come una sua proprietà, ma sempre scandalosa. Sta di fatto che ci sono uffici del comune che provvedono con i mezzi comunali a schedare i nuovi sovversivi, gli avversari del partito e che nella circostanza si mettono a disposizione della polizia. (Giorgio Bocca, Noi terroristi. Dodici anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i protagonisti, Garzanti, Milano 1985, p.178)
      Fra il febbraio e il marzo 1978 il presidente della Dc Aldo Moro tira le redini di un governo di “solidarietà nazionale”, che il Pci voterà in parlamento pur non occupandovi poltrone ministeriali. Moro viene rapito il 16 marzo, il giorno stesso in cui il governo si presenta alle camere. Nei 54 giorni del sequestro, il Pci è l’anima di quel “fronte della fermezza” che rifiuta ostinatamente di trattare con le Br, lasciando che queste ultime eseguano la loro sentenza di morte. La base del Pci non si raccapezza più, e le elezioni amministrative del maggio 1978 segnano un grave arretramento del partito (-7,1% rispetto alle politiche del ’76). È la fine della tendenza iniziata con l’Autunno Caldo. Finisce anche la “solidarietà nazionale”, poiché l’emorragia di voti apre una grande crisi all’interno del Pci, che esce dal governo nel gennaio ’79 e come se niente fosse torna a predicare l'”alternativa”. Invero, nessuna alternativa è più praticabile: l’eroina è ovunque; le avanguardie rivoluzionarie e giovanili sono state distrutte; centinaia di militanti affollano le patrie galere, altri se la sono svignata prima di finirci; soprattutto, nelle fabbriche si è imposta una pax romana, il padronato non ha più paura di pigiare sul pedale del downsizing e dei licenziamenti di massa, della fuoriuscita violenta dal taylorismo. Nel 1980 la sconfitta degli operai della Fiat di Torino e la strage di stato alla stazione di Bologna sono l’epilogo più appropriato di una tragedia decennale Il Pci non ammetterà mai le proprie gravissime responsabilità, anzi, si appunterà sul bavero la coccarda insanguinata della “vittoria sul terrorismo”.
      Infine con l’emergenza l’Italia entra nell’era reaganiana. La lotta al terrorismo è stato un pretesto per cancellare alcuni dei lati migliori degli anni settanta.Per ridimensionare questa grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica e esistenziale, c’è voluta (e per la prima volta nella storia del dopoguerra) la grande alleanza di tutto il sistema dei partiti, l’uso di tutti i corpi militari, una modifica radicale dello “Stato di diritto”, la trasformazione della magistratura in braccio secolare del potere politico e degli interessi della borghesia industriale (e non). A supporto del consenso, l’ntero arco dei mass media, che rivendicavano la tradizione del jornalist-policier dell’inizio secolo. L’emergenza è la pagina più nera nella storia del Partito Comunista Italiano. Essa ha introdotto pesanti perversioni nell’apparato giudiziario e non ha per nulla “ristabilito l’impero della legge”: il commercio politico è più sporco di prima, le grandi organizzazioni criminali si sono rafforzate, gangsterismo e politica possono presentarsi apertamente a braccetto, nessuna delle stragi attribuite a gruppi neofascisti ma in realtà manovrate da altre potenze criminali, protette dagli apparati dello Stato che continuavano a depistare le indagini, è stata chiarita.
      L’emergenza ha rotto le barriere dell’etica; come negli anni bui dello stalinismo l’infamia è assurta a virtù civile.

  • lurench

    Salve,
    prima di tutto volevo ringraziarvi per lo sforzo, molto importante, di condivisione di questi documenti.
    Vorrei solo chiedere una precisazione in merito ad alcuni dati che esponete nell’ultimo commento: “Ma dovrebbero bastare le cifre a svelare quanto si sia piuttosto trattato di un ampio fenomeno di radicalità sociale: 40.000 denunciati, 20.000 “passati” dalle carceri, 4.200 condannati, spesso senza nessuna garanzia del diritto di difendersi”.
    Volevo chiederi la fonte di queste cifre perchè in tutte le mie peregrinazioni tra volumi cartacei e pagine web sulla lotta armata si trovano dati diversi, eterogenei e spesso contrastanti soprattutto sul numero dei partecipanti.
    Grazie!

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