A Vicenza, le forze dell’ordine hanno iniziato lo sgombero del bosco di Ca’ Alte, rimuovendo attivisti e attiviste che si erano incatenati davanti ai cancelli d’accesso in difesa di quel prezioso spazio verde. Il bosco, infatti, rischia di essere distrutto per fare posto ai lavori per il Tav.
L’Italia continua a essere martoriata dalle grandi opere inutili, che devastano il nostro territorio, cementificando senza sosta, nonostante l’evidenza della crisi climatica. A Vicenza, le forze dell’ordine hanno iniziato lo sgombero del bosco di Ca’ Alte, rimuovendo attivisti e attiviste che si erano incatenati davanti ai cancelli d’accesso in difesa di quel prezioso spazio verde. Il bosco, infatti, rischia di essere distrutto per fare posto ai lavori per il Tav.
In via Maganza, cresce il numero di persone che partecipano al presidio di solidarietà, una mobilitazione spontanea animata dai residenti e che accoglie anche chi è stato allontanato dal cancello.
Nonostante le difficoltà, all’interno del bosco continua la loro lotta per difendere e preservare i boschi liberati come racconta, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Marco del centro sociale Bocciodromo di Vicenza. Ascolta o scarica
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Le attiviste e gli attivisti che presidiavano il bosco dalla prima delle piattaforme sopraelevate sono stati portati via con l’impiego di un camion con braccio. Le forze dell’ordine sono quindi riuscite a sfondare del tutto il cancello con l’ausilio di una ruspa. Nonostante il massiccio impiego di mezzi e uomini delle forze dell’ordine, il bosco, che per decenni ha rappresentato uno spazio di equilibrio tra cemento e ossigeno in una città sempre più inquinata, continua a essere difeso dalle attiviste.
Le ultime piattaforme sopraelevate sono state abbattute con l’impiego di una ruspa, mentre 30 tra attiviste e attivisti che da stamattina erano al bosco di Ca’ Alte per difenderlo sono stati portati in questura. Le forze dell’ordine sono entrate nell’area e hanno respinto con l’idrante le persone che tuttora sono rimaste a presidiare il bosco. Un’attivista sta resistendo a 15 metri di altezza su un vecchio cedro che dovrebbe essere abbattuto per la prima fase di cantierizzazione dell’area.
Nonostante la potenza dell’operazione e l’imponente dispiegamento di forze, la resistenza non si è piegata. Dentro e fuori dal bosco, le voci di chi difende Ca’ Alte hanno continuato a farsi sentire, forti, ostinate, presenti. E grazie alla determinazione di chi, in varie forme, si è opposto per molte ore all’avanzata delle ruspe, la polizia si è arrestata sull’argine: per oggi, nessun albero è caduto.
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