di Giovanna Branca*
Il processo di Fort Worth trasforma una protesta davanti un edificio dell’ICE in un caso di terrorismo interno: per la prima volta negli Stati Uniti la categoria “Antifa” entra in tribunale come organizzazione criminale, aprendo la strada alla repressione politica dell’opposizione.
È la prima volta che una giuria statunitense riconosce l’esistenza di una «cellula terrorista Antifa», resasi responsabile, secondo alcune delle condanne, di atti di terrorismo interno. Il caso, giudicato in un tribunale di Fort Worth (Texas) contro nove persone, riguarda una manifestazione pacifica davanti a un edificio dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) tenutasi la scorsa estate, finché una persona nascosta fra gli alberi non ha aperto il fuoco su un agente di polizia – ferito ma sopravvissuto – che aveva estratto un’arma contro i manifestanti che stavano facendo delle scritte sull’edificio federale.
La giuria ha comminato tutte le condanne richieste dall’accusa: dagli atti di terrorismo interno al supporto a questi atti, fino al tentato omicidio per Benjamin Song, che ha premuto il grilletto. Uno dei nove, Daniel Sanchez-Estrada, non si trovava sulla scena ma è stato accusato di possesso di «propaganda anti-governativa»: rischia fino a 40 anni di carcere, mentre i suoi presunti “complici” rischiano l’ergastolo. «Sono stato consultato dal suo avvocato», racconta al manifesto Mark Bray, storico e docente della Rutgers University fuggito lo scorso autunno dagli Stati uniti con la sua famiglia per timore della persecuzione dell’amministrazione Trump. Il suo libro Antifa: The Antifascist Handbook l’aveva fatto finire nel mirino degli attivisti di estrema destra all’indomani dell’omicidio di Charlie Kirk. «Ho potuto vedere – aggiunge – le scannerizzazioni dei materiali che Estrada era accusato di trasportare: nessuno di essi aveva a che fare con Antifa. Ma il punto principale è un altro: i testi di cui una persona è in possesso non significano necessariamente che tu abbia fatto qualcosa, o che creda in una cosa specifica».
Anche per questo gli avvocati della difesa hanno commentato il verdetto come una sconfitta del primo emendamento, che garantisce la libertà di parola e protegge contro i reati di opinione cari alle dittature. Una sconfitta, commenta Bray, «molto preoccupante».
Il caso, infatti, è subito diventato il banco di prova per la stretta del governo contro l’opposizione di sinistra. «È un tentativo coordinato dell’amministrazione Trump – osserva Bray – di dipingere persone radicali e di sinistra come “Antifa”. Tentativo al cuore di questo caso. In cui hanno presentato una definizione ampia e vaga di ciò che significa Antifa per poter caratterizzare queste persone come membri di ciò che considerano un’organizzazione terroristica». Quando Antifa, in realtà, non solo non è un’organizzazione terroristica, «ma non è neanche un’organizzazione».
Uno dei motivi per cui lo storico è stato consultato dalla difesa è che il testo che ha decretato il suo vero e proprio esilio politico – oggi vive in Spagna, ma per non perdere il lavoro all’università ci dice che dovrà presto tornare negli Stati uniti – è stato introdotto dall’accusa al processo come prova a carico degli imputati. La giuria, ha scritto il Washington Post, ha perfino chiesto di rivedere The Anti-Fascist Handbook in sede di deliberazione. «È inquietante – dichiara Bray – che si siano serviti del mio libro e che abbiano cercato di far rientrare gli imputati negli esempi storici che cito nel testo. Avrei voluto poter testimoniare di persona. Non so se il mio libro sia stato usato anche per discutere di Black Bloc (altro gruppo inesistente usato contro i nove condannati). Termine che definisce una tattica usata in grandi manifestazioni. Non si tratta di persone vestite di nero che fanno cose illegali nel cuore della notte. Un altro esempio di come l’accusa abbia chiaramente cercato di distorcere e allargare a dismisura i temi politici per poter accusare queste persone di terrorismo».
Intanto, la vittoria della stretta autoritaria del governo viene festeggiata dal direttore dell’Ice Todd M. Lyons e dalla ministra della Giustizia Pam Bondi: «Il verdetto di oggi per terrorismo non sarà l’ultimo, l’amministrazione Trump è impegnata a smantellare sistematicamente Antifa e a porre finalmente termine alla violenza nelle strade americane».
*da il manifesto
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