“Brigate Negre” il romanzo di Marco Gabbas, un pugno nello stomaco
Il romanzo “Brigate Negre” di Marco Gabbas non è una lettura qualunque: è un pugno nello stomaco, una testimonianza cruda e necessaria sulle condizioni disumane all’interno dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). L’autore, avendo sofferto molti anni di razzismo di Stato assieme alla sua famiglia, ci restituisce un quadro desolante e intriso di rabbia, dove la dignità umana viene calpestata fino a generare un insopprimibile desiderio di rivolta.
Gabbas non si limita a descrivere la mera esistenza all’interno di quelle mura, ma scava a fondo nell’animo dei reclusi. La rabbia è il filo conduttore che attraversa ogni pagina, una rabbia non fine a sé stessa, ma scaturita da una condizione che l’editore Costantino Cavalleri non ha esitato a definire “peggiore di quella delle bestie”. Questa espressione, forte e provocatoria, serve a sottolineare la privazione di ogni diritto, la mancanza di speranza e la sensazione di essere trattati come numeri, non come esseri umani.
Il titolo stesso, “Brigate Negre”, è una scelta evocativa che suggerisce un’organizzazione, una reazione, un’esasperazione tale da sfociare in una sorta di contro-potere o di resistenza collettiva. Gabbas dipinge un ambiente dove la frustrazione e l’ingiustizia alimentano il desiderio di ribellione, un anelito di libertà che, seppur soffocato, brucia sotto le ceneri.
“Brigate Negre” è un libro che dovrebbe essere letto non solo da chi si interessa di tematiche sociali o migratorie, ma da chiunque voglia comprendere le conseguenze estreme di un sistema che ignora i bisogni fondamentali dell’individuo. È un’opera che, pur nella sua durezza, lascia intravedere la scintilla della resilienza umana e la forza di chi, nonostante tutto, non si arrende all’annientamento. Un romanzo potente, che ci costringe a riflettere e, forse, a chiederci quanto a lungo si possa ignorare il grido di chi è ridotto al silenzio.
la postfazione al libro di Turi Palidda
Quando cominciai a scoprire la realtà degli immigrati in Italia (dopo il 1993) mi chiedevo come mai non emergessero delle rivolte contro le pratiche brutali e persino mortifere del dominio italiano sugli immigrati. Era un’idea alquanto astratta che in parte si legava al ricordo della gloriosa straordinaria e molto impressionante storia della rivolta degli schiavi in Sicilia guidata da Euno (Diodoro Siculo, La rivolta degli schiavi in Sicilia, Sellerio, 1983).
Le pratiche di dominio da parte di caporali, di sbirri, di padroncini ecc. anche in Italia sin dagli anni ’70 sono a volte simili a quelle che subivano gli schiavi dell’Impero romano (cfr. Razzismo democratico).[1]
Sappiamo che ci sono stati tanti episodi di rivolte individuali, esplosioni di rabbia, così come casi classificati come derive di “disturbo mentale” (“impazzimento”). Ma la stragrande maggioranza dei casi induce a pensare che questo dominio è talmente violento da schiacciare le vittime sino all’impotenza totale, fino all’incapacità di reagire e persino di pensare di farlo. È l’esito del continuo ed esasperato assoggettamento fisico e psicologico dei dominati (cfr. Polizie, sicurezza e insicurezze).[2]
Qualche benpensante accuserà il romanzo di Gabbas come una sorta di incitamento al “terrorismo”. Ebbene diciamolo chiaramente: l’eventualità di un passaggio alla reazione armata contro il terribile dominio neo-schiavista non è da escludere! Tanto più che i dominati (non solo immigrati ma anche autoctoni) non godono di alcuna protezione. Anzi, molto spesso tanti operatori delle polizie si accaniscono contro i lavoratori immigrati e anche autoctoni non appena si rivoltano. Le polizie sono sempre zelanti nel proteggere il supersfruttamento, non gli sfruttati e neanche le vittime di violenze inaudite da parte di caporali e padroncini (vedi Polizie, sicurezza e insicurezze).
La condizione dei dominati è peggiorata così come quella stessa dei lavoratori in regola (lo mostrano persino le statistiche OCSE e ILO sui salari e sul potere d’acquisto). E i casi di brutalità razzista, così come i casi di incidenti e morti sul lavoro sono impressionanti (il 65% degli incidenti e morti sul lavoro sono immigrati).
Sì, non è nient’affatto da escludere che prima o poi immigrati e autoctoni neo-schiavizzati si rivolteranno e non per offrire fiorellini agli schiavisti e a chi li protegge.
[1] https://www.agenziax.it/sites/default/files/free-download/razzismo-democratico.pdf
[2] https://www.meltemieditore.it/catalogo/polizie-sicurezza-e-insicurezze/
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