Se sono ciò che ho e perdo ciò che ho, poi chi sono? (Erich Fromm)
L’articolo 29 del Codice Penale stabilisce:
-La condanna all’ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importa l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici.
Quindi nel nostro ordinamento non esiste solo l’ergastolo ostativo, ma esiste anche un’altra pena che non ha mai fine: il divieto di votare per tutta la mia vita.
Provo a fare un po’ di storia.
Con lo Statuto Albertino la legge elettorale del 1848 limitava i diritti politici a una cerchia ristrettissima di popolazione.
Con la legge nel 1912 s’introduceva il suffragio universale ma solo per gli uomini.
Con l’assemblea costituente del 22 dicembre 1947 si stabiliva che sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Provo a ragionare.
Se il Diritto interno, sovranazionale e internazionale riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, vuol dire che questi diritti preesistono allo stato naturale.
Lo Stato non li crea, quindi non li può annullare, nell’ipotesi peggiore li potrebbe sospendere a tempo.
A questo punto si tratta di decidere se il voto è un diritto dell’uomo naturale, ed io credo che lo sia, o non lo è.
Io penso che un uomo potrebbe sopportare di perdere la libertà fisica anche per sempre, ma non quella di esprimere la propria volontà, perché in questo modo è come se perdesse anche la propria anima.
In tutti i casi, la nostra Costituzione stabilisce che la pena dovrebbe tendere alla rieducazione del condannato, ma il divieto di votare per tutta la vita di fatto limita il pieno sviluppo della persona.
E nega per sempre l’inserimento, la partecipazione politica/sociale di chi ha sbagliato perché il diritto d’inserimento del condannato non può assolutamente realizzarsi senza la possibilità di votare.
Per questo i detenuti desiderono essere parte attiva di questa società, solo così forse la politica si accorgerà che esistiamo anche noi: uomini che hanno errato, ma che vogliono partecipare alla vita del nostro Paese.
Non mi resta altro che aggiungere: Una persona, un voto.
Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto novembre 2011

