UNA GIORNATA PARTICOLARE

Mesi, settimane, giorni, minuti, secondi: si gioca!!! Attesa e tempo. Due componenti che s’intrecciano e si fondono in un unico corpo che caratterizza l’appartenenza di due realtà che lottano per la sopravvivenza.
Ergastolani ostativi in lotta per la vita, in attesa di una riforma tesa all’abolizione di una pena disumana com’è appunto l’ergastolo, e lavoratori che lottano per ottener riconosciuto a tempo indeterminato un posto di lavoro, e per non essere schiavi, soprattutto, dei metodi prepotenti e offensivi dei padroni.
Nel nostro Paese ci sono “due società” ineguali fra loro: una è costituita da quelle parole che rientrano nel cerchio magico del padronato e che sono inseriti per ciò nel sistema redditizio, l’altra è costituita all’opposto, e cioè da coloro che sono esclusi dal lavoro, preclusi dal benessere, esclusi dalla vita sociale:
sono i poveri, i disoccupati, i giovani, i diplomati e i laureati senza aspettative, privati finanche di sognare un futuro più roseo e dignitoso, e a volte pure costretti a cercarsi qualsiasi forma di sottoccupazione, qualcosa di cui vivere…
Io credo che i politici invece di lodare sempre e chiunque, per puro fine, i super manager strapagati, piuttosto dovrebbero darsi da fare perché tali problemi nel mondo del lavoro vengano risolti al più presto: certo non come l’orripilante vicenda dell’anno scorso in cui si è assistito (e si assiste tutt’oggi) all’infame costrizione dei lavoratori a firmare degli accordi con la mannaia del ricatto di chiudere le fabbriche. Mi chiedo se questo metodo non sia la prova provata della moderna schiavizzazione. Sì, perché un tempo si frustavano a sangue per farli lavorare, mentre oggi, con il falso perbenismo si ricatta la persona togliendogli la dignità. Il lavoro è un diritto fondamentale della persona, ed è, non a caso, tutelato dall’art. 4 della nostra Costituzione.
E dunque, proprio con alcuni di questi abbiamo organizzato una giornata particolare: con i lavoratori di Pomigliano, accompagnati da una delegazione di politici di Rifondazione Comunista. S’è giocata la partita, ma una partita speciale: la partita per la vita, della speranza, della solidarietà tra persone che lottano una battaglia dignitosa per aver riconosciti temi corrispondenti al sociale. Perché è vero, lo sport unisce, rafforza quel sentimento nobile che sembra in questo Paese essersi smarrito: la Solidarietà!!!
Spoleto, 01.11.2011
Giovanni Mafrica