Giuseppe, ho scelto un brutto giorno per rispondere alla tua lettera perché oggi l’Assassino dei Sogni di Spoleto s’è divorata una vita. Una guardia mi ha appena sussurrato che s’è tolto la vita un detenuto del quarto piano della media sicurezza. Per adesso sappiamo solo che si chiama Nazareno, aveva l’ergastolo e si è impiccato fra le sbarre della sua cella. Un altro prigioniero che amava la vita e per continuare ad amarla è dovuto morire perché in carcere si vive una non vita. In galera si continua a morire, ma nessuno fa nulla perché la morte dei “cattivi” non interessa quasi a nessuno.
Nel mio diario ho scritto: “Ciao Nazzareno, ti ammiro per esserti rifiutato di vivere una vita da cani. Spero un giorno di avere anch’io il tuo coraggio. Buona morte. Giuseppe, nella tua lettera mi parli di vita: “Non riesco a fare differenza tra la libertà e la vita” ma quanti altri ne devono “morire” perché i buoni si accorgono di noi? Come farò a dormire questa notte con la scena davanti agli occhi di un uomo ombra appeso alle sbarre di una finestra di una cella?
Io sono al primo piano, invece lui era al quarto. Ora lui non c’è più, mentre io ci sono ancora. Questa notte mi sarà difficile dormire. Questa sera cercherò un po’ di conforto nel tuo cuore perché il mio è troppo triste per state con lui. Giuseppe, senza speranza non ci può essere vita. Gli uomini ombra lo sanno, per questo alcuni decidono di ammazzarsi. E non lo fanno per paura. Piuttosto lo fanno per sentirsi ancora vivi. Per sentirsi ancora umani.
Giuseppe, questa sera l’Assassino dei Sogni odora di morte. Nazareno se n’è andato perché amava la libertà più che la vita. Anch’io la amo tanto, ma non abbastanza, perché non ho il coraggio di ammazzarmi e questo mi fa stare male. Non capirò mai perché continuo a vivere una vita che non è più mia, ma dell’Assassino dei Sogni. Ci deve essere in me qualcosa di sbagliato.
Che fare? Lanciamo la proposta di costituire un Comitato per l’abolizione dell’ergastolo per chiedere l’adesione di giuristi, intellettuali, uomini politici, giornalisti e gente comune. Giuseppe, non credo alla speranza, eppure devo sperare un po’ tutti i giorni per continuare a vivere questa non vita. Questa sera il mio cuore non ti può mandare nessun sorriso perché è triste e malinconico. Ti posso solo dire che ti voglio bene.
Carmelo Musumeci

