Un liceo militarizzato per zittire il dissenso

Al liceo Righi di Roma la libertà di espressione viene sacrificata: murales cancellati, mostre rimosse e studenti blindati per garantire una conferenza senza contraddittorio

Quanto accaduto al Liceo Righi di Roma non è un semplice “incidente di percorso”, ma un fatto grave e politicamente chiarissimo. Il 26 gennaio l’istituto è stato di fatto militarizzato per consentire l’intervento di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, invitata a tenere una conferenza davanti a quattro classi senza alcuna possibilità di contraddittorio.

Diciassette agenti della Digos, camionette della polizia davanti alla scuola, accessi contingentati, studenti esclusi dall’aula. Questo il prezzo pagato per garantire un evento “sicuro”. Sicuro però solo per chi parlava, non per la libertà di una comunità scolastica trattata come un problema di ordine pubblico.

Per rendere il contesto ancora più eloquente, il dirigente scolastico ha fatto imbiancare un murale raffigurante la bandiera palestinese, realizzato durante un progetto didattico di Disegno e storia dell’arte, e rimuovere una mostra fotografica degli studenti sul genocidio a Gaza, collocata sullo stesso piano della conferenza. Opere nate da percorsi educativi sono state cancellate in poche ore, come se fossero una colpa da nascondere.

Il doppio standard è lampante. Solo poco tempo prima, lo stesso liceo aveva annullato un incontro con lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé. E mentre le scuole che ospitano Francesca Albanese vengono invocate come casi da “monitorare”, quelle che accolgono figure apertamente schierate a sostegno delle politiche israeliane vengono presidiate dalle forze dell’ordine.

Gli studenti del Righi lo hanno detto con chiarezza: la memoria non può essere usata come scudo per giustificare le atrocità del presente. E hanno denunciato un altro punto cruciale: l’incontro con Di Segni non sarebbe nemmeno passato dal Consiglio di Istituto, l’organo che dovrebbe garantire partecipazione e trasparenza nelle decisioni scolastiche.

Questo episodio non arriva dal nulla. Il Righi era già stato sotto attacco lo scorso anno, quando un docente fu colpito da un procedimento disciplinare ministeriale per una lezione sul bombardamento dell’ospedale al-Ahli di Gaza, e quando alcuni studenti furono identificati dalla Digos per aver esposto bandiere palestinesi dalle finestre della scuola. Sempre la stessa direzione: reprimere chi prende parola sulla Palestina, tollerare — e proteggere — chi sostiene Israele.

Il tutto si inserisce in un clima politico sempre più soffocante. Proprio il 27 gennaio la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il testo base del disegno di legge sull’antisemitismo che adotta la definizione IHRA, includendo tra i comportamenti “antisemiti” anche le critiche allo Stato di Israele e aprendo alla possibilità di vietare manifestazioni e simboli sulla base di valutazioni di “rischio”.

Quanto avvenuto al liceo Righi è quindi un segnale preciso: la scuola pubblica, da spazio di formazione critica, viene trasformata in luogo di normalizzazione e censura. Non si educa al pensiero complesso cancellando murales, né si difende la memoria storica blindando studenti e zittendo il dissenso. Qui non è stata tutelata la sicurezza: è stata repressa una voce. E questo, in una scuola, è un fatto gravissimo.

Il racconto a Radio Onda d’Urto di quanto accaduto nel liceo Righi, da parte di Valerio studente del collettivo Ludus. Ascolta o scarica

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