Un furto nella notte, Milano modello San Siro

Il nuovo San Siro è un regalo alla speculazione finanziaria © fightbegin/iStockPhoto

di Luca Pisapia*

Stadio di proprietà per Milan e Inter? No, solo debiti per la costruzione, così aumentano valore e bolla speculativa, come per tutto il calcio europeo. Al via la «pulizia sociale»

Non alle cinque della sera, come declamava il poeta, ma alle quattro di mattina, come i malfattori, lo stadio di San Siro è stato svenduto a Milan e Inter. O meglio, alle misteriose entità che controllano i due club, e che ora potranno costruire un nuovo impianto.

Ma quello che si configura con questa vergognosa svendita non è solo l’ennesimo regalo della città alla speculazione immobiliare e finanziaria.
È anche la prosecuzione di quelle operazioni di pulizia sociale che sono il vero cuore di tenebra del modello Milano. E che in questo caso hanno lo scopo di cambiare l’architettura sociale dell’intera zona di San Siro, intesa come stadio e come quartiere: fuori i poveri, dentro i ricchi.
Come fanno notare gli attivisti del quartiere e i loro avvocati, ancora non si sa a chi sia stato venduto San Siro. Sulla reale proprietà del Milan è in corso un’indagine della Procura di Milano, su quella dell’Inter ancora no.

Ma troppe cose non tornano nei vari passaggi di proprietà degli ultimi anni, tra scatole cinesi e paradisi fiscali. E anche ammettendo che i proprietari di Milan e Inter siano RedBird Capital Partners e Oaktree Capital Management, resta un problema. Lo scopo di RedBird, fondo di private equity, è massimizzare i dividendi per gli azionisti nel minor tempo possibile. Quello di Oaktree, società di gestione patrimoniale specializzata in titoli tossici, ripulire un titolo e rivenderlo a prezzo maggiorato.

Il nuovo stadio, per cui si prevede un investimento di almeno 1,2 miliardi, non sarà quindi costruito da Milan e Inter, i cui bilanci affogano in centinaia di milioni di debiti. Ma dai due fondi, grazie a onerosi prestiti bancari a tassi altissimi, basta vedere gli esempi di Barcellona e Madrid, con il preciso e forse unico scopo di essere venduto al più presto, come la loro ragione sociale impone. Milan e Inter non avranno quindi uno stadio di proprietà, ma solo i debiti necessari alla sua costruzione, che ne aumenteranno il valore andando però ad alimentare la bolla speculativa che oramai da un decennio investe tutto il calcio europeo.

Perché costruire un nuovo stadio non è di per sé un’idea malvagia. Un nuovo impianto a San Siro avrebbe avuto senso se fosse stato accompagnato da una serie di misure: una vendita a prezzi equi, alle squadre a non ai loro misteriosi proprietari; la riqualificazione dell’area, con la costruzione di alloggi popolari a prezzi calmierati, di biblioteche e spazi sociali, e non di inutili centri commerciali; interventi di manutenzione e ampliamento del verde, non la piantumazione nel cemento di alberelli destinati a morire dopo pochi anni.
Ma non è andata così, e il nuovo stadio sarà deleterio sia per i tifosi che per gli abitanti del quartiere.

Il tema che si apre è infatti quello della social cleansing: la pulizia sociale. Un termine che andrebbe utilizzato più spesso nel racconto degli sviluppi urbani delle città e che prevede lo spostamento in altri luoghi, sempre più periferici, di quei membri della società considerati indesiderabili perché dotati di basso potere d’acquisto. Questo tipo di operazioni sono sempre implementate attraverso la speculazione immobiliare, e nel caso di San Siro agiranno sia dentro che fuori lo stadio. Dentro, con la costruzione di palchi di lusso e l’aumento dei prezzi dei biglietti, sarà espulsa per questioni di reddito un’intera classe sociale di tifosi, sostituita da una nuova classe abbiente di spettatori.

Fuori, l’arrivo del nuovo impianto, con il suo corollario di alberghi, ristoranti e negozi, alzerà il prezzo medio di ogni bene di prima necessità, dal pane al latte, fino agli affitti delle case. E costringerà i residenti a spostarsi in zone sempre più periferiche per essere sostituiti da chi può permettersi di vivere nel nuovo quartiere. In questo modo, antiche reti di relazioni costruite negli anni fino a formare una comunità saranno completamente disgregate. In favore di un modello di città che per puntare al guadagno facile e immediato ha deciso agire contro i propri abitanti.

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Tutto quello che non va nella svendita di San Siro

Dopo una lunga notte di discussioni la giunta di centrosinistra del Comune di Milano, con 24 voti favorevoli, 20 contrari e 2 astenuti, ha provveduto alla vendita dello stadio di San Siro. O ancor meglio a svendere per soli 197 milioni lo stadio di San Siro e le aree circostanti – per la bellezza di 280mila metri quadrati – a due misteriose entità finanziarie. Queste potranno ora costruire un nuovo stadio. E già che ci sono anche negozi, alberghi e centri commerciali. E visto che il prezzo era troppo basso, la giunta Sala ha deciso di scontare altri 22 milioni per la bonifica dell’area e per i lavori del tunnel Patroclo, che saranno a carico dei cittadini.

La fretta del voto è stata dettata dal fatto che dopo poche ore sarebbe scaduta la proposta di acquisto. E dal fatto che la svendita, che deve ancora essere perfezionata: il rogito deve per forza avvenire entro il 10 novembre. Quel giorno scatta infatti il vincolo paesaggistico della Soprintendenza sul secondo anello di San Siro, che renderebbe impossibile la demolizione del vecchio stadio. Ma la fretta del voto è stata dettata soprattutto dal voler chiudere il prima possibile quello che si configurerà come il più grande sacco di Milano dopo Expo. La decisione del Comune di svendere in tutta fretta San Siro a misteriosi privati diventa quindi una vergogna indelebile.

La questione delle proprietà fantasma di Milan e Inter

Ora, intendiamoci, in generale costruire un nuovo stadio di calcio potrebbe anche essere cosa buona e giusta. Come ricorda il report della Uefa, negli ultimi anni nei bilanci delle squadre di calcio contano sempre meno i diritti televisivi e sempre più i ricavi commerciali e i ricavi da stadio. Un nuovo stadio a San Siro avrebbe quindi avuto senso se fosse stato accompagnato da una serie di misure sociali. Ma così non è stato. San Siro è stato l’ennesimo regalo della città di Milano alle speculazioni finanziarie di due fondi d’investimento che hanno nella loro ragione sociale quella di fare il maggior guadagno nel minimo tempo.

Sempre che poi San Siro sia stato davvero svenduto a loro, visto che sulle personalità giuridiche di chi firmerà l’acquisto a prezzi stracciati permane il mistero. Sul fatto che il Milan sia di proprietà di RedBird Capital Partners o ancora di Elliott Management Corporation ne abbiamo scritto a lungo. E anche la magistratura milanese si è fatta la stessa domanda e ha aperto un’inchiesta. Sui complessi e misteriosi passaggi di proprietà dell’Inter da Suning a Oaktree Capital Management non è stata invece ancora aperta alcuna inchiesta. Ma la giunta Sala ha già trovato la soluzione: un bello scudo penale che permette a Inter e Milan di svicolarsi in caso di indagini che rallentino la loro fame speculativa.

E quella della proprietà dello stadio di San Siro

Quando anche risultasse che la questione della proprietà dei club fosse risolta, e si scoprisse che Milan e Inter appartengano in maniera limpida a dei legittimi proprietari, sorgerebbe però un altro problema. Lo stadio diventerebbe di proprietà dei fondi, e non certo dei club. Al 2024 il Milan aveva debiti per 324 milioni, esclusi gli oltre 400 che RedBird deve ancora a Elliott per il prestito. Sempre al 2024, l’Inter aveva debiti per oltre 730 milioni, e qui sono compresi i famosi bond. Come farebbero i due club a trovare 1,2 miliardi di euro? Ovvero quanto è stato stimato per la costruzione del nuovo stadio? Semplice. Non li troverebbero loro ma, attraverso prestiti bancari, i due fondi d’investimento che li gestiscono.

RedBird Capital Partners è un fondo di private equity. Per statuto raccoglie gli investimenti di altri fondi ai quali promette di restituire dividendi nel minor tempo possibile, grazie a rapide operazioni speculative. E il Milan è un investimento a breve termine che deve portare guadagno, non successi sportivi. Oaktree Capital Management è una società di gestione patrimoniale specializzata in titoli tossici, li compra, li ripulisce alla bell’e meglio e li rivende. L’Inter era un titolo chiaramente in difficoltà con il fallimento di Suning, è stato preso per essere ripulito e rivenduto il prima possibile. Anche qui senza alcun interesse per i risultati.

Per Milan e Inter solo nuovi debiti

Saranno quindi RedBird e Oaktree ad acquistare San Siro per gonfiare il valore dei loro due asset. E lo faranno attraverso prestiti bancari per poter fare i lavori dello stadio, stimati come si diceva in 1,2 miliardi di euro. Prestiti che, basta guardare ai recenti casi di Barcellona e Madrid, avranno interessi altissimi e ricadranno tutti sui bilanci delle squadre. Così tra qualche anno i due fondi potranno decidere di vendere, anche separatamente, le squadre e il nuovo stadio. I fondi avranno completato la mission aziendale e soddisfatto i loro clienti. Milan e Inter si troveranno indebitati fino al collo. Ma non è finita qui. Il nuovo stadio ha anche una precisa funzione sociale: espellere i poveri, dentro e fuori lo stadio.

È quello che da alcuni lustri si verifica sempre con l’organizzazione dei grandi eventi sportivi. Vedi anche il caso delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un progetto che prevede lo spostamento in altri luoghi delle persone con basso potere d’acquisto. Come abbiamo raccontato in questi anni a proposito dei nuovi stadi, l’aumento spropositato del costo dei biglietti fa in modo che i tifosi siano espulsi dallo stadio per essere sostituiti dagli spettatori. E lo stesso avviene nel quartiere, con gli abitanti costretti a spostarsi in altri quartieri più periferici. E a essere sostituiti da chi può permettersi di vivere nel nuovo quartiere.

*da il manifesto e valori.it

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