Udine ha dato il cartellino rosso a Israele

foto Francesco Passarelli

di Global Project

Nel giorno di Italia–Israele, quindicimila in piazza per la Palestina. Più persone in corteo che allo stadio: scontri, cariche e cori contro la complicità delle istituzioni sportive con il genocidio a Gaza.

Circa quindicimila persone hanno attraversato ieri le strade di Udine, in una manifestazione imponente e determinata. Il corteo, convocato nel giorno della partita Italia–Israele valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026, ha denunciato con forza la complicità delle istituzioni sportive e politiche con il genocidio in corso a Gaza.

In apertura, un’enorme bandiera palestinese e lo striscione “Show Israel the Red Card – No World Cup in Genocide”, che racchiudeva il significato politico dell’intera giornata: nessuna normalità sportiva è possibile di fronte a un massacro trasmesso in diretta mondiale.

Migliaia di persone — associazioni sportive, studenti, lavoratori, collettivi e centri sociali — hanno sfilato con passo deciso, intonando senza sosta cori per la libertà della Palestina e contro l’occupazione israeliana. Una voce collettiva che ha attraversato la città ribadendo che non saranno gli accordi firmati a Sharm el-Sheikh a fermare l’apartheid, né i proclami di Trump a oscurare la realtà di un popolo sotto assedio da quasi 80 anni.

Secondo le stime, in piazza c’erano quasi il doppio degli spettatori presenti dentro lo stadio Friuli, dove la FIGC ha dichiarato poco più di 9.000 presenze. Una sproporzione che ha reso evidente come il centro della giornata non fosse il campo da gioco, ma le strade di Udine, dove si è affermati il netto rifiuto di separare lo sport dalla responsabilità politica.

Quando il corteo ha raggiunto piazza Primo Maggio e un pezzo di esso ha tentato di superare il blocco delle forze dell’ordine in viale della Vittoria per avvicinarsi allo stadio, la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Ne è seguito un lungo momento di tensione: barricate improvvisate, cori che non si sono fermati, bandiere ancora alte sotto la pioggia dei getti d’acqua. Dopo circa un’ora, le forze dell’ordine sono riuscite a riprendere il controllo di piazza Primo Maggio, ma diverse persone si sono mosse compatte verso il centro, continuando a cantare cori per la Palestina. Si registrano diversi fermi e cariche anche nei pressi di via Gemona.

In contemporanea con la mobilitazione di Udine, decine di manifestazioni e presidi di solidarietà si sono tenuti in diverse città italiane, rilanciando l’appello a isolare Israele da ogni competizione sportiva e culturale.

La giornata di Udine si inserisce in una continuità politica e simbolica con le mobilitazioni delle settimane precedenti. Se i blocchi e gli scioperi avevano già messo in discussione la normalità della guerra nei flussi economici e logistici, ieri quella stessa tensione si è spostata nei luoghi del consenso e dello spettacolo, dove si costruisce l’immaginario di una normalità da difendere a ogni costo.

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Il bilancio è di 13 persone fermate, ma il numero è provvisorio: secondo le prime informazioni, 8 di loro sono stati colpiti dai fogli di via da Udine e due le persone arrestate e trattenute in Questura tutta notte.  

Un primo bilancio a Radio Onda d’Urto del corteo ed aggiornamento su fermi ed arresti con Gregorio, del comitato per la Palestina di Udine. Ascolta o scarica

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