Tutte bugie del governo Meloni su Almasri il torturatore libico arrestato a Tripoli

CARLO NORDIO, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, NJEEM OSAMA ALMASRI HABISH SULLO SFONDO Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

di Paolo Comi*

Fu Piantedosi a parlare del rimpatrio di Almasri come un’espulsione. Ma ora il governo dice che lo riportò in Libia per consegnarlo ai magistrati locali

“L’unica fonte di riferimento è la legge e non sarà tollerato alcun abuso che minacci la fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue istituzioni”. A dirlo non è il ministro della Giustizia Carlo Nordio ma il premier libico Abdelhamid Dbeibah. “Il tempo delle detenzioni illegali nel nostro paese è finito”, ha poi aggiunto Dbeibah, impartendo così una lezione di diritto all’Italia che sul caso Almasri ha cambiato in questi mesi almeno sette versioni.

Tutto inizia lo scorso 19 gennaio quando la polizia arresta il feroce generale di Tripoli a Torino su mandato della Corte penale internazionale dell’Aja. Almasri è accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, tra cui torture, stupri e uccisioni di detenuti nei centri di detenzione libici. Due giorni dopo, però, la vicenda prende una piega imprevista: Almasri viene liberato e rimpatriato a bordo di un volo dei servizi segreti. Il governo, dirà il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha agito nell’interesse della sicurezza nazionale, qualificando la misura come l’“espulsione di un soggetto pericoloso”. Non un’estradizione, dunque, ma un provvedimento amministrativo di allontanamento. Secondo l’esecutivo, la scelta sarebbe stata motivata anche da una richiesta di estradizione libica “già nota al momento della decisione”. Una tesi che fa acqua da tutte le parti.

La Cpi, che da anni indaga sui crimini commessi nei centri di detenzione libici, aveva chiesto la consegna di Almasri per sottoporlo a giudizio. La decisione italiana di non ottemperare al mandato viene considerata da tutti gli osservatori internazionali come una violazione dello Statuto di Roma, il trattato che l’Italia ha ratificato nel 1999 impegnandosi a collaborare con la Corte. “La Libia aveva chiesto la consegna di Almasri per processarlo per gli stessi reati. L’Italia ha agito in conformità con quella richiesta”. Una versione che non risulta dai documenti del Tribunale dei ministri, che aveva chiesto il rinvio a giudizio di Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano. L’Unità, all’indomani dell’accaduto, aveva pubblicato in esclusiva il contenuto della mail con cui Luigi Birritteri, allora capo dipartimento di via Arenula, aveva dato indicazioni per trattenere Almasri in Italia e quindi consegnarlo alla Cpi. Bozza di provvedimento che era rimasta tale. Mercoledì scorso, nove mesi dopo il rientro di Almasri a Tripoli, arriva il colpo di scena: le autorità libiche lo arrestano con l’accusa di tortura e omicidio di un detenuto e di violazione dei diritti di altri dieci. L’arresto è annunciato, come detto, da Dbeibah.

*da l’Unità

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