Turchia: Scarcerato l’avvocato Aytac Unsal, in sciopero della fame da 213 giorni.

Pena sospesa per Ünsal. L’Onu: «Indagare sulla morte di Ebru Timtik»

Dopo 215 giorni di sciopero della fame, la 16a Camera penale della Corte Suprema ha deciso di sospendere l’esecuzione della sentenza a carico di Aytaç Ünsal, l’avvocato dissidente condannato a 10 anni e sei mesi di carcere con l’accusa di terrorismo, che ora potrà tornare in libertà a causa delle gravi condizioni di salute. Una vittoria dei diritti umani, arrivata poche ore dopo l’assurda decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di non intervenire in difesa dell’avvocato, che protesta da quasi un anno per ottenere un processo equo. Un no, quello pronunciato dalla Cedu, arrivato nonostante i rapporti medici indicassero un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, rischio aggravato dal suo ricovero in un ospedale Covid, in condizioni addirittura peggiori di quelle vissute in carcere. Nella lettera inviata dalla Corte Suprema all’ufficio del pubblico ministero di Bakirköy, è stato sottolineato come Ünsal non possa rimanere in stato di detenzione a causa del deterioramento dello stato di salute, secondo quanto testimoniato dal rapporto dell’Istituto di medicina legale di Istanbul, ordinando così l’immediato rilascio del condannato fino alla guarigione, salvo nuovo arresto o condanna per altra accusa. «La scarcerazione dell’avvocato Aytaç Ünsal è una vittoria della mobilitazione della società civile che non si è arresa, che ha combattuto per lui e per quanti soffrono sotto il regime di Erdogan. È la vittoria degli avvocati, dei magistrati, dei docenti universitari che in Turchia e in Europa hanno manifestato per chiedere la sua liberazione. La mobilitazione per la tutela dei diritti umani e dei diritti civili in Turchia non deve cessare malgrado l’assordante silenzio anche di diversi Paesi europei», ha dichiarato l’eurodeputato Giuliano Pisapia, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello all’Europa affinché non si dimostrasse complice della violazione dei diritti umani perpetrata in Turchia. Una notizia arrivata proprio mentre l’Onu ha chiesto un’indagine sulla morte della collega di Ünsal, Ebru Timtik, avvenuta dopo 238 giorni di sciopero della fame. Una morte «del tutto prevenibile», hanno evidenziato gli esperti dei diritti umani dell’Onu, che hanno invitato la Turchia a rilasciare gli avvocati attualmente in carcere, chiedendo un’indagine sul caso Timtik. «Nessuno dovrebbe morire per ottenere un giusto processo, è un diritto fondamentale hanno sottolineato -. Si tratta dello spreco totale di una vita umana e siamo sgomenti per la morte di questa coraggiosa donna, difensore dei diritti umani, così come per le circostanze che l’hanno portata alla morte».

Timtik è morta il 27 agosto 2020, dopo tre anni di detenzione. Insieme ai colleghi del People’s Law Office, tra i quali anche Ünsal, è stata arrestata nel settembre 2017 e condannata a 13 anni e sei mesi di carcere con l’accusa di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Una condanna arrivata dopo un processo che non ha rispettato le garanzie della difesa, basata sulle dichiarazioni di un unico teste tenuto segreto, che le difese non hanno di fatto potuto controinterrogare. Ed è per questo motivo che Timtik, a febbraio scorso, ha avviato lo sciopero della fame, rivendicando il diritto ad un processo equo. Protesta alla quale si è associato anche Ünsal, che ora versa in condizioni critiche, dopo aver abbracciato, come la collega, l’idea di un digiuno mortale per rivendicare diritti fondamentali. Poco dopo il loro arresto, l’Onu ha chiesto formalmente all’esecutivo di Recep Tayyip Erdogan di spiegare su quali basi giuridiche fossero state formulate le accuse a loro carico e se fossero compatibili con gli obblighi dello Stato ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani. L’Onu ha quindi contestato la detenzione illegale, un processo ingiusto e restrizioni alla libertà di espressione e di associazione. «Ci rammarichiamo che poco sia stato fatto per prevenire questo tragico risultato», afferma l’Onu. Che ha, dunque, chiesto alle autorità di riaprire «i casi degli avvocati per i diritti umani arrestati» e intraprendere un’azione immediata «per rilasciare le persone detenute e condannate in violazione del diritto internazionale».

Simona Musco

da il dubbio