Turchia: A migliaia a difesa della sede del Chp, la polizia carica e picchia

Turchia: lacrimogeni, botte, arresti e incursione nella sede del partito repubblicano: così il governo prova a sedare la protesta per la cancellazione del congresso dell’opposizione

di Murat Cinar da il manifesto

Da sabato a ieri in Turchia, pochi giorni dopo la decisione di annullare l’ultimo congresso provinciale ordinario del principale partito d’opposizione, il Chp, migliaia di persone si sono recate davanti all’edificio della sede provinciale del partito a Istanbul. Sono scoppiati scontri con la polizia: lacrimogeni, cariche e arresti hanno trasformato la capitale culturale ed economica del paese in un teatro di tensione politica crescente.

Il 2 settembre il 45° Tribunale civile di primo grado di Istanbul aveva deciso di annullare il 38° Congresso provinciale ordinario del Chp, sospendendo 196 delegati. Una scelta maturata all’interno di un percorso di indagini ancora in corso, basate sulle dichiarazioni di un iscritto al partito in merito a un presunto sistema di corruzione.

Il ministro della giustizia, Yılmaz Tunç, ha definito la misura «precauzionale per prevenire danni irreparabili che potrebbero verificarsi durante il processo», precisando che non si tratta di una sentenza definitiva. Tuttavia, lo stesso tribunale ha nominato un’amministrazione provvisoria composta da cinque membri del partito (due si sono dimessi il giorno dopo), dichiarando inadeguato a svolgere il suo ruolo l’attuale presidente provinciale Özgür Çelik.

La decisione segue all’arresto e alla sospensione di quindici sindaci del Chp negli ultimi dieci mesi, alimentando la rabbia non solo del partito ma anche di ampi settori della società civile. Il segretario generale Özgür Özel ha reagito con parole dure: «Questa è l’ennesimo golpe giuridico e politico che il governo ha deciso di fare contro una forza politica. In Turchia parlare di un sistema democratico e multipartitico è ormai impossibile».

La sera del 7 settembre la polizia ha circondato la sede provinciale del Chp a Istanbul, impedendo l’ingresso a iscritti, cittadini e persino parlamentari. Secondo il ministero degli interni, la misura era necessaria per consentire l’accesso all’amministrazione provvisoria. La reazione del leader dell’opposizione è stata immediata: «Ankara vuole che facciamo opposizione senza reagire. Invito tutti i cittadini a recarsi davanti alle sedi del partito e a difenderle».

Nel giro di pochi minuti migliaia di persone hanno superato le transenne e sono entrate nell’edificio, scontrandosi con la polizia. In risposta, la prefettura di Istanbul ha vietato per tre giorni ogni tipo di manifestazione in sei municipi della città. Il ministro degli interni ha accusato Özgür Özel di incitamento all’odio, annunciando che la risposta delle forze dell’ordine sarebbe stata «adeguata». Gli agenti hanno lanciato lacrimogeni, fatto irruzione nella sede provinciale, manganellato i cittadini e portato nei commissariati decine di manifestanti, prelevandoli persino dai bar dove si erano rifugiati per sfuggire al gas al peperoncino.

Durante gli scontri, Özgür Özel ha convocato una conferenza stampa, invitando i parlamentari del suo partito a difendere la sede: «L’assedio illegale e doloso deve immediatamente finire. Questa tirannia è destinata a fallire, prima o poi finirà la sua vita».

Mentre Istanbul era nel caos, un’altra notizia ha scosso il Paese. A Smirne un sedicenne armato con il fucile del padre è entrato in un commissariato uccidendo due poliziotti e ferendone tre, uno dei quali gravemente. L’attentatore, anch’egli ferito, è morto in ospedale. Secondo il prefetto di Izmir, Süleyman Elban, il giovane non aveva precedenti e abitava nella stessa via del commissariato.

Il portale Sendika.org ha però rivelato che il ragazzo era stato detenuto pochi giorni prima e, dopo il rilascio, aveva confidato agli amici di aver subito maltrattamenti proprio in quel commissariato. Il presidente della repubblica Erdogan, intervenendo ad Ankara, ha commentato: «Stiamo indagando sui suoi eventuali legami (politici)».

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