Trump occupa le città. Reportage dalla capitale militarizzata

Oggi Los Angeles e Washington, domani Chicago e New York: Trump occupa le città liberal con gli stivali a terra. Manda le truppe a caccia di migranti, svuota i quartieri con la paura. È l’America a cui si ispira mezza Europa.

di Marina Catucci da il manifesto

Da quando Donald Trump ha chiesto l’intervento della guardia nazionale a Washington DC, a causa di un incremento della violenza che non trova riscontro nei dati, arrivando in città in treno la prima cosa che si nota è il gruppo di 3 o 4 militari della guardia nazionale che si aggirano per la stazione. La seconda cosa sono i cartelli contro Trump appoggiati alla “Freedom Bell, American Legion”, la campana-scultura da otto tonnellate appena fuori dalla stazione. Pochi metri più in là, da pochi giorni, queste due realtà si mischiano: sono state allestite due tende ricoperte di cartelli contro il tycoon, piantonate da un altro gruppo di militari della Guardia nazionale, che passeggiano avanti e indietro sotto una grande scritta Fuck Trump.

«Le unità della Guardia Nazionale non sanno nemmeno perché sono qui» dice Randy Kindle, 48enne veterano dell’aeronautica militare e attivista di Flare-Usa, il gruppo che ha letteralmente piantato le tende davanti a Union Station, e che ci spiega il loro ruolo: «Questo è il nostro Resistance Action Center è uno sforzo continuo, operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per smantellare il regime fascista del 47° presidente. Abbiamo chiesto i permessi al dipartimento dei parchi, e ce li hanno concessi. Quando vedo la Guardia nazionale, da veterano, provo pena. Il loro spiegamento serve a far spettacolo: è irrispettoso nei confronti delle nostre truppe dover invadere il proprio paese e scontrarsi con i propri cittadini». Kindle racconta che questa virata militare e muscolare sembra fatta per mostrare al mondo intero la politica del pugno di ferro di Trump, spettacolarizzandola, e di aver assistito a un raid dell’Immigration and customs enforcement (Ice) durante il quale gli agenti erano seguiti da una loro troupe di videomaker, con luci e telecamere.

La scorsa settimana, il Dipartimento per la sicurezza interna ha pubblicato un video dove si vedono i furgoni neri dell’Ice, con il logo dorato e il nome di Trump scritto sul retro, il tutto accompagnato da un pezzo rap che recita: “Il mio cuore è così freddo che penso di aver finito il ghiaccio”. Giocando con il termine Ice che in inglese vuol dire ghiaccio. «Tutto segue la logica del reality show – dice Kindle – ed è una fottuta idiozia».

Non si capisce bene quali siano i compiti dei soldati della Guardia nazionale: li si vede in giro per Washington mentre salgono e scendono dalle scale mobili nelle stazioni della metropolitana, camminare in giro per il Mall e nell’area della Casa bianca e del Lincoln memorial, o chiacchierare tra loro agli angoli delle strade. Quando chiediamo a un gruppo di militari cosa stiano facendo, sembrano felici di parlare e rispondono che stanno «proteggendo i cittadini».

Sono tutti uomini e donne molto giovani, sui 20 anni. «Molti di loro vengono da fuori – dice Dan Shapiro, 58 anni, insegnante di inglese in una scuola superiore – Magari è la prima volta che sono in una grande città, sembrano intimiditi e fuori luogo. Ora hanno annunciato che vogliono dotarli di armi. Non vedo cosa possa andare storto nell’armare dei ragazzini impacciati in divisa. É una crisi creata ad arte da Trump per il suo tornaconto politico, e la Guardia nazionale la vedi solo in certe aree più liberal e più centrali».

Sono le aree di DuPont Circle, Georgetown, le aree turistiche attorno alla Casa bianca, mentre i raid delle truppe dell’Ice avvengono come blitz soprattutto di notte in più aree, e sembrano seguire uno schema: la polizia ferma qualcuno che è evidentemente latino, per qualche infrazione o presunta infrazione, poi arriva l’Ice a controllare i documenti. Questi interventi stanno diventando sempre più violenti e circolano video in cui gli agenti mascherati dell’Ice spaccano i finestrini delle macchine in cui si trovano i fermati.

I blitz stanno crescendo in un clima di paura nella comunità dei migranti, e questo ha fatto sparire delle istituzioni cittadine. «Il centro del quartiere Columbia Heights è sempre stato pieno – spiega Sandra Logan, assistente sociale 47enne – con venditori ambulanti di cibo, vestiti e bigiotteria. Ora è vuoto ed è scomparsa anche la solita ressa di fattorini in motorino». Dai racconti che raccogliamo sembra che un’intera parte della città sia sparita. «Molti dei ragazzi che fanno consegne in motorino per i ristoranti sono venezuelani – racconta Claudia Marina, che lavora nella ristorazione – ora se hai un ristorante non hai chi faccia le consegne, sembrano scomparsi, Ma anche se si guarda fra chi lavora nei cantieri, si nota che i lavoratori sudamericani non ci sono più».

Trump continua ad affermare che da quando ha messo per strada Guardia nazionale, Ice, Dea e Fbi i cittadini hanno ricominciato a vivere: in realtà a Washington si è registrato un calo significativo di prenotazioni nei ristoranti, e la sera c’è molta meno gente anche a piedi. «Nessuno ha voglia di andare a cena fuori rischiando di trovarsi in mezzo a un raid in cui gli agenti portano fuori dalla cucina delle persone in lacrime», dice un ristoratore che chiede di restare anonimo.

Il suo locale si trova sulla 14esima strada, uno dei fulcri della vita serale di Washington, e spiega che lui, come molti suoi colleghi, cercano sia di proteggere i lavoratori che non hanno i documenti sia di non fare sapere che da loro sono avvenuti dei blitz. «Una sera si è sparsa la voce che stava arrivando l’Ice – racconta – ho detto a tutti di nascondersi, gli agenti non avevano un mandato e ho potuto non farli entrare, poi ho chiesto ai miei impiegati di non raccontare a nessuno cos’era successo, per evitare di perdere altri clienti. Alcuni di quelli che erano senza documenti non sono più tornati».

Il timore di finire in mezzo a un blitz sta portando chi non ha i documenti ad uscire di casa nascondendo nella biancheria dei piccoli dispositivi digitali che solitamente si attaccano a oggetti personali, come chiavi, borse o zaini, per ritrovarli facilmente in caso di smarrimento, utilizzando una app. In questo modo possono essere tracciati da amici o parenti almeno fino a quando non saranno costretti a spogliarsi.

Quello di sparire è il timore più grande, perché l’Ice dopo gli arresti smista le persone in centri sparsi in tutti gli Usa e possono passare settimane prima di essere rintracciati e che qualcuno si occupi del loro caso. La paura coinvolge anche chi ha i documenti, a causa della brutalità in cui vengono effettuati i controlli. « Ho dei tratti latino americani e l’accento spagnolo – dice Consuelo Rodriguez, 34enne madrilena – Ora vado sempre in giro con la carta verde. Appena l’avevo presa, tre anni fa, quel documento non usciva di casa in quanto rifarlo è un’ordalia, Ora è incollato a me».

In questo quadro gli abitanti di Washington stanno affrontando la nuova vita quotidiana sotto il controllo federale, mentre entrambe le parti, i federali e la resistenza, aumentano le loro risorse.

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