Torino: sgomberato Askatasuna

All’alba di questo 18 dicembre 2025 una vasta operazione di polizia ha dato il via allo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino, in corso Regina Margherita 47

La Digos della questura torinese e i reparti mobili stanno effettuando perquisizioni all’interno dello stabile, liberato  dal 1996. Perquisizioni sono in corso anche in abitazioni di una decina di  militanti dello spazio sociale e dei collettivi studenteschi nell’ambito delle mobilitazioni per il popolo palestinesi che hanno riempito le strade della città in questi mesi.

A Torino non è stato sgomberato soltanto un centro sociale. È stato messo sotto assedio un intero quartiere. Famiglie costrette a restare in casa, strade chiuse, scuole serrate, bambini impossibilitati a raggiungere le aule. Una sospensione di fatto della vita quotidiana, giustificata con la retorica dell’ordine pubblico. Tutto questo per reprimere chi ha osato manifestare contro la guerra, contro il governo, in solidarietà con la Palestina e con Alfredo Cospito. E’ una vendetta politica.

Le corrispondenze di Radio Onda d’Urto:

Ore 7.05: L’operazione sarebbe collegata alle inchieste di polizia sulle manifestazioni per la Palestina nei mesi scorsi. Si teme però possa trattarsi anche di uno sgombero ed è stato lanciato un appello a raggiungere lo spazio, come ci spiega Martina dal presidio allestito all’esterno di Corso Regina Margherita. Ascolta o scarica

Ore 8.10: Si teme possa andare nella direzione di uno sgombero o uno sequestro dello spazio sociale torinese. L’appello è quello di raggiungere Corso Margherita 47. Un aggiornamento con Martina. Ascolta o scarica.

Ore 9.20: Proseguono le perquisizioni di Polizia mentre si ingrossa il presidio di compagne e compagni all’esterno di Askatasuna. Un altro aggiornamento con Martina. Ascolta o scarica.

Ore 11.00: il collegamento con Giorgio Cremaschi, dell’esecutivo di Potere al Popolo e del Comitato dei proponenti e dei garanti per un progetto sui beni comuni. Ascolta o scarica.

Ore 11.15: il collegamento con il giornalista del quotidiano il Manifesto Mario Di Vito, che aveva seguito il maxi processo “sovrano” contro Askatasuna. Ascolta o scarica

Ore 12.15: l’aggiornamento con Martina, dal presidio permanente sotto la sede sgomberata.  Ascolta o scarica

Ore 17.45: presidio per Askatasuna anche a Roma, nei pressi di un Viminale completamente militarizzato. Da Roma Alberto, compagno solidale. Ascolta o scarica

Dal presidio permanente sotto l’Askatastuna.

Ore 10.20: confermato lo sgombero, la polizia sta murando gli ingressi di Askatasuna. Appuntamento con una manifestazione solidale alle 18 di questo pomeriggio con appuntamento in Corso Regina Margherita 47

Ore 18.00: dal concentramento davanti all’Askatasuna la corrispondenza con Martina. Ascolta o scarica

Ore 19.00: nuovo aggiornamento dal presidio di corso Regina Margherita, sempre più affollato e pronto a diventare corteo serale. Intanto già rilanciato un nuovo appuntamento, un altro corteo cittadino, sabato 20 dicembre, con partenza alle ore 14.30 da piazza Santa Giulia, in Vanchiglia. Ci aggiorna da Torino ancora Martina, di Askatasuna. Ascolta o scarica

Le corrispondenze di Radio Onda Rossa:

1 corrispondenza Ascosta o Scarica

2 corrispondenza Ascolta o Scarica

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica lo sgombero di Askatasuna, Il sindaco di Torino Lo Russo non si discosta dalla linea governativa e si accoda alla volontà di colpire i movimenti sociali e la solidarietà alla Palestina.

Lo sgombero di Askatasuna non è un atto neutro, né inevitabile. È una scelta politica precisa, assunta in piena sintonia tra il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il governo Meloni. Una scelta che si può definire senza eufemismi: insensata. Askatasuna non è soltanto uno spazio politico, ma un luogo sociale e culturale profondamente radicato nella città. Da decenni rappresenta un punto di aggregazione per generazioni di giovani torinesi, uno spazio attraversato da pratiche di dissenso, produzione culturale, solidarietà e mutualismo, in aperta critica alle politiche dominanti.

Eppure, paradossalmente, una delle poche scelte sensate compiute dall’amministrazione Lo Russo era stata l’apertura di un percorso di dialogo tra il Comune e Askatasuna. È ciò che dovrebbe fare ogni amministrazione realmente interessata a rafforzare il tessuto sociale e la vivibilità urbana per tutte e tutti. Quel percorso partiva da una verità elementare: i conflitti sociali non si risolvono con la polizia, ma con la politica.

La decisione di rompere unilateralmente quel patto di collaborazione, annunciata in mattinata con un tempismo quantomeno sospetto, ha invece spianato la strada allo sgombero, trasformando una dialettica politica in una questione di ordine pubblico. Una trasformazione tutt’altro che casuale, perfettamente coerente con il clima generale che attraversa il paese.

Intervento di una mamma del quartiere e del comitato Vanchiglia Insieme, il presidio permanente continua!

Un luogo storico di pensiero critico, occupato dal 1996, è stato cancellato con un’operazione di forza. Ma il messaggio è chiaro da tempo: la libertà di parola, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero sancito dall’articolo 21 della Costituzione, il rispetto dell’opposizione, le pratiche non omologate, i movimenti e le lotte che immaginano un mondo meno ingiusto non sono tollerati dal governo di destra in carica. Politiche fortemente antisociali procedono di pari passo con leggi liberticide, che spianano la strada alla repressione e producono vuoto, silenzio, rassegnazione. Lo sgombero di Askatasuna si inserisce infatti in un disegno più ampio. Il piano di smantellamento degli spazi sociali procede per tappe successive: prima il Leoncavallo, oggi Askatasuna, domani altri ancora. Ogni sgombero prepara il successivo. A Torino, sullo sfondo della partita TAV e di una lunga storia di conflitto sociale, la repressione assume un valore esemplare.

Ma si tratta anche di un attacco specifico contro coloro che nelle ultime settimane si sono opposti alla deportazione di Mohamed Shahin, con cui il governo Meloni ha inaugurato un nuovo uso politico della macchina delle espulsioni. Anche grazie alle proteste, in questo caso il tentativo non è riuscito, Mohamed Shahin è stato rilasciato ed è tornato a Torino questa settimana, ma questo non impedirà al governo Meloni continuare a usare le espulsioni e il ricatto del permesso di soggiorno per zittire l’opposizione a guerra, razzismo e genocidio da parte di donne e uomini migranti. D’altra parte, proprio ieri, il ministro Piantedosi ha vantato di aver già messo in atto oltre 200 provvedimenti di espulsione su base “preventiva”. Con queste misure il governo inizia allora a mettere in pratica quel militarismo che da mesi cerca di diffondere nelle scuole, nelle università e nella società, usando l’occasione della guerra per restringere gli spazi di opposizione e organizzazione collettiva.

La nostra solidarietà ad Askatasuna è complice e incondizionata. Non dipende da valutazioni sulle singole pratiche, ma da una scala di valori che mette al centro l’autonomia, il conflitto, l’organizzazione dal basso. Nella trasformazione “alla Orbán” della società italiana, la convergenza tra soggetti sociali non è una possibilità tra le altre: è una necessità.

La polizia apre gli idranti contro il Presidio Permanente.

Ore 16.00: idranti di polizia contro il presidio solidale in Corso Regina Margherita 47, che tuttavia resiste. L’aggiornamento con Martina dall’esterno dell’Askatasuna.Ascolta o scarica.

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