Torino: digos e celerini a protezione dei fascisti. Fermato uno studente di 16 anni

A Torino manganelli e arresti davanti al Liceo Einstein: dopo aver difeso la scuola dal volantinaggio di un gruppetto di neofascisti che cercavano di consegnare volantini contro la cosìdetta “cultura maranza”, studenti e studentesse sono stati raggiunti da un plotone di forze di polizia agli ingressi del liceo che li ha caricati, arrestando uno studente

Manganellate ieri mattina al suonare della campanella davanti al liceo Einstein di Torino a seguito di un volantinaggio da parte della sezione D’Annunzio del gruppo torinese di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fdi. Il gruppo di sei personesi è ritrovato all’ingresso della scuola per distribuire volantini «contro la cultura maranza», quella cioè dei giovani di seconda generazione, e contro centri sociali e collettivi che, ha detta dei militanti, «si sentono legittimati ad aggredire chi non la pensa come loro».

Il gruppo di estrema destra da settimane ha iniziato una campagna davanti alle scuole che più si sono esposte nel sostegno al popolo palestinese, in particolare quelle occupate. In mattinata è circolata una nota che negava il coinvolgimento dei tesserati di Gioventù Nazionale ma poi, come verificato dal manifesto, il gruppo appartiene a una sezione interna a Gn Torino, chiamata D’Annunzio. L’iniziativa, preavvisata alla questura che ha disposto la polizia antisommossa (una decina di agenti e due camionette), ha incontrato la contrarietà degli studenti che denunciano sui social: «Immediata è stata la risposta degli studenti e delle studentesse che hanno immediatamente risposto buttando nel cestino i messaggi di odio. Ma questo è il meno, subito dopo la polizia in borghese è entrata in mezzo agli studenti picchiando e fermando Simone, un nostro caro compagno di scuola e di lotte. Gli studenti non l’hanno lasciato arrestare senza una risposta e la polizia a quel punto quando ha visto una solidarietà importante di questo tipo ha chiamato la polizia in antisommossa per caricare gli studenti che mostravano la solidarietà. Tutto attorno alla scuola ci sono state cariche contro gli studenti. Dopo che Simone è stato portato in questura le cariche sono finite la polizia è scappata. Immediata Sarà la risposta della scuola, lottiamo!».

Uno studente di 16 anni è stato fermato con forza dalla polizia, portato via in manette e in seguito denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata, con l’accusa di aver tirato calci e pugni alle forze dell’ordine: «Secondo la Digos di Torino, mi sono avvicinato troppo a quelli che stavano volantinando e sono stato praticamente placcato da tre agenti e successivamente sono stato ammanettato, proprio con le manette, infatti ho i segni sulle mani». A raccontarlo è Simone lo studente di 16 anni del liceo Einstein. “Sono stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata – aggiunge -, sono stato un’ora e mezza dentro la questura da solo. Successivamente sono arrivati i miei genitori“. Su quanto accaduto il ragazzo, che sta partecipando a un corteo organizzato dal collettivo Einstein “vengo accusato di avere dato calci e pugni a un agente della digos. Io semplicemente mi ero avvicinato a questi di destra, che non erano ragazzi, ma avranno avuto una trentina di anni, che stavano volantinato, quando i poliziotti mi hanno placcato. Io mi sono spaventato. Ovviamente non ho tirato calci e pugni perché era infattibile e non sono così stupido da attaccare e da aggredire un pubblico ufficiale“. “Mi hanno ammanettato in modo molto violento, dato che ho ancora male al braccio”, conclude male polsi, non sono così stupido da aggredire agente” ha concluso

Un episodio simile il 16 ottobre quando Gioventù Nazionale, compresa la sezione D’Annunzio, aveva scelto il Primo liceo artistico, simbolo del sostegno a Gaza: gli studenti si erano opposti al volantinaggio e alle riprese video che stavano subendo e, come poi ha denunciato il collettivo, erano partire «aggressioni fisiche verso studentesse che cercavano di entrare per fare lezione, ricevendo spintoni, ferite e accerchiamenti conseguenti a un rifiuto del volantino». Il giorno dopo quell’episodio i docenti, alcuni di essi aggrediti dai militanti, si sono messi all’ingresso in un lungo cordone a sostegno dei propri studenti: «Il liceo artistico Primo è uno spazio di educazione, libertà e confronto. I nostri studenti sanno distinguere tra dibattito e provocazione, e rifiutano ogni tentativo di imporre dall’esterno un’agenda politica o ideologica».

Il racconto a Radio Onda d’Urto di Nicola, studente del liceo Einstein. Ascolta o scarica

Il comunicato dei genitori

Noi, genitori delle studentesse e degli studenti del liceo Einstein, sentiamo il dovere civile e morale di denunciare pubblicamente quanto accaduto il 27/10/2025 mattina, perché ciò che è successo davanti alla scuola non può essere considerata una semplice questione di ordine pubblico. È stato invece un fatto gravissimo, che chiama in causa la responsabilità della scuola e di tutti gli adulti presenti.

Questa mattina tre ragazzi di Gioventù Nazionale (maggiorenni ed esterni alla scuola) si sono presentati davanti alla sede del liceo Einstein di via Bologna scortati da decine di agenti della Digos e dalla Celere, in assetto antisommossa, per distribuire volantini politici e fare propaganda agli studenti, minacciando e aggredendo chi si rifiutava di prendere i depliant. L’intervento delle forze dell’ordine, attivatosi in forma subito violenta nei confronti dei soli studenti e studentesse, compresi coloro che stavano semplicemente entrando a scuola senza prendere parte al diverbio, si è concluso con un ragazzo minorenne portato via in manette, davanti ai suoi compagni, nel silenzio generale da parte dei docenti presenti e della dirigenza scolastica.

In quei momenti nessun professore, nessun rappresentante della dirigenza è uscito, se non a cose fatte per invitare chi era rimasto fuori a entrare nelle aule. Nessuno ha provato a mediare, a proteggere e a evitare che una scena così violenta e umiliante si consumasse davanti agli occhi di tutte le studentesse e degli studenti, lasciati soli.

Noi rifiutiamo questo silenzio. Una scuola che tace davanti alla violenza, davanti alla propaganda di chi diffonde odio e discriminazione, smette di essere un luogo di formazione e diventa complice dell’ingiustizia. La scuola dovrebbe insegnare ai ragazzi a riconoscere e a respingere ogni forma di sopraffazione e non rivelarsi passiva davanti a chiari abusi di potere nei confronti degli studenti che la frequentano.

Lo studente è stato trattato e ammanettato come un criminale, e questo accade mentre gruppi politici che si richiamano a ideologie xenofobe e di esclusione vengono lasciati agire liberamente davanti a un edificio scolastico, compromettendo l’ingresso a scuola. Non possiamo e non vogliamo accettarlo.

Denunciamo pubblicamente la gravità di questo episodio, il silenzio che lo ha accompagnato e la mancanza di tutela nei confronti di tutte le studentesse e di tutti gli studenti, molti dei quali ancora minorenni. Ci aspettiamo che l’intera comunità scolastica – studenti, docenti e famiglie – rifletta su ciò che è avvenuto e che da questo silenzio si levi una voce chiara e univoca, affinché fatti di tale gravità rimangano episodi isolati. Ci auguriamo inoltre che, se dovesse ripresentarsi una situazione simile, il coinvolgimento dei docenti e della dirigenza si esplichi in modo da preservare le studentesse e gli studenti.

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