Torino: 18 condanne per il corteo di solidarietà ad Alfredo Cospito

Manifestazione di solidarietà degli anarchici per il processo ad Alfredo Cospito -. Torino foto ANSA/TINO ROMANO

di Rita Rapisardi*

Sentenza di primo grado per i disordini del 2023. Cade l’ipotesi «devastazione», riqualificato in danneggiamento aggravato il reato più grave contestato

Caduti devastazione e saccheggio, riconosciuti invece danneggiamento e imbrattamento, oltre a episodi di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. È quanto stabilito dal Tribunale di Torino il 16 aprile in riferimento al corteo di solidarietà ad Alfredo Cospito del 4 marzo 2023, l’anarchico che in quel periodo stava sostenendo uno sciopero della fame per protestare contro il regime di 41bis cui è ancora sottoposto in carcere. Sono 18 le condanne di primo grado per i militanti di area anarchica, con pene dai cinque anni e mezzo a un anno e mezzo. La procura, con il pubblico ministero Paolo Scafi, aveva invece chiesto pene da un minimo di cinque anni e sei mesi a un massimo di 12 anni e 11 mesi.

La sentenza ha quindi escluso l’ipotesi più grave, derubricando la devastazione a danneggiamento aggravato: dall’indagine “City” della Digos invece era emersa un’organizzazione precisa, colpevole di essersi mossa già prima della manifestazione che ha animato il pomeriggio e la sera di tre anni fa, con bombe carta, lacrimogeni e danni che avevano coinvolto anche alcuni esercizi commerciali del centro città. «Usarono violenza contro la polizia per sfasciare e mettere a ferro e fuoco la città. Non si trattò di un corteo pacifico in cui infiltravano dei violenti, ma di una devastazione organizzata», aveva dichiarato Scafi alla richiesta delle condanne. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni.

«La riqualificazione del reato di devastazione e saccheggio nei reati di danneggiamento e imbrattamento aggravati è un fatto positivo», commenta con il manifesto l’avvocato Claudio Novaro che assiste alcuni imputati insieme alle avvocate Benedetta Perego ed Elisabetta Montanari. «Larga parte dell’impianto di accusa è stata “salvata”, nonostante come difensori avessimo avanzato seri dubbi sulla sussistenza del concorso di persone nel reato», aggiunge Novaro: «Si tenga presente che quasi tutti gli imputati rispondevano non di condotte materiali di devastazione, ma di concorso morale o di agevolazione di condotte altrui, a fronte di comportamenti di estrema tenuità e plurinterpretabili».

Il tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni per le numerose parti civili costituite, condannando 16 imputati in solido tra loro. Tra le provvisionali immediatamente esecutive stabilite dai giudici spiccano 33mila euro a favore del Comune di Torino, 10.500 euro a favore di Gtt, 2.575 euro a favore di Banca Reale e 1.176 euro a favore di Amiat. È stata invece rigettata la domanda di risarcimento presentata dal ministero dell’Interno. Oltre ai danni, i condannati dovranno farsi carico di circa 16mila euro di spese legali sostenute dalle parti civili.

«La decisione dei giudici di escludere il reato di devastazione per i gravi disordini avvenuti a Torino nel marzo 2023 lascia perplessi e impone una riflessione seria», dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e segretario di Forza Italia in Piemonte, che poi spiega la sua idea di garantismo: «Siamo e resteremo sempre garantisti, ma non possiamo esserlo nei confronti di chi attacca lo Stato, devasta spazi pubblici e mette in pericolo la collettività».

*da il manifesto

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