La Commissione di Garanzia estende la Legge 146/1990 all’intera filiera logistica. I sindacati di base: “Non è una scelta tecnica ma politica. Pronti alla mobilitazione generale”
L’11 marzo 2026 segna un passaggio destinato a incidere profondamente nei rapporti tra lavoro e potere nel settore logistico. Con la delibera n. 26/88, la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha deciso di estendere alla logistica le limitazioni previste dalla Legge 146/1990, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali.
Una decisione che introduce obblighi stringenti – preavviso, procedure di raffreddamento, prestazioni indispensabili – lungo tutta la filiera: dalla ricezione delle merci fino alla distribuzione. E che, soprattutto, rompe un orientamento consolidato in quasi trent’anni di applicazione della norma.
Ma ciò che emerge con forza dai comunicati sindacali è che non si tratta di un semplice adeguamento tecnico.
Una scelta politica, non tecnica
La Rete Intersindacale (Adl Cobas, CLAP, Camere del Lavoro Autonomo e Precario, COBAS Lavoro Privato, Sial Cobas) lo afferma senza ambiguità:
“Questa misura è tutt’altro che una pronuncia tecnica. È una scelta politica precisa.”
Secondo i sindacati, la decisione si inserisce in un clima politico ben definito, caratterizzato da una crescente compressione del diritto di sciopero. Un processo che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi interventi, precettazioni e proposte normative, in particolare sotto la spinta del governo e del Ministero dei Trasporti.
Non un episodio isolato, dunque, ma un tassello di una strategia più ampia: ridurre gli spazi di conflitto sociale.
USB: “Vogliono imbavagliare un settore combattivo”
Sulla stessa linea si colloca anche l’Unione Sindacale di Base, che parla apertamente di un tentativo di silenziare le lotte:
“Un’operazione inaccettabile che punta a imbavagliare uno dei comparti più combattivi del mondo del lavoro e ad allinearlo al modello dei servizi pubblici essenziali.”
Per USB, la logistica non è un servizio pubblico ma “un pilastro dell’economia privata costruito sullo sfruttamento, sugli appalti incontrollati e sulla precarietà”. Colpire il diritto di sciopero in questo settore significa quindi, secondo il sindacato, difendere un modello fondato su bassi salari, ricatti e condizioni di lavoro pericolose.
Il comunicato sottolinea anche un elemento spesso rimosso dal dibattito:
le conquiste ottenute negli ultimi anni – anche in termini di recupero di evasione fiscale e contributiva – sono state possibili proprio grazie alle mobilitazioni, pagate in alcuni casi con la vita dai lavoratori.
“Lo sciopero è un diritto costituzionale, non una concessione.”
Il bersaglio: un settore “troppo conflittuale”
Non è casuale che la stretta colpisca proprio la logistica. Negli ultimi dieci anni, questo settore è stato uno dei più dinamici sul piano delle mobilitazioni: scioperi, picchetti, blocchi dei magazzini hanno portato alla luce condizioni diffuse di sfruttamento, precarietà, caporalato e illegalità.
Per i sindacati, limitare lo sciopero qui significa colpire lo strumento principale con cui lavoratrici e lavoratori hanno ottenuto miglioramenti concreti: aumenti salariali, diritti sindacali, tutele contro gli abusi.
In un comunicato del Si Cobas è ancora più netto:
“Restringere il diritto di sciopero proprio dove le lotte hanno inciso davvero sui rapporti di forza.”
L’estensione della nozione di “essenziale”
Uno dei punti più controversi riguarda l’interpretazione estensiva del concetto di servizio essenziale.
Secondo la Commissione, non è solo il trasporto in senso stretto a essere rilevante, ma l’intera filiera logistica legata a beni di prima necessità. Una formulazione che i sindacati definiscono “ambigua ed elastica”, e quindi politicamente pericolosa.
Il rischio, denunciano, è che basti la presenza anche parziale di beni “essenziali” per far scattare automaticamente tutte le limitazioni previste dalla legge 146. Con un effetto molto concreto: permettere alle aziende di riorganizzare i flussi, aggirare gli scioperi e depotenziare la loro efficacia.
Profitto o interesse collettivo?
Nel cuore della critica c’è una questione di fondo: cosa viene davvero tutelato?
Per il Si Cobas, la risposta è chiara:
“Non siamo di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi in un presunto interesse pubblico.”
Gli scioperi nella logistica – sostengono – non mettono in discussione l’accesso ai beni essenziali, ma colpiscono la continuità operativa delle grandi piattaforme e la circolazione delle merci. In altre parole, incidono sui profitti.
Ed è proprio questo che si vuole evitare.
Un contrasto con l’Europa
La decisione appare ancora più controversa se letta alla luce del contesto europeo. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha già giudicato la normativa italiana sullo sciopero eccessivamente restrittiva rispetto alla Carta sociale europea.
Per i sindacati, la direzione dovrebbe quindi essere opposta: restringere le limitazioni, non ampliarle. L’estensione alla logistica rappresenta invece un ulteriore passo indietro, che allontana l’Italia dagli standard europei.
Democrazia e conflitto sociale
Il punto sollevato nei comunicati va oltre il piano sindacale. Tocca una questione più ampia: il ruolo del conflitto nella democrazia.
“Colpire il diritto di sciopero non è neutrale: significa ridurre gli spazi di partecipazione e silenziare le rivendicazioni di chi lavora.”
In un contesto segnato da salari bassi, aumento del costo della vita e diffusione della povertà lavorativa, restringere il diritto di sciopero significa – secondo i sindacati – colpire direttamente le condizioni materiali di milioni di persone.
Verso la mobilitazione
La risposta non si farà attendere. Le organizzazioni sindacali annunciano iniziative di mobilitazione, fino alla possibilità di uno sciopero generale della logistica, e azioni legali per contrastare la delibera.
Un primo appuntamento è già fissato: la mobilitazione nazionale del 28 marzo a Roma.
“Il diritto di sciopero non è una concessione, ma un diritto costituzionale.”
È su questo terreno che si giocherà lo scontro nelle prossime settimane: non solo sul futuro della logistica, ma sulla tenuta complessiva dei diritti sociali e democratici nel paese.
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