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Sorveglianza speciale, un appello per Simone e Jessica

Attivisti e parlamentari si oppongono a sorveglianza speciale per i due attivisti cosentini Simone e Jessica. La richiesta di misure preventive è stata definita «intollerabile» durante una conferenza stampa alla camera dei deputati. Si preannunciano anche mobilitazioni nella città calabrese

di Francesco Brusa

Almeno nella giornata del 9 febbraio, il “sorvegliato speciale” è stata la questura di Cosenza. Si è svolta infatti a Roma presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa a partire dal caso di Jessica Cosenza e Simone Guglielmelli, attivisti del sindacato di base Usb operativi nella cittadina calabrese e per i quali lo scorso dicembre è stata chiesta l’applicazione della particolare misura preventiva dalle autorità giudiziarie.

«Un fatto intollerabile e paradossale», è stato affermato in apertura dell’incontro nel quale si è fatto richiesta di avviare un’interrogazione parlamentare. «In una regione segnata dalla presenza della criminalità organizzata e dalle infiltrazioni ‘ndranghetiste nelle istituzioni, la questura propone di punire con la sorveglianza speciale chi invece si batte perché vengano riconosciuti a tutte le persone i più basilari diritti».

Jessica e Simone – che sono, tra l’altro, incensurati – col loro attivismo si spendono da anni nell’ambito della lotta per l’abitare con il comitato Prendocasa e sulla scorta dell’emergenza Covid-19 hanno animato anche le mobilitazioni in favore della sanità pubblica che si sono volte nella cittadina calabrese soprattutto durante lo scorso autunno.

Più che un “pericolo per la società”, come vorrebbe il teorema della questura, sembrerebbero dunque persone che cercando di difendere la società di cui fanno parte dai pericoli dell’abbandono degli ultimi, della corruzione e dell’indifferenza. «Per me rappresentano la meglio gioventù», sintetizza la deputata  Anna Laura Orrico nel suo intervento. Allo stesso modo, d’altronde, pare pensarla anche la comunità cosentina, visto il modo in cui si è mossa dopo la notizia della proposta di sorveglianza speciale: il 21 dicembre è stato organizzata una partecipata assemblea cittadina ed è stata espressa solidarietà da parte di sindacati, rappresentanti delle istituzioni e varie associazioni fra cui Medici senza frontiere.

«Questi segnali di riconoscenza politica sono la nostra migliore arma», ci racconta Simone, soddisfatto dell’iniziativa presso la Camera dei Deputati. «Penso che attraverso la pratica del conflitto negli ultimi anni siamo riusciti a garantirci un confronto alla pari con le istituzioni della nostra città e della nostra regione. È chiaro che le motivazioni della questura sono di natura politica e corrispondono a un tentativo di bloccare il recente ciclo di lotte. Sembra inoltre che siano in arrivo altri provvedimenti di questo tipo».

Quella della sorveglianza speciale è una misura di pubblica sicurezza molto pesante e controversa. Soprattutto se utilizzata in casi e contesti che non hanno nulla a che vedere con l’ambito della criminalità ma con il conflitto sociale e politico, con il rischio che diventi uno strumento per la repressione del dissenso (come, d’altronde, fu utilizzata durante il ventennio fascista con il codice Rocco).

«Uno degli aspetti più problematici è che si tratta di una pena in assenza di reato», commenta l’avvocato Francesco Romeo, che si occupato di difendere alcune persone raggiunte da questo provvedimento. «In quanto tale, possiede una forte impronta autoritaria e potremmo dire “fascista”: stiamo parlando infatti di una sorta di costante giuridica che, se inizialmente è stata applicata verso oziosi, mendicanti o vagabondi, è poi passata a colpire invece le classi sociali “pericolose” per l’ordine costituito. Dunque in particolare gli operai sotto il regno sabaudo e poi, transitando per lo stato liberale e rafforzandosi sotto Mussolini, anche i dissidenti politici».

In alcune occasioni, la Corte Europea dei Diritti Umani si è espressa in maniera critica verso l’applicazione della sorveglianza speciale, nel caso specifico del cittadino barese Angelo De Tommaso con la sentenza del 23 febbraio 2017 pronunciata dalla Grande Camera (nella sua “opinione dissenziente” il giudice Pinto De Albuquerque ha tra l’altro definito la misura come «reliquato superato di strutture giuridiche liberticide», poco o per nulla adatto alle democrazie moderne) e più indietro nel tempo con il caso Guzzardi del 1980.

Suona allora non così provocatoria la richiesta formulata dal segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo durante la conferenza stampa, per il quale «sarebbe da sospendere il questore di Cosenza affinché studi la Costituzione», con particolare riferimento all’articolo 3 citato nel giuramento di Mattarella che afferma come compito della repubblica quello di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» che impediscono una piena partecipazione alla vita politica del paese.

Al contrario – sottolineano tutti gli interventi – sembra che ultimamente sulle persone che provano a sobbarcarsi questo compito si abbatta una repressione sempre più dura. Le recenti cariche sulle manifestazioni studentesche, forse, suggeriscono qualcosa in tal senso.

da DINAMOpress

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