Siria: La rivoluzione confederale è sotto attacco, Damasco annuncia l’invasione del Rojava

Sotto la regia della Turchia, il governo jihadista di Damasco prepara l’offensiva contro l’autogoverno democratico del nord-est siriano e la Rivoluzione del Rojava

Gli jihadisti al potere a Damasco hanno annunciato l’intenzione di lanciare un’offensiva contro l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES). La dichiarazione di “zona militare chiusa” dell’area di Deir Hafer, non lontana da Aleppo ma parte integrante dell’autogoverno della Siria settentrionale e orientale, rappresenta un segnale inequivocabile: si stanno creando le condizioni politiche e militari per un attacco su larga scala.

Un’operazione di questo tipo segnerebbe l’avvio formale della guerra totale di Abu Mohammad al-Julani, oggi uomo forte del cosiddetto governo di transizione siriano, contro la Rivoluzione confederale dei popoli del Rojava e contro l’intera esperienza di autogoverno democratico costruita nella Siria nordorientale. Una guerra condotta sotto la copertura e con il sostegno diretto della Turchia, che da anni considera il Rojava un nemico strategico da annientare.

Non è un caso che, nella sua dichiarazione, il governo di Damasco adotti parola per parola il linguaggio della propaganda turca. Le Forze Siriane Democratiche vengono accusate di “combattere al fianco del PKK” e addirittura di collaborare con “i resti del regime di Assad e con le forze iraniane”. Un’accusa contraddittoria e strumentale, che ha un solo obiettivo: costruire una narrazione utile a legittimare l’aggressione militare contro l’autogoverno.

Questa escalation arriva dopo settimane di movimenti di truppe dell’esercito di occupazione turco nella campagna orientale di Aleppo e dopo l’assalto turco-jihadista ai quartieri curdi della città. Parallelamente si registra un’intensificazione dei bombardamenti di artiglieria lungo diversi punti di contatto, compresa la Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane, infrastruttura strategica per l’approvvigionamento elettrico dell’intero Rojava. Colpire la diga significa colpire direttamente la popolazione civile, l’economia e la possibilità stessa di sopravvivenza dell’autogoverno.

A Deir Hafer, intanto, diversi residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa degli attacchi condotti dalle forze di Hayat Tahrir al-Sham affiliate al governo di Damasco e dalle milizie dell’Esercito Nazionale Siriano (SNA) sotto controllo turco. È la riproposizione di uno schema già visto: pulizia etnica, sfollamenti forzati, distruzione delle strutture civili, repressione di ogni forma di autonomia politica e sociale.

Ciò che si sta delineando non è un’operazione di “sicurezza”, ma un attacco coordinato contro l’unica esperienza di democrazia radicale, convivenza interetnica e autodeterminazione popolare emersa dal caos della guerra siriana. Il Rojava rappresenta un’alternativa concreta tanto al jihadismo quanto agli autoritarismi statali della regione. Ed è proprio per questo che viene oggi presa di mira.

Di fronte a questa minaccia, il silenzio della comunità internazionale e la complicità attiva di Ankara pesano come una condanna. La guerra che si prepara contro il Rojava non è un conflitto locale: è un attacco politico e militare contro un’idea di società fondata sull’autogoverno, sull’uguaglianza di genere e sulla convivenza tra i popoli. Difendere il Rojava significa difendere la possibilità stessa di una Siria diversa – e di un Medio Oriente libero dal dominio del jihadismo e degli imperialismi regionali.

Dal Rojava la corrispondenza di Radio Onda d’Urto con una compagna della Comune Internazionalista Ascolta o scarica 

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