Siria: I quartieri curdi di Aleppo sotto attacco

Civili curdi e infrastrutture ad Aleppo sotto assedio del governo di Damasco

Nel nord della Siria, ad Aleppo, continuano a resistere gli abitanti dei quartieri autogovernati, a maggioranza curda, Sheikh Maqsoud e Ashrefiye, che fanno parte dell’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico e che sono sotto attacco delle milizie filogovernative di Damasco. In corso da ieri pesanti bombardamenti di artiglieria. Le milizie, inquadrate nell’esercito siriano, avanzano anche con tank e altri mezzi militari. Le forze di sicurezza interne dei due quartieri curdi resistono e riferiscono di aver respinto, ieri, 5 tentativi di incursione. Ci sono diverse vittime e decine di feriti tra i civili. In tutto i morti sarebbero 9, tra i quali due donne e un bambino. Pesanti anche i danni materiali, con circa 130 abitazioni che risultano parzialmente distrutte dai colpi di artiglieria.

Il PYD, il Partito dell’unione democratica, ha scritto un comunicato in cui denunciava i ripetuti attacchi delle milizie sui quartieri curdi, sottolineando l’impatto sanitario e umanitario che l’assedio sta avendo sulla popolazione. Dai territori del Rojava (Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est)

la corrispondenza Radio Onda d’Urto con una compagna. Ascolta o scarica

la corrispondenza di Radio Onda Rossa un compagno dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia Ascolta o Scarica

Come raccontava la compagna nella corrispondenza con Radio Onda d’Urto, il 7 gennaio, in moltissime città dell’Amministrazione Democratica, si sono svolti cortei in solidarietà alla popolazione che resiste a Sheikh Maqsoud, e per chiedere l’immediata fine di questi attacchi, che stanno continuando per mano principalmente delle milizie proxy dello Stato Turco e di gruppi armati mercenari legati al governo di transizione. Il numero dei feriti è arrivato a 52 ed è in continuo aumento.

Ecco alcuni interventi ripresi da Radio Onda d’Urto di partecipanti alle manifestazioni:

Evin, una giovane donna originaria di Afrin. Ascolta o scarica

Un uomo originario di Afrin. Ascolta o scarica

Una rappresentante del Kongra Starr (Movimento delle donne del Rojava). Ascolta o scarica

Il comunicato stampa del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) riguardante la situazione dei civili curdi e delle infrastrutture ad Aleppo, a seguito dei recenti attacchi e del rischio di una nuova escalation del conflitto.

Il documento offre dati aggiornati, un’analisi del contesto e le richieste urgenti indirizzate alla comunità internazionale.

Civili curdi e infrastrutture ad Aleppo sotto assedio del governo di Damasco
Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Dalla giornata di ieri, gli attacchi si sono estesi anche ai quartieri di Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda ANHA riferisce che 9 persone — quasi tutte civili — hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini. Sottosupervisione turca, le forze del Ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici pesanti DShK di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia — tra cui Hemzat, Emşat, Sultan Murad e Nureddin Zengi.
I 500.000 curdi che vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah abitano Aleppo da secoli. Le attuali politiche, motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation.
Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, ogni volta che si intravede un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS, fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi. Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai curdi è un’illusione: ricordiamo gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (ISIS), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda.
Il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia.
Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Öcalan dal 27 febbraio 2025, il governo turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda — una linea che oggi si riflette anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i curdi e riconoscere formalmente i curdi come parte costitutiva della Siria.
Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria — in particolare curdi, arabi, armeni e assiri nel nord-est del Paese e in Rojava — hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’ISIS. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche alawiti e drusi hanno bisogno di pace.
Richieste urgenti
Chiediamo alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare Paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. La Siria non è parte di alcun progetto neo-ottomano.
Chiediamo inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggi una possibilità di democrazia — e quindi di pace. Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali.
Chiediamo inoltre al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda — rappresentata dal leader Abdullah Öcalan — con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq.

Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan

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