di Vincenzo Scalia*
Uno spettro si aggira a sinistra: lo spettro della sicurezza. Giuseppe Conte si accorge che le città italiane sono insicure, e ripesca il vecchio armamentario giustizialista, mai del tutto dismesso, della forza politica di cui è il leader
Il primo segretario del Pd, Walter Veltroni, ormai editorialista, lancia la parola d’ordine libertà uguale sicurezza sulle colonne del Corriere della Sera. Anche la segretaria attuale del Pd, Elly Schlein, su richiesta di alcuni amministratori, riapre il tema della sicurezza, da oggi a Bologna.
«Con la sicurezza si vince, o si prendono voti». Questo è il mantra che si ripete a sinistra, guardando gli exploit realizzati in passato dalla Lega e da FdI. Ad essere troppo buonisti con migranti, rom, senzatetto, sex workers, attivisti, si perderebbero le elezioni. Ma davvero la questione della sicurezza non è mai stata affrontata dalla sinistra? E, soprattutto: si può davvero affermare che, fuori dalla destra, il securitarismo non abbia mai attecchito? A svolgere un’analisi diacronica accurata, emerge una realtà di tutt’altro tipo.
I temi della sicurezza, per la prima volta, vennero declinati proprio a sinistra. Alla metà degli anni Novanta. E non in maniera conforme al clima apocalittico alimentato a livello mediatico e fatto proprio dalla destra. Piuttosto, attraverso riflessioni, analisi, comparazioni con altri contesti nazionali, elaborazioni di politiche che non lasciassero il tema della sicurezza in mano a chi faceva del binomio legge e ordine il proprio viatico.
Proprio a Bologna, nel 1995, sotto l’egida dell’amministrazione regionale, il compianto Massimo Pavarini riunì in un comitato scientifico studiosi del calibro di Sandro Baratta, Dario Melossi, Beppe Mosconi, Tamar Pitch ed altri proprio per approfondire le tematiche inerenti alla sicurezza. Parliamo dell’esperienza di Città Sicure, che produsse materiale di spessore sia sotto il profilo accademico che sotto l’aspetto delle politiche pubbliche, che vennero purtroppo ignorate.
Il comitato scientifico insediato fece propria, dopo una serie di compromessi, la formula crime matters (la criminalità è rilevante) elaborata dai realisti di sinistra inglesi negli anni Ottanta. Partendo dall’assunto che i fenomeni criminali preoccupassero innanzitutto la classe operaia, i left realists proposero politiche alternative, in grado di coniugare la domanda di sicurezza col contenimento dell’ideologia punitiva.
Città Sicure si incamminò su questo percorso, a partire da una disamina della realtà che andasse oltre i dati eviscerati dalle statistiche.
Si diede vita così ad una stagione di ricerca intensa, fatta di focus group, interviste in profondità, questionari semi strutturati, che coinvolgevano innanzitutto la cittadinanza, ma cercavano un’interlocuzione anche negli amministratori locali. I quali, dopo la riforma elettorale che conferiva un ruolo centrale ai sindaci, diventavano allo stesso tempo i destinatari della domanda di sicurezza e i veri e propri stakeholders delle politiche locali. Le ricerche si spinsero fino a realizzare interviste conoscitive con migranti e venditori ambulanti, spauracchi del securitarismo. I risultati, tuttora reperibili nei Quaderni, proponevano l’elaborazione e l’implementazione di politiche di sicurezza partecipate, che coinvolgessero tutti gli attori dello spazio urbano, e favorissero, almeno in parte, una ricomposizione del tessuto sociale sfrangiato dall’avvento del post-fordismo.
Per i consumatori di sostanze e per le sex workers, per esempio, si propose di attuare le politiche di riduzione del danno, potenziali incubatrici di una sicurezza ad ampio raggio e di politiche pubbliche alternative in materia di sostanze e prostituzione.
Città Sicure si mosse all’interno dei confini tracciati da Sandro Baratta, che invitava a non anteporre il diritto alla sicurezza alla sicurezza dei diritti. Tuttavia, la scelta di inseguire la destra sul terreno della sicurezza, dal momento che la Lega, come si disse, era una costola del movimento operaio, portò a una liquidazione spiccia e ingiustificata del comitato scientifico. Si preferirono i dati grezzi, elargiti con fare prodigo e semplicistico da altri studiosi di centrosinistra, che si definivano più moderati, e si fermavano alla statistica che mostrava, per esempio, come gli immigrati delinquessero di più degli Italiani. Da lì scaturì il pacchetto sicurezza del 2001, o l’istituzione dei Gom che si fecero conoscere a Genova. Per approdare agli accordi con la Libia sui respingimenti dei rifugiati. Prodotti del centrosinistra, nel tentativo disperato e malriuscito di oscurare la destra.
Eppure, come chi è stato a scuola sa bene, quando si copia un compito, e l’insegnate ti interroga per sapere se è farina del tuo sacco, il bluff viene subito a galla. Non a caso ci ritroviamo la destra al governo con tanto di decreti anti-rave e sicurezza e un ennesimo e disegno di legge sicurezza in carniere. Copiare non conviene. Meglio riprendere dalla sicurezza dei diritti.
*da il manifesto
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