Sequestro in alto mare e inerzia dello Stato: la denuncia della Rete di resistenza legale

Violata la giurisdizione italiana e i diritti fondamentali: Ávila e Abukeshek detenuti illegalmente. Roma intervenga subito o rischia responsabilità per omissione

IL comunicato della Rete di resistenza legale

Il sequestro in acque internazionali di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, attivisti della Global Sumud Flotilla prelevati con la forza dalla nave italiana Eros 1, configura una violazione flagrante della giurisdizione nazionale, ai sensi dell’ art. 4 Cod. Nav. e dell’art. 4 c.p., e integra il delitto di sequestro di persona aggravato, reato permanente e procedibile d’ufficio.

La detenzione in regime di incomunicabilità, già prorogata fino a domenica 8 maggio,  espone i due attivisti (che sono in sciopero della fame)  a trattamenti inumani, in palese contrasto con gli artt. 2 e 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

L’Italia, Stato di bandiera della nave su cui viaggiavano i due attivisti, aveva obblighi positivi di protezione a cui non ha adempiuto: il silenzio e l’inerzia istituzionali rappresentano non solo complicità politica, ma potrebbero tradursi anche in responsabilità per omissione, ai sensi dell’art. 40 co. 2 c.p., per non aver protetto l’imbarcazione e il suo equipaggio.

Per questo riteniamo indispensabile:

  • l’attivazione immediata di ogni strumento diplomatico e giudiziario per il rilascio di Thiago e Saif;
  • la garanzia di incolumità per le imbarcazioni ancora in rotta verso Gaza per il completamento della missione umanitaria;
  • la sospensione di ogni rapporto commerciale e di collaborazione con lo Stato di Israele;
  • l’agevolazione dell’uscita da Gaza delle persone palestinesi su loro richiesta, come impone l’art. 10 co. 3 Cost.;

Chiediamo con forza:

  •  alla Procura di Roma di dar immediato corso all’esposto che le avvocate e gli avvocati della Sumud Flotilla hanno presentato;
  • al Ministro della Giustizia, come previsto dall’art. 8 c.p., di richiedere alla stessa Procura di procedere anche per tutti i reati relativi e connessi al sequestro di cittadini italiani presenti su imbarcazioni non battenti bandiera italiana, in quanto delitti politici commessi all’estero.

 Il diritto internazionale e la Costituzione non si applicano a geometria variabile:l’Italia deve agire subito, prima che il silenzio diventi complicità strutturale nell’impunità.

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