Roma, fermati attivisti e fotografi durante una performance satirica di Extinction Rebellion


La protesta contro crisi climatica, riarmo e decreto sicurezza davanti a Palazzo Venezia si conclude con identificazioni, sequestri e trasferimenti in commissariato. Nel mirino del movimento la stretta repressiva contro il dissenso.

Una performance satirica contro il governo Meloni, la crisi climatica e il riarmo si è conclusa con il fermo e il trasferimento in commissariato di quindici persone, tra cui alcuni fotografi presenti per documentare l’iniziativa. È accaduto a Roma, davanti a Palazzo Venezia, durante una nuova azione di Extinction Rebellion nell’ambito di “PrimaVera Democrazia”, la settimana di mobilitazione lanciata dal movimento nella capitale.

L’azione si è svolta in uno dei luoghi più simbolici della storia politica italiana. Palazzo Venezia fu infatti il centro del potere del regime fascista e il luogo dal quale Benito Mussolini pronunciava i suoi discorsi dal celebre balcone affacciato su Piazza Venezia. Proprio qui gli attivisti hanno scelto di mettere in scena una protesta che intrecciava critica ambientale e denuncia della deriva autoritaria.

Alcuni aderenti a Extinction Rebellion hanno scalato il palazzo con l’intenzione di esporre tre grandi striscioni che contestavano il motto “Dio, patria e famiglia”, storicamente associato alla cultura politica della destra autoritaria. Contemporaneamente, ai piedi dell’edificio, altre persone hanno inscenato una rappresentazione satirica ispirata ai cinegiornali dell’Istituto Luce, con figuranti travestiti da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto.

Secondo quanto denunciato dal movimento, la polizia è intervenuta prima che gli striscioni venissero completamente srotolati, sequestrandoli e procedendo all’identificazione delle persone presenti. Non soltanto gli attivisti coinvolti nell’azione, ma anche fotografi e operatori dell’informazione sarebbero stati condotti in commissariato nonostante non stessero partecipando direttamente alla protesta.

Extinction Rebellion parla apertamente di un episodio che confermerebbe il progressivo restringimento dello spazio democratico e l’inasprimento delle pratiche di controllo nei confronti dei movimenti sociali. Particolarmente grave, secondo gli attivisti, sarebbe il coinvolgimento di fotografi e giornalisti, colpiti pur svolgendo esclusivamente attività di documentazione.

Al centro della protesta c’era la denuncia delle scelte politiche del governo in materia ambientale, energetica e militare. Il movimento accusa l’esecutivo di continuare a investire nei combustibili fossili e nel riarmo mentre gli effetti della crisi climatica colpiscono in modo sempre più pesante territori e comunità.

Gli attivisti richiamano dati ormai consolidati: migliaia di vittime legate a eventi climatici estremi negli ultimi decenni, miliardi di euro di danni provocati da alluvioni e dissesto idrogeologico, aumento della povertà energetica e crescita delle bollette per milioni di famiglie. A fronte di questo scenario, sostengono, il governo continua a destinare risorse crescenti alle spese militari e a consolidare la dipendenza dalle fonti fossili attraverso progetti come il Piano Mattei.

La protesta ha voluto inoltre collegare la crisi ecologica al tema delle libertà democratiche. Per Extinction Rebellion esiste infatti un rapporto diretto tra emergenza climatica, militarizzazione e restrizione degli spazi di dissenso. Da qui il riferimento al nuovo decreto sicurezza, considerato dal movimento come uno strumento destinato a colpire in modo particolare chi organizza proteste e campagne di mobilitazione sociale.

L’episodio di Roma si inserisce in un contesto più ampio che negli ultimi mesi ha visto moltiplicarsi identificazioni preventive, fogli di via, multe amministrative, misure cautelari e procedimenti giudiziari nei confronti di attivisti climatici, movimenti sociali e realtà solidali con la Palestina.

La scelta di intervenire anche nei confronti di fotografi e osservatori presenti sul posto rischia inoltre di aprire un ulteriore fronte di discussione sul diritto di cronaca e sulla possibilità di documentare le proteste senza subire conseguenze o limitazioni.

Per Extinction Rebellion quanto accaduto a Palazzo Venezia rappresenta il simbolo di una tendenza sempre più evidente: mentre la crisi ecoclimatica produce effetti concreti sulla vita delle persone, la risposta delle istituzioni si concentra sempre più sul controllo delle contestazioni anziché sulle cause che le generano. In questo senso, la vicenda romana non riguarda soltanto una protesta ambientalista, ma il rapporto tra libertà di dissenso, informazione e gestione dell’ordine pubblico nell’Italia di oggi.


aggiornamenti:

Le persone portate in questura sono state rilasciate. A tutte le persone è stata notificata una denuncia per violazione dell’Art. 18 TULPS per manifestazione non preavvisata, comprese ai fotografi, e alle persone che erano salite sul palazzo anche per Art. 633 invasione di terreno ed edifici. Denunce pretestuose, già archiviate in fase di indagini preliminari in situazioni analoghe in passato, rese ancora piú gravi per essere indirizzate a chi stava legittimamente riprendendo quanto avveniva in uno spazio pubblico.

Dentro il Commissariato, si sono verificate perquisizioni ingiustificate e requisizioni illegittime dei telefoni. Tra i materiali sequestrati, anche gli zaini che contenevano gli striscioni, nonostante non avessero null’altro al loro interno. Le persone trattenute hanno inoltre riportato di aver ricevuto minacce verbali da parte degli agenti, quali “se ti rivedo qui in giro domani ti tiro un sanpietrino”.

Durante il pomeriggio inoltre, un’altra persona, che aveva preso parte alle azioni preavvisate di Extinction Rebellion negli ultimi giorni, e che era semplicemente seduta nei pressi di Piazza Venezia, è stata accompagnata in Questura, per una notifica di foglio di via, ingiustificatamente, in quanto lo stesso le era già stato notificato qualche settimana fa.

Quello di oggi è un nuovo episodio in cui la satira e la critica verso il Governo vengono impedite, come accaduto in Piazza dell’Esquilino sabato, quando le caricature satiriche di Meloni e Trump esposte durante l’occupazione sono state strappate dalla polizia presente.
All’alba dell’80esimo anniversario della Festa della Repubblica, i principi democratici di diritto al dissenso vengono sistematicamente traditi. Davanti alla sempre piú grave crisi climatica e la profonda crisi sociale, la priorità rimane reprimere il dissenso e sostenere chi produce guerra e crisi climatica.


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