Rojava sotto attacco, la resistenza curda tiene. YPG e YPJ fermano l’avanzata salafita mentre cresce l’emergenza umanitaria a Kobanê
Nel nord-est della Siria la resistenza curda sembra riuscire, almeno per ora, a contenere l’avanzata delle milizie salafite legate al cosiddetto governo di transizione siriano. Le forze YPG e YPJ, pilastri del progetto di confederalismo democratico in Rojava, riferiscono di aver respinto diverse offensive, in particolare nel cantone di Cizire, nonostante le continue violazioni del cessate il fuoco attribuite a Damasco.
Secondo le autorità dell’Amministrazione Autonoma Democratica, le truppe guidate da Abu Mohammad al-Jolani stanno concentrando i loro sforzi verso il valico di Semalca, l’unico confine ancora aperto tra la Siria del nord-est e il Kurdistan iracheno. Un eventuale controllo di quel passaggio significherebbe isolare ulteriormente la resistenza curda, tagliando una linea vitale per i rifornimenti, gli aiuti umanitari e i collegamenti con l’esterno.
Il quadro militare si intreccia con una svolta diplomatica di peso. Nelle stesse ore, il presidente siriano autoproclamato Ahmad Sharaa è stato ricevuto a Mosca da Vladimir Putin. Il Cremlino ha confermato la volontà di sviluppare le relazioni politiche ed economiche con il nuovo corso siriano, segnando una continuità evidente con il sostegno offerto in passato al regime di Bashar al Assad, oggi in esilio proprio in Russia. Putin ha inoltre annunciato il ritiro delle truppe russe dalle basi a est dell’Eufrate, dichiarando “importante” il ritorno di queste regioni sotto il controllo di Damasco. Una posizione che preoccupa apertamente le autorità curde, timorose di un via libera politico-militare contro l’esperienza autonoma del Rojava.
Intanto, sul terreno, la crisi umanitaria si aggrava. L’Ufficio Organizzazioni e il Consiglio del Lavoro e degli Affari Sociali dell’Amministrazione del Cantone dell’Eufrate hanno lanciato un appello urgente alle istituzioni internazionali e alle organizzazioni umanitarie affinché intervengano a sostegno degli sfollati di Kobanê. Migliaia di famiglie provenienti da decine di villaggi delle aree rurali sono state costrette a fuggire verso il centro della città, dopo i bombardamenti e gli attacchi armati.
Le condizioni di accoglienza sono drammatiche. Gli sfollati sono stati sistemati in edifici inabitabili, scuole, asili e strutture pubbliche. I servizi essenziali risultano in gran parte interrotti: acqua, comunicazioni e connessioni internet sono state sospese sia nel centro urbano sia nelle campagne circostanti. Solo l’elettricità è stata parzialmente ripristinata, insufficiente però a garantire condizioni di vita dignitose.
Un convoglio di aiuti umanitari partito da Aleppo è riuscito a raggiungere Kobanê e la distribuzione è in corso, ma le autorità locali parlano apertamente di interventi largamente insufficienti. Il numero degli sfollati continua ad aumentare, mentre le condizioni di vita peggiorano giorno dopo giorno.
Sul fronte della solidarietà internazionale, la repressione si estende oltreconfine. Attivisti europei diretti verso il confine siriano per sostenere la resistenza curda sono stati respinti dalle forze di sicurezza turche. La Carovana dei popoli in difesa dell’umanità, partita da Salonicco e diretta in Rojava, è stata bloccata alla frontiera dalla polizia di Erdogan. Sedici internazionalisti arrivati a Mardin, nel Kurdistan turco, sono stati arrestati e successivamente espulsi per aver partecipato alle proteste.
Mentre la resistenza curda continua a difendere il territorio e il proprio progetto politico, il rischio è che il silenzio internazionale e i nuovi equilibri diplomatici finiscano per schiacciare il Rojava tra l’offensiva militare, l’isolamento geopolitico e una crisi umanitaria sempre più grave.
Dalla Carovana dei Popoli l’aggiornamento di Radio Onda d’Urto con Federico Ascolta o scarica
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