di Michele Gambirasi*
Fermati e portati in carcere in tre, almeno due di loro sarebbero vicini al gruppo «La Roccaforte». Sui loro profili social ci sono immagini di Mussolini e iconografie legate al mondo del fascismo
Sono tre le persone fermate dopo l’assalto al pullman dei tifosi pistoiesi di ritorno da Rieti domenica sera costato la vita al secondo autista della vettura, il 65enne Raffaele Marianella. Sono stati tutti e tre portati in carcere e su di loro, ha fatto sapere la questura, esistono «gravi indizi di colpevolezza». Si tratta di Kevin Pellecchia, Manuel Fortuna e Alessandro Barberini, e almeno due di loro (Pellecchia e Fortuna) risultano essere vicini a gruppi di estrema destra della provincia laziale. In particolare al gruppo «La Roccaforte» di Rieti, movimento della galassia della destra sociale. Una quarta persona risulterebbe indagata per favoreggiamento.
I FATTI: attorno alle 20.30 di domenica il pullman stava percorrendo la statale tra Rieti e Terni, di ritorno verso la Toscana. A bordo circa 45 tifosi del gruppo Baraonda Biancorossa, supporter del Pistoia basket, di rientro dalla vittoriosa trasferta contro il Sebastiani Rieti in Serie A2. Una serie di pietre e mattoni hanno iniziato a colpire la vettura all’altezza di Contigliano, dopo che le forze dell’ordine avevano smesso di scortarli da una ventina di minuti. Un masso ha sfondato il vetro colpendo in pieno volto Marianella, che è morto sul colpo. Che a Rieti peraltro ci era andato «solo per fare compagnia, per aiutare, insegnare le strade, vedere come si fa. Di notte, insomma, meglio in due se c’è la possibilità» ha raccontato la Jimmy Travel, azienda di autonoleggio per cui aveva iniziato a lavorare da pochi mesi.
L’ipotesi di reato, scritta nel fascicolo aperto domenica notte dal procuratore Raffaele Auriemma, è omicidio volontario. Ieri la questura di Rieti ha interrogato una dozzina di persone fermate nella notte, analizzato i video a disposizione e controllato le celle telefoniche, senza emettere alcun fermo per quasi tutta la giornata. Poi, in serata, i tre sono stati portati in carcere. Gli indizi a loro carico sarebbero stati rinvenuti in una chat Whatsapp, dove avrebbero parlato dell’agguato da organizzare. Oggi ci sarà l’autopsia sul corpo di Marianella per accertare le cause della morte e la dinamica dell’impatto, mentre sono attese le analisi del Dna presente sul sasso che lo ha colpito al volto, così da trovare nuovi elementi utili.
ACCANTO ai fatti c’è il contesto: tutta da ricostruire è ancora la sequenza dei fatti che ha portato all’agguato. Tra le due tifoserie ci sarebbero stati degli screzi e delle tensioni tra il secondo e il terzo quarto della partita, quando alcuni tifosi del Pistoia hanno cercato di raggiungere quelli del Rieti. Un nuovo tentativo di contatto c’è poi stato al termine della gara. Da lì poi è nato l’agguato, subito dopo il quale le forze dell’ordine hanno fermato un’auto degli ultras in fuga. Tra le due tifoserie, peraltro, non sembrano sussistere grandi rivalità: Rieti è una delle piazze storiche del basket italiano, con pagine importanti di storia in particolare tra gli anni ’70 e ’80 ai tempi della stella statunitense Willie Sojourner cui oggi è intitolato il palazzetto. Pistoia, grande, lo è molto meno, e al più vanta un gemellaggio con la curva del Cento, a sua volta rivale con Scafati che è gemellata con Rieti. Insomma, il giro è lungo.
DIVERSA la storia della curva Terminillo, settore storico del palazzetto di Rieti. La società ha vissuto anni travagliati, in particolare dopo il 2009 quando, in grave difficoltà, venne trasferita a Napoli. Negli anni successivi, raccontano tifosi storici, la vecchia guardia ha progressivamente smobilitato, mentre la società rinasceva nel 2020 con l’attuale presidente Roberto Pietropaoli e il successivo ritorno in A2. Anni di vuoto, che hanno trasformato le geografie dello stadio di Rieti, città storicamente roccaforte di destra nel Lazio: la continuità delle amministrazioni comunali di centrodestra è stata interrotta solo tra il 2012 e il 2017 da Simone Petrangeli. E così i vecchi sono stati sostituiti dai più giovani, senza grandi fasi di convivenza generazionale: a oggi si contano tra i gruppi i «Bulldog» e «Tradizione ostile». Fino all’episodio di domenica, destinato a segnare la città e la sua tradizione sportiva, almeno per un po’: la Federazione ha deciso ieri che fino alla chiusura delle indagini le porte del PalaSojourner resteranno chiuse.
*da il manifesto
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Tre neofascisti, tifosi della Sebastiani Basket Rieti, in arresto. Sono accusati di omicidio ai danni del secondo autista del pullman dei tifosi del Pistoia,Raffaele Marianella, con il lancio di mattoni da un cavalcavia. Fanno parte della cosiddetta “Comunità La Roccaforte”, riferimento neofascista per il reatino.
L’accusa è omicidio volontario, una quarta persona è indagata a piede libero. Il Questore di Rieti, Pasquale Fiocco, ha intanto emesso i Daspo per 9 tifosi della Sebastiani basket Rieti. I 9 Daspo riguardano quanto è accaduto al PalaSojourner durante l’incontro tra la Sebastiani e Pistoia, in particolare durante la pausa tra secondo e terzo quarto quando c’erano stati momenti di tensione che avevano richiesto l’intervento di Polizia e Carabinieri.
La durata del Daspo, riferisce ancora la Polizia, “sarà di cinque anni per 8 tifosi, mentre uno di loro, già sottoposto ad analogo divieto, oltre a rispondere della violazione delle relative prescrizioni, non potrà assistere a manifestazioni sportive per 8 anni”. Ai tre fermati nell’ambito delle indagini successive all’omicidio dell’autista del pullman, invece, “verrà notificato in carcere l’avvio del relativo procedimento amministrativo finalizzato all’emissione del Daspo”.
A una settimana dagli eventi, domenica 26 ottobre, promossa dalla Curia di Rieti si svolgera’ una fiaccolata in memoria di Raffaele Marianella. L’appuntamento è alle 18.15 a Contigliano (Rieti), in via Polletti, nei pressi del Centro Pastorale diocesano. “Da lì – si legge in una nota – percorreremo insieme il tratto di strada che conduce al luogo dello scontro. Sarà un modo per affrontare uniti lo sgomento e il dolore, per essere accanto a quanti sono stati feriti in modo indelebile, per ritrovarci e riflettere su ciò che abbiamo trascurato, su quanto non abbiamo compreso, su ciò che richiede la nostra cura. Questo momento potrebbe segnare un nuovo inizio. È indispensabile. Lo faremo in silenzio, perché anche il linguaggio va pacificato, lasciando spazio alla preghiera nei cuori”.
Il punto con Michele Gambirasi giornalista del Manifesto che sta seguendo la vicenda Ascolta o scarica
È stata fissata per domani alle 15 l’udienza di convalida dei tre fermi eseguiti dalla Polizia di Rieti davanti al gip del Tribunale di Rieti, Giorgia Bova. Lo stesso gip, dopo la convalida, procederà ad affidare l’incarico peritale per l’esecuzione dei test del Dna necessari per provare a dare un nome a chi ha scagliato la pietra che ha causato la morte dell’autista Raffaele Marianella, la cui autopsia sarà compiuta sempre domani pomeriggio. La Procura di Rieti, come annunciato questa mattina dal procuratore capo Paolo Auriemma, chiederà la convalida dei fermi e la custodia cautelare in carcere a carico di tutti e tre gli indagati.
Non mancano le speculazioni politiche. Una consigliera comunale di FdI ha additato Ilaria Salis come responsabile morale dell’accaduto. Il commento di Nicoletta Ciferri, segretaria Sinistra Italiana Rieti Ascolta o scarica

“Quello che è successo a Rieti, ve lo dice una che ci è nata e cresciuta in quella città, è uno specchio brutale ma senza filtri delle condizioni di una buona parte della realtà di provincia e di periferia di questo Paese, di quello che si annida nelle viscere nascoste di luoghi marginali di cui nessuno ricorda il nome o la collocazione geografica e che minaccia di diventare un problema enorme se ci si ostina a ignorarlo. Il mondo non finisce a Roma, a Napoli o a Milano. L’Italia è fatta di una miriade di comuni minori, luoghi sfilacciati, abbandonati persino dalle narrazioni sull’identità, svuotati di energie e prospettive, in cui resta solo chi ha le risorse per permetterselo o chi non ha alternative per evitarlo. Piccoli agglomerati pieni di persone che sono così angosciate e disorientate dalla scomparsa di un’idea di futuro, di un senso di sé e di collettività, da finire col rinchiudersi o lasciarsi rinchiudere in recinti paludosi, dalle dinamiche sempre più tribali forzosamente garantite da ritualità vuote, dove anche uno sport generalmente estraneo ad episodi di violenza conclamata quale è il basket, diventa un pretesto per sfogare frustrazioni irrisolte. Queste sono il frutto marcio e più evidente dell’incapacità di misurarsi con il minimo senso di sconfitta in cui il sistema che abbiamo costruito ci ha precipitato, così tanto da trasformare quella è che una componente naturale dell’esistenza, in un fastidio intollerabile, inammissibile, inaccettabile. Se non usciamo al più presto da questa condizione strutturalmente tossica, per cui non esiste altro che la performatività attraverso cui si vince, si domina, si distrugge l’altro, la violenza tracimerà e diventerà lo standard diffuso dell’interazione tra persone. Credo che chiunque non si voglia rassegnare a vivere in un mondo del genere, fatto di agguati fascisti della domenica sera, priorità sballate, depressione, ansia e sopraffazione, debba impegnarsi con più intensità e convinzione per mettere in discussione l’esistente in modo sano ma deciso. O anche i piccoli, semi-sconosciuti, silenziosi centri che chiamiamo “casa” finiranno per assomigliare ad una desolata terra di nessuno che non ci appartiene e alla quale non apparteniamo più”.
Cosi Eleonora Moronti reatina di nascita laureata in Storia e Civiltà Orientali e in Archeologia e Culture del Mondo Antico all’Alma Mater Studiorum di Bologna dove oggi vive Ascolta o scarica
Qui la trasmissione intera Ascolta o scarica
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