Riconoscere il femminicidio è il primo passo per contrastarlo

di Luigi Mollo

Smontare miti, narrazioni e silenzi che ancora proteggono la violenza di genere

Uccidere una donna è un’espressione brutale per quel che implica.

Persone, famiglie, istituzioni, vivono l’esito estremo di una violenza maschile che ritiene socialmente giustificabile o perlomeno comprensibile che un uomo eserciti desiderio o diritto di possesso, superiorità fisica verso il corpo di una donna.

Parlare di femminicidio, oggi, domani e sempre perché si smetta di giustificare le violenze maschili alimentate dalle disuguaglianze economico-sociali e culturali a sfavore delle donne: la disuguaglianza a favore degli uomini ha nascosto per anni la sua natura criminale del gesto assassino.

La società purtroppo continua in fondo a pensare che il femminicidio non sia davvero un crimine, ma piuttosto sedicenti episodi di raptus incontrollabili e non intenzionali, in sostanza questioni private esito perlopiù di relazioni malate o patologiche e devianze individuali.

Questioni non solo ad esempio sulle filiazioni non avendo quello corporeo della maternità le linee di discendenza patriarcale hanno fatto per anni sembrare evidente che occorreva una gestione simbolica ed economica sul corpo delle donne tutta a favore degli uomini.

Oggi più che mai siamo di fronte ad un fenomeno in cui diversi soggetti e istituzioni vedono l’esistenza di una forma specifica di crimine che esca dal tono neutro dell’omicidio per essere qualificato in un’ottica di genere ma come poterlo identificare e soprattutto come poterlo descrivere e attraverso quali discorsi, narrazioni portarlo avanti sulla scena pubblica?

Questo articolo unisce frammenti di molte voci che non hanno più voce e non ha una pretesa di dare una risposta univoca a tali domande nella consapevolezza che la posta in gioco della visibilità pubblica del femminicidio come fenomeno fatto sociale sia l’aspetto tuttora più importante ma esplora in primo luogo i discorsi che raccontano i tratti e non l’omicidio volontario quando esso ha una vittima femminile.

In ogni caso amore, rabbia, gelosia, passioni, sono solo comode coperture di una disuguaglianza sociale punita da una mano maschile, e le richieste di aiuto testimoniano quanto il nostro paese abbia ancora molta strada da percorrere.

Restiamo in silenzio ascoltando i molti minuti di rumore, che ha fatto il giro d’Italia e del mondo, e sulla spinta delle parole nette e coraggiose delle piazze di tutta Italia hanno preteso azioni reali contro e in prevenzione della violenza di genere, soluzioni che hanno bisogno che le origini strutturali della piramide della violenza vengano riconosciute ed eliminate.

La borsa di una donna pesa come se ci fossero mille vite dentro.

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