Percosse da parte delle forze dell’ordine, sovraffollamento delle prigioni, cattive condizioni all’interno degli Ospedali psichiatrici giudiziari: l’Italia non appare certo il paese dei diritti. A puntarci il dito contro e’ il Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa, che oggi ha pubblicato il rapporto relativo alla quinta visita periodica effettuata sul territorio italiano tra il 14 e il 26 settembre 2008. Il rapporto è corredato dalle risposte del governo italiano.Per quanto concerne il trattamento delle persone private di libertà da parte delle forze dell’ordine, il rapporto riferisce che la delegazione del Comitato ha ricevuto un certo numero di denunce di presunti maltrattamenti fisici e/o di uso eccessivo della forza da parte di agenti della polizia e dei carabinieri e, in minor misura, da parte di agenti della Guardia di Finanza, soprattutto nel Bresciano. I presunti maltrattamenti consistevano essenzialmente in pugni, calci o manganellate al momento dell’arresto e, in alcuni casi, nel corso della permanenza in un centro di detenzione. In alcuni casi, inoltre, la delegazione ha potuto riscontrare l’esistenza di certificati medici attestanti i fatti denunciati. Il rapporto, inoltre, verifica il rispetto delle garanzie procedurali contro i maltrattamenti e constata la necessità di un’azione più incisiva in questo campo, per rendere conformi la legge e la pratica alle norme stabilite dal Comitato. Nella loro risposta, le autorità italiane hanno indicato che sono state emanate delle direttive specifiche per prevenire e punire il comportamento indebitamente aggressivo delle forze dell’ordine. Inoltre, rileva il rapporto, sono state esaminate le condizioni di detenzione presso il Centro di identificazione e di espulsione di Via Corelli a Milano. A questo proposito, il Comitato raccomanda che siano garantiti agli immigrati irregolari che vi devono essere trattenuti maggiori e più ampie possibilità di attività. Sul fronte delle carceri, invece, il rapporto pone l’accento sul sovraffollamento delle prigioni, sulla questione delle cure mediche in ambiente carcerario (la cui responsabilità è stata ora trasferita alle regioni) e sul trattamento dei detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza (il 41-bis).
Il Comitato ha espresso anche la più viva preoccupazione per il livello di violenza registrato all’interno delle carceri di Brescia-Mombello e di Cagliari-Buoncammino, dove episodi di violenza tra detenuti nel corso del 2008 hanno causato lesioni gravi e, in un caso, la morte di un carcerato. A Cagliari, poi, il Comitato ha ricevuto alcune accuse relative al fatto che il personale carcerario non sarebbe sempre intervenuto tempestivamente per sedare le risse tra detenuti. Per tutta risposta le autorità italiane hanno evidenziato che l’amministrazione penitenziaria ha invitato le prigioni di Brescia e di Cagliari a prendere tutte le misure necessarie per impedire la violenza tra detenuti. Hanno inoltre affermato che, a partire dall’autunno del 2008, gli episodi di violenza nel carcere di Cagliari sono diminuiti a seguito di una convenzione con la Caritas.
Sotto accusa anche l’Ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito di Aversa. Secondo il rapporto, infatti, le condizioni della struttura sarebbero scadenti mentre si evidenzierebbe e la necessità di migliorare il regime quotidiano di degenza dei pazienti, aumentando il numero e la varietà delle attività trattamentali quotidiane loro garantite. La delegazione ha inoltre riscontrato che alcuni pazienti erano stati trattenuti nell’Opg piu’ a lungo di quanto non lo richiedessero le loro condizioni e che altri erano trattenuti nell’ospedale anche oltre lo scadere del termine previsto dall’ordine di internamento. Le autorità italiane hanno risposto che l’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa è in corso di ristrutturazione e che la legge non prevede un limite per l’esecuzione di misure di sicurezza temporanee non detentive.
Il ricorso al trattamento obbligatorio dei pazienti è stato invece oggetto di critica per quanto riguarda il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. A questo proposito la raccomandazione è quella apportare miglioramenti alla fase giudiziaria della procedura relativa al trattamento sanitario obbligatorio.
fonte: Dires – Redattore Sociale


sono una testimone diretta di ciò che accade in due o.p.g d italia,tra cui il “filippo saporito”di aversa.prima di criticare aspramente e mettere in primo piano i maltrattamenti,che ovviamente sono da tutti disapprovati,dovremmo e dovrebbe il consiglio d europa dare uno sguardo alle contraddizioni del sistema.abbiamo tante leggi in italia tutte inutili o incomplete.potremmo certamente pensare che il sistema di chiudere gli o.p.g sia una scelta evidentemente pratica e indolore,ma a conti fatti chi si prenderebbe cura di queste persone?ci sono strutture alternative?c è u vero percorso di reinserimento nel tessuto sociale?le famiglie vengono coinvolte?senza dubbio l o.p.g non è un luogo di cura,questa è una realtà ma vi posso assicurare e sfido chiunque a dirmi il contrario che nessuno,sottolineo nessuno ha veramente a cuore queste persone.le famiglie non possono o hanno paura di riprendere i propri parenti in casa,lo stato non li ha aiutati e non credo che sparare a zero senza vedere e sentire aiuti nessuno tantomeno chi lì ci vive da più di cinquant anni per aver rubato molti anno or sono una busta di broccoli.basta con le chiacchiere.facciamo fatti