di Valerio Renzi, Luciana Cimino, Rita Rapisardi*
Cori fascisti nella sede dell’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia a Parma. Mentre la galassia dell’ultradestra da Roma a Torino prende di mira chi manifesta dissenso a scuola o in piazza
«Ce ne freghiamo della galera camicia nera trionferà! E se non trionfa sarà un macello con il manganello e le bombe a man! Duce! Duce! Duce!». A cantare, si capisce dalle voci, è un gruppo di ragazzi giovani e giovanissimi. Il cellulare che riprende si trova a qualche decina di metri dalla sede di Fratelli d’Italia di Borgo del Parmigianino, a Parma, ma le voci che provengono dall’interno rimbombano tutto intorno. Dalla finestra si vede sventolare una bandiera tricolore, sulla porta, ben visibile, un manifesto elettorale con la foto della premier e la scritta «Meloni».
OGNI VOLTA CHE SI APRE uno spiraglio sulla vita interna di Gioventù nazionale, l’organizzazione erede di Azione giovani, il copione è sempre lo stesso: saluti romani, slogan fascisti, teorie e parole d’ordine appartenenti a un immaginario nostalgico più che a una destra conservatrice e democratica come si vuole presentare Fratelli d’Italia. Dopo l’inchiesta di fanpage.it, che mostrava il doppio volto della gioventù meloniana, tutto lo stato maggiore del partito si è dato da fare per riabilitare l’immagine dell’organizzazione giovanile, dalla premier in giù. Ma ogni volta un nuovo caso riapre la questione della formazione politica, dei simboli e delle mitologie in cui crescono i ragazzi e le ragazze di FdI.
Subito dopo la diffusione del filmato sono iniziate le prese di posizioni politiche. «È molto grave, aspettiamo di sentire una presa di distanza dalla presidente del Consiglio Meloni, o forse tacerà anche questa volta?», ha commentato la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Da Avs è Angelo Bonelli a incalzare, ricordando come Meloni da una parte definisce l’opposizione «peggio di Hamas», mentre se in una «sede del suo partito si cantano cori fascisti, si inneggia al Duce» allora «improvvisamente tace».
DA VIA DELLA SCROFA subito hanno messo le mani avanti. Il primo a parlare è il responsabile nazionale dell’organizzazione Giovanni Donzelli. «Da noi, chi sbaglia paga. A sinistra non so. Gioventù nazionale aveva provveduto a commissariare la federazione di Parma autonomamente e ben prima che il video venisse pubblicato e circolasse sui media. Da noi non c’è spazio per la nostalgia dei totalitarismi», ha spiegato Donzelli, ributtando la palla nel campo della sinistra, accusata di coprire i violenti e i nostalgici della stagione della lotta armata. Sarà, ma intanto il responsabile cittadino di Gioventù nazionale, Jacopo Tagliati, fino a ieri mattina continuava a postare sulla propria pagina social e nulla trapelava sulla sua rimozione dall’incarico (forse per questo la pagina è finita offline).
Alle ultime elezioni comunali Fratelli d’Italia si è presentata da sola, candidando come primo cittadino Priamo Bocchi, senza superare il 7,5% dei consensi. È lui l’uomo forte del partito a Parma. Capogruppo in consiglio comunale, nel 2024 ha conquistato anche un seggio in regione Emilia Romagna, mantenendo il doppio incarico. A pochi mesi dall’elezione ha fatto parlare di sé per alcune dichiarazioni in aula sui femminicidi: «L’uomo ha perso virilità ed è troppo dipendente dalla donna, quando viene respinto va in tilt». E poco tempo dopo, a proposito dell’utilizzo della Ru 486: «Consente l’aborto a domicilio, si consente a una donna di abortire da sola nel bagno di casa, espellendo il feto e tirando lo sciacquone».
Ma a Parma Fratelli d’Italia non è l’unico partito a far parlare di sé per gli inni a Mussolini e le parole sui femminicidi. Nell’ultimo anno anche l’estrema destra neofascista si è riorganizzata. A marzo CasaPound ha rilanciato la sua presenza in città con un grande concerto e successivamente con l’organizzazione di ronde per la sicurezza. Il raduno neofascista aveva mobilitato la reazione della società civile e democratica. A difenderlo, il solito Bocchi, che in una lettera alla Gazzetta di Parma aveva parlato «dell’isterica e anacronistica reazione» dei «gendarmi della libertà e della democrazia».
QUELLO DI MELONI E LA RUSSA è il più novecentesco dei partiti italiani. Il tesseramento, la militanza di sezione e la gavetta nell’organizzazione giovanile fanno parte del cursus honorum che tutti gli attuali parlamentari, ministri, sottosegretari hanno fatto per arrivare dove sono oggi. Eppure la musica, gli slogan, i libri che si leggono, le idee che circolano nelle sezioni giovanili del partito sono sempre gli stessi. Un bagaglio che arriva dritto dagli anni Settanta e che è rimasto fermo. Così è accaduto che l’incongruità tra quello che si professa in pubblico e quello che si fa nel privato della vita della propria comunità politica, non sia più percepito come una contraddizione, ma come un discorso codificato. Il fascismo viene condannato con i giornalisti, mentre fa parte della propria identità in sezione. E tutto si tiene. In serata, un centinaio di persone ha partecipato al presidio indetto dal collettivo Azione Antifascista. Intano la Procura di Parma ha aperto un fascicolo per ora senza indagati e senza ipotesi di reato.
Vietato manifestare dissenso. I raid neofascisti a Roma
Gli ultimi due mesi per la Capitale sono stati impegnativi tra cortei oceanici per la Palestina e un aumento delle aggressioni da parte dei gruppi neofascisti. E le due cose sono collegate.
IL 16 SETTEMBRE scorso un gruppo di ragazzi che stava tornando a casa dopo una manifestazione contro il genocidio a Gaza, è stato assaltato da una decina di estremisti di destra con caschi e coltelli, a via Lanza. Uno dei giovani è stato portato in ospedale con diverse ferite alla testa. Il 3 ottobre un medico dell’istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani viene ricoverato a seguito di un’aggressione subita mentre si allontanava dal flash mob per la Palestina.
Un altro raid ai danni dei manifestanti è avvenuto il 4 ottobre, dopo il corteo che ha portato per le strade di Roma più di un milione di persone in sostegno della Global Sumud Flotilla. Anche in questo caso una decina di «fascisti del terzo millennio» ha fatto irruzione in un bar di via Statuto sfasciando le vetrine a colpi di bastone. I camerati hanno picchiato due ragazzi con la kefiah, lanciato sedie e tavolini e scatenato il panico per diversi minuti, indisturbati. «Durante l’aggressione – ha raccontato una testimone oculare alla stampa – è passata un’auto delle forze dell’ordine, abbiamo tentato di farla fermare ma ha proseguito».
NON È UN CASO che due di questi episodi siano avvenuti nello stesso quartiere, l’Esquilino, che l’estrema destra romana considera roba sua. Lì si trova il palazzo di CasaPound e sempre lì c’è il Carré Monti, uno dei locali aperti a Roma da militanti del Rassemblement national di Le Pen in società con quelli di CasaPound. Con una camminata di pochi minuti si raggiunge il Cutty Sark, ritrovo storico dell’estrema destra capitolina che si autopromuove come «il pub più odiato d’Italia». Entrambi i raid sono stati raccontati come «rappresaglie» dovute a precedenti presunti attacchi di incappucciati, con la consueta narrazione a corollario: «Non è ammissibile che vengano autorizzati cortei antifascisti e dei centri sociali a poche centinaia di metri da via Napoleone III (sede di CasaPound, ndr) – si legge in un articolo pubblicato dalla rivista del gruppo, Il primato nazionale -. È inaccettabile che durante manifestazioni possano verificarsi simili atti di violenza nell’impunità, mentre le indagini vengono paradossalmente indirizzate contro di noi: non ci faremo intimidire».
Lo squadrismo di stampo fascista interviene negli spazi in cui si esprime la conflittualità più evidente con il governo come i cortei pro Pal e le scuole
Davide Conti
«Gli ultimi episodi segnano un salto di qualità – spiega lo storico Davide Conti – siamo in presenza di raid organizzati con caschi e bastoni che hanno uno specifico obiettivo politico». Per il professore, «come nel caso degli attacchi nelle scuole occupate, lo squadrismo di stampo fascista interviene laddove si protesta, negli spazi in cui si esprime la conflittualità più evidente con il governo». «Non hanno bisogno di nessun ordine dall’alto – continua Conti – è un riflesso condizionato che avviene in un clima di tollerabilità. Un’istituzione può condannare una violenza o assistere a questa senza commentare, il che può essere un modo indiretto per legittimarla».
ANCHE QUANTO successo negli istituti capitolini negli ultimi mesi è un indice di questa nuova missione che si sono dati i fascisti del terzo millennio. Il consiglio del municipio XII ha votato una mozione che chiede di «verificare se sussistano rischi per l’incolumità degli studenti di Monteverde», dopo le aggressioni ai licei Caravillani (dove persone della comunità ebraica hanno minacciato, insultato e spintonato alunni e docenti alla fine di un’assemblea sulla Palestina) e Manara, imbrattato a fine settembre da simboli e slogan fascisti. Saluti romani e cori per il duce anche all’istituto tecnico Ruiz, all’Eur.
Mentre il collettivo del liceo Bramante, al Tufello, ha subito due notti di assalto da parte di «una quindicina di ragazzi riconducibili ad ambienti di estrema destra per via dei cori chiaramente neofascisti, gridavano di voler “spaccare tutto”». Gli studenti hanno poi interrotto l’occupazione per «gli attacchi inaccettabili e l’inaccettabile clima di violenza squadrista».
«NON SONO PER minimizzare quello che sta succedendo – ha commentato la presidente di Anpi Roma e Lazio, Marina Pierlorenzi- la modalità e la frequenza con cui si stanno svolgendo atti di intimidazione da parte di formazioni neo fasciste dovrebbero suscitare preoccupazione». Pierlorenzi ha ricordato anche l’aggressione subita il 25 ottobre dal giornalista Alessandro Sahebi mentre era a passeggio con la sua compagna e il suo bambino di pochi mesi, davanti al Teatro Brancaccio.
Sahebi è stato picchiato da tre uomini dopo essersi rifiutato di togliersi la felpa con la scritta «Azione Antifascista». «Mi hanno ripreso a loro volta con il telefono – ha raccontato il giornalista – ho scoperto che è una pratica comune tra i neofascisti di Roma, una forma di intimidazione per far passare il messaggio “sappiamo chi sei, non provare a denunciarci”». Ma lui lo ha fatto: «Le aggressioni fasciste sono sempre di più, è bene osservare con occhio più critico questo fenomeno», ha detto.
La galassia nera di Torino, tra sigle ufficiali e gruppi «ufficiosi»
La galassia di Gioventù nazionale Torino, il gruppo giovanile di Fratelli d’Italia, è variegata. C’è il gruppo “principale” e c’è poi la sezione Gabriele D’Annunzio, quella che si è resa protagonista del volantinaggio al liceo Einstein pochi giorni fa, azione in cui i militanti spintonavano e prendevano a calci gli studenti che si rifiutavano di prendere i volantini «contro la cultura maranza».
Le due realtà, a sentire le dichiarazioni di Raffaele Marascio, consigliere di Fratelli d’Italia della circoscrizione 4, sono una cosa sola, semplicemente la D’Annunzio esiste «all’interno di Gioventù nazionale» Torino. Marascio, che sta preparando la campagna elettorale in vista delle comunali del 2027, risponde per conto del gruppo D’Annunzio, che non ha evidentemente un portavoce, ed è stato sentito dal manifesto sui fatti degli scorsi giorni. Lui per primo ha difeso quanto accaduto ai militanti e ha respinto le ricostruzioni di chi sostiene che sia stato il gruppo di estrema destra a provocare gli studenti. Alcuni membri della spedizione sono stati anche accusati da due minorenni di molestie e palpeggiamenti.
«Accuse totalmente prive di ogni fondamento», ha commentato Marascio.
Eppure, proprio il gruppo “principale” di Gioventù nazionale si era dissociato dall’azione, rilasciando una nota alla stampa in cui si spiegava che a compiere l’azione non erano stati dei tesserati. Davanti all’imbarazzo è meglio prendere le distanze.
Ma è proprio tra le fila di questi movimenti giovanili che militano personaggi che a volte fanno arrossire non poco il partito di Giorgia Meloni. Negli anni di gioventù infatti molti si rendono protagonisti di frasi e azioni dal sapore nostalgico, un passato che diventa problematico al momento delle elezioni. Come è accaduto ad esempio a Enrico Forzese nel 2021, all’epoca legato politicamente a Marascio, candidato da Fratelli d’Italia alle comunali. Forzese è stato estromesso dal partito, dopo che l’Espresso, aveva ricostruito la sua militanza giovanile in Aliud, un gruppo di estrema destra collegato al Fuan. L’ex Fdi sarà poi indagato per aver fondato il gruppo neofascista “Avanguardia Torino”.
Aliud si era reso protagonista di azioni discriminatorie, come la distribuzione, nel 2020, di volantini fuori dall’università per chiedere la creazione di graduatorie distinte tra studenti italiani e stranieri e che l’85% delle borse di studio andasse agli studenti italiani. In un’altra occasione furono trovati degli adesivi del movimento con scritto «Difendi Torino – per la rivoluzione» a fianco di due pietre di inciampo con i nomi due giovani studenti di religione ebraica deportati nei campi di sterminio nazisti.
Da Aliud è uscito anche Maurizio Marrone, oggi assessore regionale piemontese di FdI, noto per le sue posizioni antiabortiste, che nel 2011, appena eletto consigliere comunale del Pdl, finì al centro di un’accesa polemica per aver presenziato durante un raid in un circolo antifa torinese poi cosparso di scritte inneggianti al duce e contro i «partigiani infami».
Nel 2022 anche Augusta Montaruli, in gioventù presidente del Fuan, si era esposta contro le azioni di Aliud, dopo l’ennesimo episodio, definendolo un sottogruppo, ma non collegato ufficialmente al Fuan, eppure le due organizzazioni sono andate a braccetto per anni, alimentandosi l’un con l’altro, tanto da condividere la stessa sede in passato.
Oggi Aliud non esiste più, segno che anche le giovanili cercano di ripulirsi dagli estremisti neofascisti. Ma restano tanti i luoghi, a Torino e non solo, in cui la retorica nostalgica trova spazio e cittadinanza.
*da il manifesto
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