Quando l’ordine mondiale decide di cancellare Kobane

foto tratta da zic.it

Perché l’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico è diventata un bersaglio

Kobane è di nuovo sotto assedio. Non perché la storia si ripeta in modo meccanico, ma perché l’ordine mondiale fatica a tollerare eccezioni troppo a lungo. Quando un’esperienza politica sopravvive, si consolida e dimostra di funzionare, smette di essere un’anomalia folkloristica e diventa una minaccia sistemica. È in questo passaggio che oggi si colloca il destino di Kobane e dell’intera esperienza del Rojava.

La svolta matura all’inizio di gennaio, con gli incontri del 5 e 6 a Parigi tra Siria e Israele, sotto supervisione statunitense. In quelle ore prende forma un nuovo assetto diplomatico regionale: un equilibrio che punta alla “normalizzazione” della Siria e che, per farlo, marginalizza l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est. Le forze curde, fino a ieri alleate decisive contro l’Isis, diventano improvvisamente una variabile da gestire, un ingombro da ridurre.

Nel 2014 la resistenza di Kobane fu il simbolo globale della sconfitta dell’Isis. Una città assediata, difesa da uomini e donne che mostrarono al mondo che il jihadismo poteva essere fermato. Dal 18 gennaio 2026, invece, le forze del nuovo governo centrale siriano hanno lanciato una vasta offensiva contro i territori dell’Amministrazione Autonoma. Non un assalto spettacolare, ma un assedio silenzioso: fatto di pressione militare, isolamento diplomatico e oblio politico internazionale.

È proprio questo silenzio il segnale più chiaro del cambiamento. La rivoluzione confederalista-democratica del Rojava non appare più compatibile con il nuovo assetto regionale. Troppo autonoma, troppo egualitaria, troppo reale. Eppure, anche in queste ore, sta provando ancora una volta a resistere. La sua eventuale sconfitta — se tale sarà — non dimostrerebbe l’assenza di alternative, ma il prezzo che le alternative pagano quando diventano abbastanza concrete da non poter essere ignorate.

Il confederalismo democratico è un tentativo radicale: costruire democrazia oltre lo Stato, in una regione in cui lo Stato ha significato, storicamente, violenza, repressione e prevaricazione. Assemblee di base, autogoverno locale, pluralismo etnico e religioso, centralità della liberazione delle donne. Non è un’utopia astratta: è una pratica quotidiana che mette in discussione il principio stesso su cui si regge l’ordine internazionale, cioè l’idea che non esista politica possibile fuori dallo Stato-nazione.

Ecco perché l’esperimento curdo va cancellato. Non tanto perché sia debole, ma perché è pericoloso nel senso più profondo del termine: dimostra che un altro modello è praticabile. Dal nord-est siriano, Awaz racconta gli attacchi dell’esercito di Damasco e la resistenza curda come una battaglia per l’autogoverno che va oltre ogni frontiera, parlando anche a chi osserva da lontano.

In mezzo alla guerra, però, restano le persone. I sogni, la determinazione delle donne curde sono la prova che, nonostante la devastazione e la disperazione, la luce della speranza può sempre farsi strada. Kobane oggi non è solo una città assediata: è uno specchio che l’ordine mondiale preferirebbe infrangere, perché riflette una domanda troppo scomoda. E cioè se davvero non esistano alternative, o se semplicemente non siamo disposti a pagarne il costo.

Nel frattempo, sabato 24 gennaio 2026 è partita anche dall’Italia la “Carovana dei popoli per difendere l’umanità”, direzione: Rojava, Siria del nord-est. Domenica 25 gennaio è arrivata a Belgrado. L’iniziativa – alla quale partecipano con mezzi propri internazionalisti/e e curdi/e provenienti da tutta Europa – intende raggiungere via terra l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, sotto attacco totale da parte delle milizie jihadiste del governo di Damasco. L’obiettivo è sostenere la Resistenza dei popoli del confederalismo democratico, sotto un duro assedio da settimane, e fare pressione su governi e istituzioni internazionali, finora del tutto silenti davanti ai massacri e alle atrocità compiute in queste settimane dalle bande jihadiste che compongono l’esercito del governo di transizione di Al Jolani/Al Sharaa.

Da Belgrado l’aggiornamento con Lucia compagna italiana partita da Colonia in Germania Ascolta o scarica 

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