Proteste e dissenso sotto attacco in tutta Europa

Union members clash with Turkish anti riot police officers as they march during Labor Day celebrations in Istanbul, Turkey, Wednesday, May 1, 2024. Police in Istanbul used tear gas and fired rubber bullets to disperse thousands of people attempting to break through a barricade and reach the city's main square, Taksim, in defiance of a government ban on celebrating May 1 Labor Day at the landmark location. (AP Photo/Khalil Hamra)

Inquietante rapporto di Amnesty International sulla situazione di 21 paesi membri dell’Unione Europea

di Giansandro Merli da il manifesto

Fino a qualche anno fa le proteste di piazza e le mobilitazioni sociali venivano criminalizzate sulla base di accuse relative ad atti di violenza. Adesso in Europa, dove soffia il vento nero dell’estrema destra e in cui i partiti del centro-sinistra hanno rinnegato la cultura del conflitto, a essere colpite sono anche le mobilitazioni pacifiche. Lo denuncia l’ultimo rapporto di Amnesty International, pubblicato con il titolo: Poco tutelato e troppo ostacolato: lo stato del diritto di protesta in 21 stati europei.

«Le autorità statali stigmatizzano, criminalizzano e reprimono sempre più le persone che manifestano in modo pacifico imponendo restrizioni ingiustificate e punitive e ricorrendo a mezzi sempre più repressivi per soffocare il dissenso», si legge nello studio. «Nella storia, la protesta pacifica ha avuto un ruolo cruciale nel raggiungimento di molti dei diritti e delle libertà che oggi diamo per scontati», avverte Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

L’organizzazione lancia l’allarme perché sviluppi che combinano leggi e politiche repressive a tecnologie di sorveglianza invasive, soprattutto l’applicazione su larga scala del riconoscimento facciale, si registrano contemporaneamente in molti paesi Ue.

Rispetto all’Italia il rapporto sottolinea le cariche nelle città di Pisa e Firenze, dove il 23 febbraio si stavano svolgendo delle manifestazioni pacifiche a sostegno del popolo palestinese, e le norme introdotte contro gli attivisti di Ultima generazione, definiti dal governo «eco-vandali» o in altri casi «eco-terroristi», per inasprire le sanzioni relative a danneggiamento e deturpamento di beni culturali o paesaggistici.

Altra «retorica stigmatizzante», spesso il primo passo per leggi e pratiche di carattere repressivo, è quella usata nel corso degli ultimi mesi contro le mobilitazioni che si oppongono al genocidio a Gaza. «Nel Regno Unito – dice il rapporto – queste manifestazioni sono state descritte come “marce dell’odio” dal ministro degli Interni». In altri paesi sono state associate d’ufficio all’antisemitismo o al sostegno ad Hamas.

 

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