Prosfygika sotto attacco: ad Atene la resistenza di una comunità che non vuole scomparire

Nel cuore di Atene, tra scioperi della fame e mobilitazione internazionale, la storica comunità autogestita sfida il piano di sgombero finanziato dall’UE e rilancia una rete transnazionale di solidarietà

Nel quartiere occupato di Prosfygika, nel centro di Atene, da sedici anni centinaia di persone costruiscono quotidianamente un esperimento sociale che rompe con le logiche dominanti: mutualismo, autogestione, solidarietà concreta, convivenza tra differenze. Un laboratorio vivente, più che un semplice spazio abitativo.

Oggi però questo esperimento è sotto attacco. Lo Stato greco e la Regione dell’Attica hanno approvato un piano di “riqualificazione” da 15 milioni di euro – finanziato con fondi europei e denaro pubblico – che prevede lo sgombero immediato dei circa 400 residenti della comunità. Una popolazione composita: oltre 27 provenienze geografiche, circa 50 bambini, persone anziane, soggetti vulnerabili, pazienti oncologici, persone con problemi di salute fisica e psicologica, individui in percorsi di disintossicazione.

Dietro la retorica della rigenerazione urbana, la comunità legge un processo ben noto: espulsione sociale, distruzione di legami, cancellazione di un’esperienza collettiva che negli anni ha costruito servizi e forme di vita alternative. Non solo case, ma strutture mutualistiche: assistenza sanitaria informale, distribuzione alimentare, spazi educativi, reti di sostegno quotidiano.

Di fronte a questo scenario, Prosfygika ha scelto la resistenza. Non simbolica, ma totale. “Difendere la nostra esistenza fino alla fine” non è uno slogan, ma una linea politica e materiale: il quartiere si prepara a opporsi allo sgombero su più livelli, organizzando difesa, mobilitazione e solidarietà.

Il punto più estremo di questa lotta è rappresentato dallo sciopero della fame fino alla morte intrapreso da Aristotelis Chantzis, arrivato a cento giorni senza risposta dalle istituzioni. A lui si è aggiunta una seconda persona, segnando un’escalation drammatica e al tempo stesso profondamente politica: il corpo come ultimo terreno di conflitto.

Ma la lotta non resta confinata ad Atene. In occasione di questa fase cruciale, una delegazione di internazionalisti ha avviato un viaggio in Italia con un obiettivo chiaro: costruire una rete di solidarietà tra lotte, far conoscere il progetto politico e sociale di Prosfygika, raccogliere fondi a sostegno della comunità.

L’appello è esplicito: ospitare incontri, organizzare iniziative, contribuire a una mobilitazione che si vuole transnazionale. Perché ciò che accade a Prosfygika viene letto non come un conflitto locale, ma come parte di uno scontro più ampio: quello tra modelli di società.

Da una parte, la città come spazio di investimento, controllo e valorizzazione economica. Dall’altra, la città come spazio di vita condivisa, autorganizzazione e solidarietà.

Per questo la comunità definisce l’attacco come qualcosa che va oltre il quartiere: un’offensiva contro forme di vita che sfuggono alla logica del profitto. E, allo stesso tempo, rivendica il proprio ruolo come avamposto di un’altra possibilità.

La partita che si gioca a Prosfygika non riguarda solo chi ci vive. Riguarda il futuro stesso delle città europee — e la possibilità che esistano, ancora, spazi sottratti alla mercificazione e costruiti dal basso.

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